- 22/05/2026
- Redazione
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Gli edifici producono il 37% delle emissioni globali: il nuovo rapporto ONU avverte, la transizione green è troppo lenta
La corsa globale verso edifici più sostenibili sta rallentando proprio mentre il settore edilizio diventa uno dei principali motori della crisi climatica. Case, uffici, scuole e ospedali continuano infatti a consumare enormi quantità di energia e a generare emissioni record di CO₂, mentre la transizione green non riesce a tenere il passo con il boom delle nuove costruzioni.
È il quadro che emerge dal nuovo Global Status Report for Buildings and Construction 2025-2026, pubblicato dal Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP) insieme alla Global Alliance for Buildings and Construction (GlobalABC). Il rapporto lancia un allarme preciso: senza una forte accelerazione degli investimenti e delle politiche pubbliche, il settore edilizio rischia di compromettere gli obiettivi climatici globali fissati per il 2050.
Emissioni in aumento nonostante gli edifici più efficienti
Secondo il rapporto, nel 2024 le emissioni operative degli edifici sono aumentate dell’1%, raggiungendo quota 9,9 gigatonnellate di CO₂. Un dato che fotografa un paradosso ormai evidente: gli edifici diventano più efficienti dal punto di vista energetico, ma il numero crescente di nuove costruzioni annulla gran parte dei progressi ottenuti.
Dal 2015 l’intensità energetica globale degli edifici — cioè il consumo medio di energia per metro quadrato — è diminuita dell’8,5%. Anche le certificazioni di edilizia sostenibile sono quasi triplicate negli ultimi dieci anni. Tuttavia, la crescita urbana e immobiliare continua a essere troppo rapida.
Ogni giorno, nel mondo, vengono costruiti circa 12,7 milioni di metri quadrati di nuovi edifici: praticamente l’equivalente di un’intera città come Parigi aggiunta ogni settimana.
Nel 2024 la superficie edificata globale è aumentata dell’1,7%, raggiungendo i 273 miliardi di metri quadrati. Una crescita trainata soprattutto dalle economie emergenti, in particolare India e Sud-est asiatico.
Il settore edilizio pesa quasi metà delle emissioni legate ai materiali
Il rapporto evidenzia numeri che spiegano perché il comparto edilizio sia oggi centrale nella lotta al cambiamento climatico. Il settore delle costruzioni rappresenta:
I numeri chiave del settore edilizio globale
Il peso del settore edilizio sull’ambiente globale continua a essere enorme. Oggi costruzioni e immobili rappresentano quasi la metà dell’estrazione mondiale di materiali, generano il 37% delle emissioni globali di gas serra e assorbono il 28% dell’energia consumata nel pianeta. Numeri che spiegano perché la transizione ecologica dell’edilizia sia considerata una delle sfide decisive nella lotta al cambiamento climatico.
A rallentare il percorso verso edifici a basse emissioni è soprattutto la forte dipendenza dai combustibili fossili, ancora largamente utilizzati per riscaldamento, raffrescamento e produzione energetica.
Anche la diffusione delle rinnovabili procede troppo lentamente: nel 2024 le fonti pulite hanno coperto soltanto il 17,3% del fabbisogno energetico globale degli edifici, una percentuale giudicata insufficiente per raggiungere gli obiettivi climatici fissati a livello internazionale.
“Gli edifici possono aggravare o ridurre la crisi climatica”
Secondo Inger Andersen, direttrice esecutiva dell’UNEP, il tema riguarda direttamente la qualità della vita delle persone oltre che la sostenibilità ambientale. “Dalle case alle scuole, dagli ospedali ai luoghi di lavoro, gli edifici svolgono un ruolo fondamentale nelle nostre vite. Possono consolidare i rischi climatici oppure offrire condizioni di vita più sicure, sane e accessibili”.
Il rapporto sottolinea infatti come l’efficienza energetica degli edifici non sia soltanto una misura ambientale, ma anche economica e sociale. Ridurre i consumi significa abbassare le bollette energetiche, migliorare il comfort abitativo e rendere le città più resilienti alle ondate di calore e agli eventi climatici estremi.
Un aspetto particolarmente delicato in una fase storica segnata contemporaneamente da crisi abitativa, aumento dei costi energetici e inflazione globale.
Servono 5,9 trilioni di dollari entro il 2030
L’ONU avverte che i progressi registrati fino al 2020 hanno subito un netto rallentamento negli ultimi anni. Per riportare il settore su una traiettoria compatibile con le emissioni zero entro il 2050, saranno necessari investimenti enormi.
Secondo il rapporto, entro il 2030 serviranno 5,9 trilioni di dollari destinati all’efficienza energetica degli edifici, pari a circa 592 miliardi di dollari all’anno.
Nel 2024 gli investimenti globali si sono fermati a 275 miliardi di dollari, meno della metà di quanto sarebbe necessario.
I Paesi che stanno accelerando sulla transizione green
Nonostante il rallentamento globale, il rapporto segnala alcuni esempi virtuosi.
Le esperienze considerate più avanzate
- l’Unione Europea ha introdotto norme più severe sulle emissioni degli edifici;
- Giappone e Svizzera hanno migliorato le performance energetiche del patrimonio immobiliare;
- Australia, Germania, India e Pakistan stanno aumentando l’uso di energie rinnovabili negli edifici;
- California, Kenya, Singapore e Giappone hanno aggiornato i codici energetici per le nuove costruzioni;
- Cina, India e Colombia stanno espandendo le certificazioni per gli edifici verdi.
Anche diversi Paesi emergenti, tra cui Bangladesh, Indonesia, Ghana e Senegal, hanno avviato roadmap nazionali per accelerare la trasformazione del settore edilizio.
La sfida delle città del futuro
Secondo gli esperti ONU, la finestra temporale per intervenire resta aperta ma si sta restringendo rapidamente. Da qui al 2050, circa metà degli edifici che esisteranno nel mondo devono ancora essere costruiti o ristrutturati.
La vera partita climatica si giocherà quindi nelle città del futuro: edifici più efficienti, materiali meno inquinanti, energie rinnovabili diffuse e nuove politiche pubbliche saranno decisive non solo per ridurre le emissioni, ma anche per garantire abitazioni accessibili e sostenibili a milioni di persone.




























































































































































































































































































































































































































