- 12/01/2026
- Redazione
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AIS rinnova la governance: Davide Del Corno è il nuovo direttore. Sostenibilità, ESG e infrastrutture al centro della sfida 2026
L’Associazione Italiana Infrastrutture Sostenibili (AIS) apre il 2026 con una svolta importante nella sua governance. Dal 7 gennaio, infatti, Davide Del Corno è il nuovo direttore del think tank tecnico-scientifico che riunisce alcuni dei principali protagonisti delle grandi opere infrastrutturali in Italia.
Una nomina che segna l’inizio di una nuova fase per AIS, sempre più orientata a rafforzare il ruolo della sostenibilità – ambientale, sociale e di governance – come pilastro dello sviluppo infrastrutturale del Paese.
Chi è Davide Del Corno, il nuovo direttore di AIS
Foto: Davide Del Corno, Direttore di AIS
Del Corno arriva alla guida operativa dell’Associazione dopo una lunga esperienza come Responsabile Sostenibilità, Strategia e Sviluppo della Fondazione Patrimonio Ca’ Granda, ente creato dall’Ospedale Policlinico di Milano per gestire il più grande patrimonio agroambientale pubblico d’Italia.
Un percorso professionale costruito sul campo, tra gestione del territorio, valorizzazione dei beni collettivi e innovazione sostenibile. La sua formazione passa dall’Università Bocconi, dove ha conseguito la laurea magistrale in Economia e Management delle Amministrazioni Pubbliche e delle Istituzioni Internazionali, e dove ha anche maturato un’esperienza decennale come docente nella formazione digitale delle nuove generazioni.
La sfida: portare i criteri ESG nelle infrastrutture
La missione affidata a Del Corno è chiara: rafforzare l’integrazione dei criteri ESG (Environmental, Social, Governance) nella progettazione, realizzazione e gestione delle infrastrutture. Non solo come insieme di regole tecniche, ma come approccio culturale e valoriale, capace di incidere davvero sulla tutela del territorio e sul benessere delle comunità.
Un cambio di paradigma che punta a rendere la sostenibilità un elemento strutturale delle scelte pubbliche e private, soprattutto in un contesto europeo sempre più orientato a investimenti responsabili e resilienti.
Cos’è AIS e perché conta nel sistema Paese
Guidata dal presidente Lorenzo Orsenigo, AIS riunisce oggi circa 130 soci tra stazioni appaltanti, grandi aziende e operatori del settore. Insieme rappresentano oltre il 2% del PIL nazionale.
Tra i nomi che fanno parte dell’Associazione ci sono Cassa Depositi e Prestiti, Autostrade per l’Italia, Saipem, Ferrovie dello Stato, Snam, Terna, Webuild. Un network che rende AIS un interlocutore chiave nei tavoli dove si decidono le strategie infrastrutturali del Paese.
Dai position paper alle scelte dei decisori
Il lavoro di AIS si sviluppa attraverso gruppi di lavoro altamente specializzati, che producono position paper su temi cruciali per il futuro delle infrastrutture. Documenti che non restano sulla carta, ma che mirano a influenzare il mercato e le istituzioni, proponendo soluzioni tecnologiche, procedurali e normative condivise.
L’obiettivo è chiaro: migliorare la qualità delle opere e dei sistemi infrastrutturali, rendendoli più sostenibili, sicuri e innovativi.
Orsenigo: “Non può esserci sviluppo senza sostenibilità”
«Diamo il benvenuto al neo direttore Del Corno e accogliamo con entusiasmo questa nuova fase», ha dichiarato il presidente Lorenzo Orsenigo. «Grazie alla sua esperienza e alla sua visione strategica guardiamo al 2026 con rinnovata determinazione, affinché sicurezza, sostenibilità e innovazione caratterizzino il sistema infrastrutturale italiano. Perché non può esserci sviluppo senza sostenibilità».
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Una visione olistica per il futuro delle infrastrutture
Alla base dell’azione di AIS c’è una convinzione forte: infrastrutture davvero sostenibili migliorano la qualità della vita e favoriscono la crescita sociale ed economica. Assumere la sostenibilità come paradigma di riferimento – sia per le nuove opere sia per la riqualificazione di quelle esistenti – significa promuovere nuovi modelli di sviluppo e garantire un futuro migliore alle nuove generazioni.
Ma perché questo accada, serve anche una domanda pubblica più consapevole, capace di adeguarsi agli obiettivi europei, e decisori pronti ad agire con coraggio, creando certezze normative e gestionali per attrarre gli investimenti necessari.












































































































































































































































































































































































































































































