- 15/07/2026
- Simone Martino
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Il segretario generale di Coldiretti interviene alla Global Nobel Laureates Assembly di Castel Gandolfo e avverte: il vero rischio dell’intelligenza artificiale non è la tecnologia, ma la concentrazione del potere nelle mani di pochi soggetti che controllano dati, algoritmi e filiere alimentari
Si può parlare di intelligenza artificiale senza fermarsi agli aspetti tecnologici? Per Vincenzo Gesmundo, segretario generale di Coldiretti, la risposta è sì. Ma il vero nodo non riguarda gli algoritmi in sé, bensì il potere che essi rischiano di concentrare nelle mani di pochi.
È questo il messaggio portato oggi alla Global Nobel Laureates Assembly on Artificial Intelligence and Nuclear War, l’incontro internazionale ospitato al Borgo Laudato Si’ di Castel Gandolfo che ha riunito Premi Nobel, capi di Stato, rappresentanti del mondo scientifico, istituzionale e religioso con l’obiettivo di definire una governance globale dell’intelligenza artificiale.
L’assemblea è impegnata nella stesura della Rome Declaration on an Unarmed and Disarming Peace in the Age of Artificial Intelligence, documento destinato a indicare principi condivisi per affrontare le sfide poste dalle nuove tecnologie.
“Il problema non è essere favorevoli o contrari all’IA”
Intervenendo nella sessione dedicata al rapporto tra intelligenza artificiale, democrazia ed economia, Gesmundo ha spostato il dibattito dal piano tecnologico a quello politico. “Il tema non è essere pro o contro l’intelligenza artificiale, ma scongiurare il rischio del suprematismo tecnologico.”
Secondo il segretario generale di Coldiretti, la vera domanda riguarda il controllo delle infrastrutture strategiche.
Se pochi soggetti arrivassero a gestire contemporaneamente algoritmi, dati, cloud, biotecnologie e sistemi produttivi, potrebbero influenzare anche le filiere agroalimentari, le sementi, i mercati e, di conseguenza, la vita quotidiana di milioni di persone.
L’intelligenza artificiale e la sicurezza alimentare
Uno dei passaggi centrali dell’intervento riguarda il legame tra tecnologia e sicurezza nazionale.
Per Gesmundo, oggi la sicurezza alimentare rappresenta una componente strategica al pari dell’energia o delle infrastrutture digitali. “Il problema non è soltanto l’arma autonoma, ma chi governa sistemi strategici che incidono sulla vita delle persone.”
Da qui la domanda posta all’assemblea internazionale: l’intelligenza artificiale resterà uno strumento al servizio dell’uomo oppure diventerà un nuovo fattore di concentrazione del potere economico e politico?
Una riflessione che collega direttamente tecnologia, democrazia e diritto al cibo.
La “cultura del limite” come risposta al dominio tecnologico
Nel suo intervento, Gesmundo ha richiamato quello che definisce il patrimonio culturale del mondo agricolo: la consapevolezza del limite.
Chi lavora la terra, ha spiegato, conosce il valore dell’equilibrio e sa che non tutto può essere sostituito o replicato artificialmente.
Secondo questa visione, la natura non può essere completamente subordinata agli algoritmi e la tecnologia deve restare uno strumento al servizio dell’uomo, senza trasformarsi in un meccanismo di controllo economico e sociale.
Da Chaplin a Papa Leone XIV: il filo conduttore del discorso
L’intervento si è aperto con una citazione del celebre monologo finale de Il grande dittatore di Charlie Chaplin, richiamando il bisogno di umanità in un’epoca dominata dalle macchine.
Successivamente Gesmundo ha fatto riferimento all’enciclica di Papa Leone XIV, soffermandosi sul valore della memoria storica, della pace e del ruolo dei corpi intermedi come strumenti di partecipazione democratica.
Secondo il segretario generale di Coldiretti, il rischio dell’attuale fase storica è quello di normalizzare la guerra e affidare decisioni sempre più rilevanti a sistemi governati da pochi grandi attori tecnologici.
Il cibo come infrastruttura della democrazia
Nel finale del suo intervento, Gesmundo ha riportato il dibattito sulla dimensione più concreta della vita quotidiana: il cibo. Mangiare insieme, ha osservato, rappresenta uno degli ultimi spazi autentici di relazione umana, lontano dalla mediazione degli algoritmi.
Per questo la tutela delle produzioni agricole, delle filiere locali e della sovranità alimentare assume anche un significato politico e democratico.
Attraverso esperienze come i mercati a chilometro zero e la rete internazionale della World Farmers Markets Coalition, Coldiretti propone un modello di cooperazione fondato sulle comunità locali e sulle relazioni dirette tra produttori e cittadini.
L’appello finale: governare la transizione senza consegnare il futuro ai monopoli
Nel passaggio conclusivo, Gesmundo ha ribadito che le grandi trasformazioni tecnologiche non possono essere guidate esclusivamente dalla tecnica o dagli interessi economici.
La sfida dell’intelligenza artificiale, ha spiegato, riguarda soprattutto la capacità delle istituzioni di evitare nuove concentrazioni di potere e garantire che innovazione, democrazia e tutela dell’uomo procedano insieme.
Per Coldiretti, custodire la terra significa ancora oggi custodire la libertà delle persone.















































































































































































































































































































































































































