- 07/07/2026
- Redazione
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Le crociere pagano meno tasse degli hotel nonostante un forte impatto ambientale. Uno studio T&E stima costi fino a 1,3 miliardi di euro e propone un ticket di 15 euro per passeggero
Una vacanza in crociera continua a beneficiare di un trattamento fiscale molto più favorevole rispetto a un soggiorno in hotel, nonostante un impatto ambientale decisamente superiore.
È la conclusione dello studio pubblicato da Transport & Environment (T&E), che chiede una revisione delle regole fiscali europee e nazionali per riequilibrare i costi sociali prodotti dal settore.
Secondo l’analisi, nei principali Paesi del Mediterraneo occidentale – Italia, Francia e Spagna – una notte trascorsa su una nave da crociera viene tassata mediamente il 12% del prezzo pagato dal passeggero, mentre chi soggiorna in un hotel versa circa il 23%. In pratica, il carico fiscale per le crociere è inferiore di circa il 40%.
Perché le crociere pagano meno tasse degli hotel
Alla base della disparità c’è un aspetto normativo. Le navi da crociera vengono infatti considerate, dal punto di vista fiscale, mezzi di trasporto marittimo e non strutture ricettive.
Una classificazione che consente al comparto di beneficiare delle stesse agevolazioni previste per il trasporto navale, comprese l’esenzione dall’IVA in diversi casi e dalle accise sui carburanti.
Secondo Carlo Tritto, Sustainable Fuels Manager di T&E Italia, questo sistema non rispecchia più la realtà del mercato.
«Le crociere non rappresentano un trasporto essenziale come quello merci. Nella maggior parte dei casi la nave è essa stessa la destinazione turistica, con servizi, intrattenimento e alloggi. Continuare a garantire gli stessi benefici fiscali significa scaricare sulle città costi ambientali che oggi non vengono compensati», sottolinea l’organizzazione.

Navi sempre più grandi e sempre più inquinanti
Lo studio evidenzia come il settore crocieristico sia tra quelli con la maggiore impronta climatica dell’intero comparto marittimo.
Le moderne navi da crociera, sempre più grandi e capaci di trasportare migliaia di passeggeri, producono elevate quantità di anidride carbonica e continuano spesso a mantenere accesi i motori anche durante la permanenza nei porti.
Oltre alla CO₂ vengono emessi ossidi di azoto, ossidi di zolfo e polveri sottili, sostanze considerate tra le principali responsabili dell’inquinamento atmosferico nelle città costiere e dei rischi per la salute pubblica.
In Italia il conto ambientale sfiora i 500 milioni di euro ogni anno
L’analisi di T&E prova anche a quantificare il costo economico delle emissioni prodotte dal comparto.
Nel solo 2025, in Italia, il costo sociale e ambientale delle crociere viene stimato in circa 500 milioni di euro, dei quali: 389 milioni legati agli effetti delle emissioni di CO₂ sul clima e 114 milioni attribuibili all’inquinamento atmosferico locale.
Anche gli altri grandi Paesi mediterranei registrano cifre rilevanti. In Francia il costo viene stimato intorno ai 190 milioni di euro, mentre in Spagna raggiunge circa 610 milioni.
Complessivamente, il peso economico delle emissioni generate dalle crociere in Italia, Francia e Spagna oscilla tra 790 milioni e 1,3 miliardi di euro ogni anno.
Secondo T&E, questi costi risultano oggi soltanto parzialmente compensati dal sistema europeo ETS per lo scambio delle quote di emissione, mentre non esiste alcuna imposta specifica a livello europeo che copra i danni provocati dall’inquinamento atmosferico.
La proposta: un ticket da 15 euro per ogni passeggero
Per ridurre il divario tra costi reali e tassazione effettiva, T&E propone l’introduzione di una tassa nazionale sui biglietti delle crociere.
Secondo le simulazioni elaborate dall’organizzazione, un contributo di 15 euro per passeggero e per ogni scalo permetterebbe di raccogliere circa 335 milioni di euro all’anno nei tre principali mercati del Mediterraneo: Italia, Francia e Spagna.
Le risorse potrebbero essere destinate alla tutela degli ecosistemi costieri, al finanziamento di infrastrutture verdi e soprattutto all’elettrificazione delle banchine portuali, consentendo alle navi di spegnere i motori durante la sosta.
Dalla Grecia a Venezia: cresce il fronte delle restrizioni
L’idea di una tassazione dedicata non rappresenta una novità assoluta. Attualmente la Grecia è l’unico Paese europeo ad aver introdotto un’imposta nazionale sulle crociere, con importi variabili tra 5 e 20 euro in base alla stagione.
Anche diverse città stanno adottando misure per contenere l’impatto del turismo crocieristico. Amsterdam, Barcellona e Dubrovnik hanno introdotto contributi o limitazioni agli sbarchi, mentre Venezia ha scelto una strada ancora più netta, vietando il passaggio delle grandi navi nel bacino storico.
Non solo tasse: servono regole più severe
Secondo T&E, un ticket sui passeggeri rappresenterebbe soltanto il primo passo. L’organizzazione propone anche di allineare l’IVA delle crociere a quella applicata al turismo alberghiero, rafforzare le norme europee sui combustibili sostenibili previste dal regolamento FuelEU Maritime e introdurre limiti più stringenti all’efficienza energetica delle flotte.
Tra le possibili misure viene indicata anche la definizione di un tetto massimo al numero di scali giornalieri o annuali nei porti maggiormente esposti al fenomeno dell’overtourism.
Per il settore delle crociere, quindi, si apre un nuovo fronte nel dibattito europeo sulla sostenibilità del turismo: quello della fiscalità, destinato a diventare uno dei temi centrali nei prossimi anni.




















































































































































































































































































































































































