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La prima relazione sociale della Commissione europea fotografa un settore della pesca sempre più in difficoltà: tra il 2017 e il 2023 l’occupazione è calata del 15%, diminuisce il numero di giovani pescatori e i salari restano ben al di sotto della media UE

La pesca europea sta attraversando una fase delicata. A certificarlo è la prima Relazione sociale annuale pubblicata dalla Commissione europea sui settori della pesca, dell’acquacoltura e della trasformazione del pesce, un documento che analizza l’evoluzione del lavoro, delle condizioni occupazionali e delle prospettive sociali dell’intera filiera tra il 2017 e il 2023.

Il quadro che emerge è quello di un comparto strategico per l’economia del mare ma sempre più in difficoltà nel trovare nuovi lavoratori e garantire condizioni occupazionali attrattive.

Nel 2023 i tre settori hanno impiegato complessivamente circa 298.831 persone nell’Unione europea. Il 40% lavora nella pesca, il 23% nell’acquacoltura e il restante 37% nell’industria della trasformazione dei prodotti ittici.

L’occupazione nella pesca crolla del 15% in sei anni

L’elemento più preoccupante riguarda il settore della pesca, dove il numero degli occupati è diminuito del 15% tra il 2017 e il 2023.

La riduzione interessa quasi tutti gli Stati membri, con poche eccezioni rappresentate da Belgio, Croazia, Cipro e Slovenia.

Ancora più marcata la contrazione del lavoro a tempo pieno, sceso del 25% nello stesso periodo. Un dato che evidenzia una crescente diffusione di occupazioni stagionali o part-time e che riflette le difficoltà economiche vissute da molte imprese del comparto.

La maggior parte dei pescatori europei continua a operare nella piccola pesca costiera. Oltre la metà degli addetti lavora infatti su imbarcazioni di dimensioni ridotte, che rappresentano anche la quota più numerosa della flotta europea.

L’occupazione resta concentrata soprattutto nei Paesi dell’Europa meridionale, con Grecia, Spagna, Francia, Italia e Portogallo che rappresentano il cuore produttivo del settore.

Sempre meno giovani scelgono il mestiere del pescatore

Il ricambio generazionale è una delle principali emergenze

Uno degli aspetti più critici evidenziati dal rapporto riguarda l’età media dei lavoratori.

In gran parte dei Paesi europei, circa la metà dei pescatori ha un’età compresa tra i 40 e i 64 anni. Parallelamente diminuisce la presenza delle nuove generazioni: la quota di lavoratori under 40 è passata dal 31% del 2017 al 26% del 2023.

Un trend che conferma le difficoltà del settore nell’attrarre giovani e che rischia di compromettere il futuro della pesca europea se non verranno adottate misure in grado di favorire il ricambio generazionale.

Le ragioni sono diverse: redditività limitata, condizioni di lavoro impegnative, stagionalità dell’occupazione e crescente concorrenza internazionale.

Salari sotto la media europea

Un pescatore guadagna meno della metà della media UE

Sul fronte economico, il rapporto evidenzia una situazione altrettanto complessa.

Nel 2023 il costo medio del lavoro per occupato a tempo pieno nel settore della pesca è stato pari a 29.447 euro annui, meno della metà della media europea che si attesta a 61.541 euro.

In 16 dei 22 Paesi costieri dell’Unione europea, inoltre, i compensi risultano inferiori alla media nazionale.

Una differenza che contribuisce a rendere il comparto meno competitivo sul mercato del lavoro e meno attrattivo per le nuove generazioni.

Crescono gli incidenti sul lavoro in mare

Tra i dati che destano maggiore preoccupazione emerge anche l’aumento degli incidenti.

Gli eventi registrati sulle imbarcazioni battenti bandiera europea sono passati da 106 nel 2011 a 663 nel 2023, con una stabilizzazione negli ultimi anni attorno ai 600 casi annui.

La maggior parte degli incidenti riguarda le imbarcazioni più piccole, comprese tra 0 e 12 metri, e quelle di dimensioni medio-grandi tra 24 e 45 metri.

Il dato conferma come la sicurezza sul lavoro resti una delle principali sfide per il settore ittico europeo.

Donne ancora poco rappresentate

Meno del 5% degli occupati è donna

La pesca continua a essere un settore prevalentemente maschile.

Secondo il rapporto, le donne rappresentano meno del 5% dell’occupazione complessiva. Tuttavia il loro contributo risulta spesso sottostimato dalle statistiche ufficiali, soprattutto nelle attività legate alla pesca artigianale, alla raccolta di molluschi e alghe e alle attività di supporto lungo la filiera.

La Commissione europea sottolinea la necessità di migliorare la raccolta dei dati proprio per fotografare in maniera più accurata il ruolo femminile nel comparto.

Acquacoltura e trasformazione del pesce: due pilastri della filiera

Se la pesca mostra segnali di difficoltà, l’acquacoltura continua a rappresentare una componente essenziale per la sicurezza alimentare europea.

Nel 2023 il settore impiegava quasi 68 mila persone. Pur rappresentando meno dell’1% della produzione mondiale, nel 2022 ha garantito il 23% del pesce e dei molluschi consumati nell’Unione europea.

Spagna, Francia, Grecia e Italia producono da sole circa il 64% dell’intero volume europeo.

Anche l’industria della trasformazione del pesce mantiene un peso significativo nell’economia del mare: oltre 110 mila lavoratori impiegati in 3.262 aziende, due terzi delle quali sono microimprese con meno di dieci dipendenti.

Più lavoratori stranieri nelle flotte europee

La relazione segnala inoltre una crescente presenza di lavoratori provenienti da Paesi extra UE e SEE.

Attualmente rappresentano circa il 10% della forza lavoro del settore, con un incremento del 2,2% rispetto al 2017.

La dipendenza da manodopera straniera risulta particolarmente evidente in alcuni Paesi come Spagna, Malta, Belgio, Germania e Lituania, soprattutto nelle flotte d’altura e nelle imbarcazioni di grandi dimensioni.

Il futuro della pesca passa anche dalla sostenibilità sociale

La pubblicazione del primo rapporto sociale segna un passaggio importante per la politica europea della pesca.

Finora il dibattito si è concentrato prevalentemente sugli aspetti ambientali ed economici, mentre il nuovo documento introduce una valutazione sistematica della dimensione sociale del settore.

L’obiettivo della Commissione europea è monitorare periodicamente l’evoluzione delle condizioni di lavoro, dell’occupazione e della sostenibilità sociale della filiera ittica, così da affiancare alle politiche ambientali strumenti in grado di garantire il futuro delle comunità costiere europee.

In un contesto segnato dall’invecchiamento della forza lavoro, dalla riduzione degli occupati e dalla difficoltà ad attrarre giovani talenti, la vera sfida sarà rendere il mestiere del pescatore nuovamente sostenibile, sicuro e competitivo.

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