- 28/08/2026
- Simone Martino
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Dalle grandi opere alla costruzione di valore condiviso. Al Meeting di Rimini, AIS e TELT hanno messo al centro della discussione il rapporto tra infrastrutture, sostenibilità e persone
Non basta più costruire infrastrutture rispettando tempi, costi e norme. Per affrontare le sfide della transizione sostenibile serve un cambio di prospettiva: mettere la persona al centro e trasformare il rapporto con territori, comunità, imprese e istituzioni in una componente strutturale del progetto.
È questo il filo conduttore emerso mercoledì 26 agosto al Meeting di Rimini, durante la tavola rotonda “La persona al centro delle infrastrutture DEL e PER il futuro”, promossa da TELT Lyon Turin in collaborazione con AIS, Associazione Infrastrutture Sostenibili, al Padiglione del MASE.
Un confronto che ha riportato al centro un tema destinato ad avere un peso sempre maggiore nella realizzazione delle grandi opere: la capacità di coniugare competenze tecniche, sostenibilità ambientale, dimensione economica e ascolto delle comunità.
Dalla burocrazia alla cultura della sostenibilità
Il messaggio emerso dal confronto è netto: la sostenibilità delle infrastrutture non può essere ridotta a un adempimento burocratico. Richiede invece una governance responsabile, trasparente e aperta all’ascolto, capace di affiancare alle competenze ingegneristiche anche quelle umanistiche e sociali.
A chiudere i lavori è stato Lorenzo Orsenigo, presidente di AIS, che ha ricondotto il dibattito alla missione dell’associazione: accelerare la transizione verso un modello di infrastrutture più sostenibile, attraverso il coinvolgimento dell’intera filiera.
Orsenigo ha ricordato anche le origini di AIS, nata nel giugno 2020, nel pieno della crisi pandemica, con quattro soci fondatori e arrivata oggi a riunire circa 150 tra i principali operatori della filiera infrastrutturale italiana, espressione di oltre il 3% del Pil nazionale.
Un percorso che, nelle parole del presidente, richiama il messaggio rivolto da Papa Leone al Meeting 2026 sulla necessità di essere “pionieri coraggiosi” in un momento segnato da nuove responsabilità.
Stakeholder engagement, perché il dialogo può ridurre tempi e conflitti
Uno dei punti centrali dell’intervento di AIS ha riguardato lo stakeholder engagement, cioè il coinvolgimento strutturato dei portatori di interesse nei processi decisionali e nella realizzazione delle infrastrutture.
Un tema al quale l’associazione ha dedicato il Position Paper #6, “Stakeholder Engagement e infrastrutture sostenibili”, con l’obiettivo di definire un approccio capace di migliorare relazioni e governance dei progetti.
L’idea di fondo è che il confronto con gli stakeholder non rappresenti soltanto un passaggio formale, ma possa diventare uno strumento concreto per prevenire conflitti, ridurre ritardi e contenere i costi.
“La corretta gestione dello Stakeholder Engagement è essenziale per affrontare le complesse sfide legate alle infrastrutture in modo efficiente e lungimirante”, ha sottolineato Orsenigo.
Secondo il presidente di AIS, il coinvolgimento di stazioni appaltanti e imprese può contribuire a migliorare la qualità delle relazioni e la governance dei progetti, con ricadute anche sui tempi e sui costi di realizzazione.
L’obiettivo finale è andare oltre la singola opera: un’infrastruttura sostenibile dovrebbe generare valore economico e sociale anche per il territorio che la ospita.
Torino-Lione come laboratorio per le infrastrutture del futuro
In questo quadro, la Torino-Lione è stata indicata da AIS come un caso particolarmente significativo.
La complessità dell’opera, le dimensioni dei cantieri e il loro carattere strategico nazionale ne fanno, secondo Orsenigo, un vero e proprio banco di prova per sperimentare un diverso paradigma della sostenibilità.
Non più soltanto la logica dell’impatto da minimizzare, ma quella del valore da generare.
È una trasformazione che riguarda l’intero ciclo di vita delle infrastrutture: dalla progettazione alla costruzione, dalla gestione dei cantieri al rapporto con le comunità locali.
In questo scenario, il coinvolgimento degli stakeholder diventa una leva per creare le condizioni necessarie ad attrarre e attivare investimenti sostenibili e, allo stesso tempo, per favorire uno sviluppo capace di produrre benefici nel lungo periodo.
Sicurezza, cantieri sostenibili e nuovi strumenti per la filiera
Durante il panel sono stati presentati anche altri due documenti elaborati da AIS per fornire a committenze, imprese e istituzioni una sorta di “cassetta degli attrezzi” operativa sulla sostenibilità.
Il primo è il Position Paper #9 sulla sicurezza sul lavoro, dedicato all’evoluzione della cultura della sicurezza attraverso strumenti digitali, partecipazione e sostenibilità nei cantieri.
Il secondo è il Position Paper #5 “Il Cantiere Sostenibile”, dedicato alla misurazione oggettiva dei criteri di sostenibilità nei bandi e nella fase di esecuzione dei lavori.
Un percorso che, a inizio 2025, ha portato alla UNI PdR 172, divenuta riferimento per la misurazione della sostenibilità dei cantieri.
La sostenibilità entra nella valutazione delle opere
Tra i risultati rivendicati da AIS nel corso dell’incontro c’è anche l’introduzione della relazione di sostenibilità dell’opera nel nuovo Codice dei Contratti Pubblici, il D.Lgs. 36/2023.
L’obiettivo è fare della sostenibilità non un elemento accessorio, ma un parametro strutturale e misurabile nella valutazione e nella realizzazione delle opere pubbliche.
È un passaggio che riflette una trasformazione più ampia: la sostenibilità delle infrastrutture viene sempre più considerata come un tema che coinvolge contemporaneamente ambiente, economia, sicurezza, territorio e consenso sociale.
Il confronto tra imprese, istituzioni e mondo accademico
La tavola rotonda è stata coordinata da Manuela Rocca, Direttore Generale Aggiunto di TELT, e ha riunito competenze diverse della filiera.
Al confronto hanno partecipato i soci AIS Giuseppe Amaro, fondatore e direttore tecnico di GAe Engineering Srl, e Patrizia Vianello, fondatrice e dirigente di Ambiente SpA.
A completare il panel è stato il contributo scientifico di Edoardo Favari, docente del Dipartimento di Ingegneria Gestionale del Politecnico di Milano.
La direzione indicata dal confronto di Rimini è dunque quella di un’infrastruttura che non si misura soltanto in chilometri di strada, metri di galleria o milioni di euro investiti. La vera sfida è costruire opere capaci di produrre valore, consenso e sviluppo duraturo, mettendo le persone e i territori al centro del processo.

































































































































































































































































































































































































































































