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Aree interne, tra spopolamento e nuove opportunità di sviluppo: servono infrastrutture, investimenti e risorse europee per rafforzare agricoltura e imprese

Le aree interne italiane non sono soltanto territori da difendere dallo spopolamento, ma possono diventare luoghi in cui costruire nuovi percorsi di crescita economica. A patto, però, di cambiare priorità e mettere in campo infrastrutture e risorse adeguate.

È questa la prospettiva indicata dal presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti, intervenuto al Meeting di Rimini nel corso del convegno “L’Italia delle aree interne: declino o sviluppo?”. Un confronto che ha messo al centro una delle questioni strutturali del Paese: come rilanciare le aree lontane dai grandi centri urbani trasformandole da territori fragili a motori di sviluppo.

Non solo montagne: le aree interne riguardano tutta l’Italia

Secondo Giansanti, parlare oggi di aree interne significa andare oltre la tradizionale associazione con i territori montani. Il fenomeno riguarda infatti province e comunità distribuite lungo tutto il Paese, molte delle quali alle prese con una progressiva perdita di popolazione e di servizi.

Ma accanto alle difficoltà esistono realtà che dimostrano come sia ancora possibile fare impresa e competere sui mercati internazionali anche lontano dai principali poli economici.

In alcune di queste aree sono nati e si sono consolidati distretti agricoli e industriali di successo, capaci di valorizzare produzioni e competenze locali e di confrontarsi con l’economia globale.

«In tutte le aree interne del Paese si possono costruire distretti agricoli e industriali», ha sottolineato Giansanti, a condizione che siano presenti le infrastrutture necessarie e che le imprese riescano a ragionare in una prospettiva internazionale, superando una logica esclusivamente territoriale.

Logistica e digitale, la rete che può riaprire i mercati

Il nodo centrale, per il presidente di Confagricoltura, è dunque quello delle infrastrutture. La capacità di collegare i territori, fisicamente e digitalmente, diventa decisiva per consentire alle imprese delle aree interne di accedere ai mercati e utilizzare strumenti produttivi più moderni.

Dalle strade alla connettività: infrastrutture decisive per l’agricoltura

La rete logistica è fondamentale per portare le produzioni sui mercati globali, ma anche la rete digitale assume un ruolo sempre più importante, soprattutto per un settore agricolo chiamato a innovarsi attraverso tecnologie, macchinari e sistemi di gestione avanzati.

La distanza dai grandi centri, quindi, non deve necessariamente tradursi in isolamento economico. Per Giansanti, se le condizioni infrastrutturali vengono migliorate, le aree interne possono diventare parte integrante delle catene del valore nazionali e internazionali.

Agricoltori e territorio, il ruolo della prevenzione

Nel suo intervento Giansanti ha richiamato anche la fragilità del territorio italiano di fronte agli eventi meteorologici estremi. Secondo il presidente di Confagricoltura, circa l’80% della superficie nazionale è esposta a fenomeni di dissesto legati anche all’intensificarsi degli eventi climatici estremi.

In questo scenario, il lavoro degli agricoltori assume una funzione che va oltre la produzione di beni alimentari. La presenza agricola contribuisce infatti alla manutenzione e alla salvaguardia del territorio, soprattutto nelle aree più marginali.

È anche per questo, secondo Giansanti, che il sostegno economico alle aree interne non dovrebbe essere considerato soltanto come una misura assistenziale, ma come un investimento sulla competitività e sulla sicurezza del Paese.

Fondi europei e PAC: «Torniamo a investire nei territori»

La partita si sposta quindi anche sul terreno delle politiche europee. Giansanti ha indicato nel fondo di coesione e nelle risorse dedicate alla competitività strumenti essenziali per sostenere lo sviluppo delle aree interne, insieme alla Politica agricola comune (PAC).

Per Confagricoltura, la PAC deve continuare a essere considerata una vera politica economica, capace di sostenere la competitività delle imprese agricole e, allo stesso tempo, la tenuta sociale e ambientale dei territori.

Il messaggio finale è netto: le aree interne non devono essere considerate soltanto un problema da arginare, ma una risorsa sulla quale tornare a investire. Infrastrutture, innovazione, agricoltura e capacità imprenditoriale possono diventare gli strumenti per contrastare lo spopolamento e costruire nuovi distretti produttivi.

«Torniamo a investire nei territori», è l’appello di Giansanti. Una sfida che riguarda non soltanto le comunità locali, ma la capacità dell’Italia di mantenere competitivo e vivo il proprio tessuto produttivo anche fuori dai grandi centri urbani.

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