- 22/05/2026
- Redazione
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L’Ue vara la strategia sull’acqua: Italia sotto pressione tra sprechi, reti obsolete, concessioni ferme e siccità crescente.
L’acqua non è più soltanto una questione ambientale. Per Bruxelles è ormai una priorità economica, industriale e geopolitica. E’ quanto evidenzia l’ultimo position paper di Laboratorio Ref Ricerche: Strategia europea per la resilienza idrica: gli ingredienti di un cambio di prospettiva.
Con la nuova Water Resilience Strategy adottata il 5 giugno 2025, la Commissione europea cambia approccio e porta la gestione idrica al centro delle politiche su sicurezza, competitività e coesione territoriale.
Il messaggio è chiaro: l’emergenza climatica e la crescente scarsità della risorsa impongono un cambio di paradigma immediato. L’obiettivo non è creare nuove norme, ma rafforzare quelle esistenti, accelerando investimenti, controlli e strumenti di governance.
La strategia europea punta su tre direttrici fondamentali: proteggere il ciclo naturale dell’acqua, ridurre sprechi e consumi attraverso efficienza e riuso, e garantire accesso universale a servizi idrici sicuri e sostenibili.
La vera sfida: trasformare le promesse in investimenti reali
Sul piano politico la diagnosi è condivisa da tutti gli operatori europei del settore. Più complessa, invece, appare la traduzione concreta delle misure.
Le associazioni delle utility idriche e gli operatori pubblici hanno accolto positivamente il nuovo quadro europeo, ma chiedono obiettivi quantitativi chiari, fondi strutturali e regole più incisive contro inquinamento e prelievi illegali.
Tra i temi più discussi emerge quello dei PFAS, le sostanze chimiche persistenti considerate tra i principali rischi ambientali per le acque europee. Diverse organizzazioni chiedono di rafforzare il principio “chi inquina paga” e di vietare progressivamente queste sostanze.
Un altro asse strategico riguarda la digitalizzazione: intelligenza artificiale, sensori intelligenti, cybersecurity e digital twin vengono indicati come strumenti essenziali per monitorare consumi, perdite e resilienza delle reti.
L’Italia parte avvantaggiata, ma paga ritardi strutturali
Nel quadro europeo, l’Italia presenta una situazione contraddittoria. Da un lato dispone di alcune esperienze avanzate di regolazione; dall’altro continua a scontare ritardi cronici su infrastrutture, concessioni e monitoraggio dei consumi.
ARERA ha già introdotto un indicatore specifico di resilienza idrica, denominato “M0”, che misura l’equilibrio tra disponibilità d’acqua e fabbisogni del sistema. Uno strumento che potrebbe diventare un modello anche a livello europeo.
Ma i problemi strutturali restano enormi: reti obsolete, dispersione idrica elevata, frammentazione gestionale e investimenti insufficienti rendono il sistema vulnerabile proprio mentre siccità e cambiamenti climatici aumentano pressione e conflitti sull’uso dell’acqua.
Il nodo esplosivo delle concessioni idriche
Uno dei fronti più delicati riguarda le concessioni di derivazione delle acque pubbliche, spesso ferme a modelli costruiti decenni fa e ormai incompatibili con la nuova realtà climatica.
Nel gennaio 2026 la Commissione europea ha aperto una procedura di infrazione contro l’Italia contestando l’assenza di controlli periodici e la mancata revisione dei permessi di prelievo, alcuni validi fino a quarant’anni.
Il rischio è concreto: concessioni pensate in un’epoca di abbondanza idrica oggi potrebbero non essere più sostenibili.
La strategia europea spinge verso un modello “multiuso”, in cui invasi e derivazioni vengano gestiti integrando utilizzi potabili, agricoli, industriali ed energetici, dando priorità alla sicurezza dell’approvvigionamento civile.
Prezzi troppo bassi e sprechi: il grande tabù dell’acqua italiana
Uno dei passaggi più delicati riguarda il prezzo dell’acqua. Secondo Bruxelles, le tariffe devono riflettere il reale valore ambientale della risorsa e incentivare consumi più efficienti. In Italia, però, questo principio resta applicato solo in parte, soprattutto nel settore agricolo.
Il risultato è un sistema dove i segnali economici non spingono al risparmio e dove spesso manca perfino una misurazione accurata dei consumi reali. I prelievi abusivi sono difficili da quantificare e il principio “chi inquina paga” rimane debole.
“La scarsità dell’acqua continua a essere sottovalutata anche economicamente”, è il nodo che attraversa tutta la strategia europea.
Riuso delle acque reflue: occasione decisiva ancora frenata
Tra le priorità indicate da Bruxelles c’è il riuso delle acque reflue depurate, considerato fondamentale per alleggerire la pressione sulle fonti tradizionali.
L’Italia ha avviato alcune riforme importanti: ARERA ha inserito il riuso nel servizio idrico integrato e il nuovo metodo tariffario MTI-4 prevede incentivi per i gestori che investono nel settore.
Ma il sistema resta incompleto. Senza una tariffa specifica per chi utilizza acqua riusata, il rischio è che i costi ricadano interamente sugli utenti del servizio idrico ordinario.
A frenare il decollo del riuso restano inoltre burocrazia, regole disomogenee e carenze infrastrutturali.
Contatori obsoleti e reti frammentate: il ritardo che pesa
La strategia europea insiste su un punto chiave: senza dati affidabili è impossibile costruire una vera politica di efficienza idrica.
E qui l’Italia mostra una delle sue debolezze più evidenti. Gran parte dei contatori è ancora obsoleta, mentre la diffusione degli smart meter procede lentamente e in modo disomogeneo.
Il problema riguarda anche milioni di utenti condominiali privi di contatori individuali, che spesso non possono misurare i propri consumi reali.
Secondo gli esperti, senza una riforma strutturale della misurazione qualsiasi strategia contro sprechi e dispersioni rischia di rimanere inefficace.
La sfida dell’acqua deciderà economia, sicurezza e territorio
La Water Resilience Strategy rappresenta probabilmente il più importante cambio di prospettiva europeo sulla gestione dell’acqua degli ultimi decenni.
Per l’Italia, però, il tempo delle analisi sembra finito. Siccità, crisi climatica e infrastrutture fragili stanno trasformando la gestione idrica in una questione di sicurezza nazionale.
La vera partita si giocherà ora sulla capacità di trasformare programmi, fondi e strategie in cantieri, reti moderne, governance efficiente e consumi più sostenibili.
Perché il rischio, sempre meno teorico, è che l’acqua diventi la prima grande emergenza economica e sociale dell’Europa mediterranea.



























































































































































































































































































































































































































































