- 25/08/2026
- Redazione
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Nuovo record per gli oceani: la temperatura media globale della superficie del mare raggiunge 21,1 °C, superando il precedente primato del 2024
Un nuovo record racconta quanto stia cambiando il clima degli oceani. Il 22 agosto la temperatura media giornaliera della superficie del mare a livello globale ha raggiunto 21,1 °C, il valore più alto mai registrato nella serie di dati del programma europeo Copernicus, che parte dal 1979.
Il dato, elaborato attraverso la rianalisi ERA5 del Copernicus Climate Change Service (C3S), supera il precedente primato di 21,09 °C, raggiunto nel marzo 2024.
Un solo giorno, spiegano gli scienziati, non basta per descrivere l’andamento del clima. Ma il record si inserisce in una tendenza di lungo periodo ormai evidente: gli oceani continuano a riscaldarsi e il calore accumulato nel sistema climatico sta raggiungendo livelli sempre più elevati.

La temperatura giornaliera della superficie del mare (°C) ha registrato una media rispetto all’oceano globale extra-polare (60 ° S-60 ° N) per 2024 (giallo), 2025 (arancione) e 2026 (rosso). Tutti gli altri anni tra il 1979 e il 2023 sono mostrati con linee grigie. La media giornaliera per il periodo di riferimento 1991-2020 è mostrata con una linea grigia tratteggiata. Fonte dati: ERA5. Credito: C3S/ECMWF.
Il dato che sorprende: il record arriva ad agosto
A rendere particolarmente significativo il nuovo primato non è soltanto il valore raggiunto, ma anche il periodo dell’anno in cui è stato registrato.
Le temperature globali della superficie del mare tendono infatti a raggiungere i valori più elevati tra marzo e aprile, dopo l’estate dell’emisfero australe. Il nuovo record è invece arrivato in agosto, superando anche il precedente massimo per questo mese: 20,98 °C, registrato nel 2023.
Il dato si aggiunge a una serie di temperature mensili da record o prossime ai record osservate nel 2026 nell’oceano extra-polare, compreso tra 60 gradi di latitudine sud e 60 gradi di latitudine nord.
Il quadro complessivo è quindi quello di un oceano che continua a conservare e accumulare una quantità eccezionale di calore.
El Niño aggiunge ulteriore calore a un oceano già surriscaldato
A complicare ulteriormente la situazione c’è El Niño, il fenomeno climatico che interessa soprattutto il Pacifico tropicale e che si sta sviluppando con forza.
Secondo l’Organizzazione meteorologica mondiale, l’evento dovrebbe intensificarsi nei prossimi mesi. Le previsioni stagionali del sistema Copernicus indicano inoltre la possibilità che raggiunga livelli che non si osservano da diversi decenni.
El Niño, tuttavia, non spiega da solo il nuovo record. Il fenomeno si innesta su un oceano che si è già riscaldato progressivamente nel corso degli ultimi decenni a causa del cambiamento climatico provocato dalle attività umane.
Come sottolineato da Samantha Burgess, leader strategico per il clima presso ECMWF, il nuovo primato rappresenta un ulteriore segnale dello stress crescente a cui è sottoposto il sistema oceanico.
Le ondate di calore marine sono già aumentate
Una delle conseguenze più evidenti del riscaldamento degli oceani è l’aumento delle ondate di calore marine.
Secondo Copernicus, il numero di giorni caratterizzati da ondate di calore marine a livello globale è più che triplicato rispetto ai primi anni Novanta. Un fenomeno che mette sotto pressione ecosistemi e comunità che dipendono direttamente dalla salute del mare.
Perché un oceano più caldo è un problema per il clima
Gli oceani non sono soltanto vittime del cambiamento climatico: svolgono anche un ruolo fondamentale nella sua evoluzione.
Un mare più caldo si espande e contribuisce così all’innalzamento del livello del mare, aumentando i rischi per le aree costiere e per gli Stati insulari più vulnerabili.
L’aumento delle temperature può inoltre compromettere ecosistemi particolarmente delicati, dalle barriere coralline alle praterie di fanerogame marine. La loro degradazione può avere ripercussioni sull’intera catena alimentare e su attività economiche come pesca e acquacoltura.
Più calore significa anche più energia per l’atmosfera
C’è poi un altro effetto meno immediato ma cruciale. Un oceano più caldo può trasferire maggiore quantità di calore e umidità all’atmosfera, creando condizioni favorevoli all’intensificazione di alcune precipitazioni e di determinati sistemi temporaleschi.
Inoltre, con l’aumento della temperatura, l’oceano diventa meno efficiente nell’assorbire anidride carbonica dall’atmosfera. Si rischia quindi di indebolire uno dei principali meccanismi naturali che contribuiscono a limitare l’accumulo di CO₂ nell’atmosfera.
Un record da monitorare nei prossimi giorni
La domanda ora è se il valore di 21,1 °C resterà un episodio isolato oppure se rappresenterà l’inizio di una fase più persistente di temperature eccezionalmente elevate.
Gli scienziati dell’ECMWF che lavorano per il Copernicus Climate Change Service stanno continuando a monitorare l’evoluzione delle temperature oceaniche. I dati utilizzati per individuare il record provengono dalla rianalisi ERA5, uno dei principali strumenti per ricostruire l’evoluzione del clima terrestre.
Il singolo record, dunque, va letto con cautela. Ma il suo significato diventa più chiaro se inserito nella tendenza degli ultimi decenni: l’oceano globale sta diventando sempre più caldo e il margine di sicurezza degli ecosistemi marini si sta restringendo.
















































































































































































































































































































































































































