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Un nuovo rapporto di Global Footprint Network e Greenings denuncia il ritardo dei governi nell’affrontare i rischi legati al superamento dei limiti ecologici. Nessuna strategia nazionale sarebbe davvero pronta alle future crisi delle risorse

Ogni anno l’Earth Overshoot Day ricorda un dato sempre più difficile da ignorare: l’umanità consuma risorse naturali a un ritmo superiore rispetto alla capacità della Terra di rigenerarle.

Eppure, secondo un nuovo studio internazionale, la maggior parte dei governi continua a pianificare il futuro economico senza considerare questo rischio come una priorità strategica.

È quanto emerge dal rapporto “Prepared for the Predictable? Overshoot and the Failure of Countries to Ready Themselves”, realizzato da Global Footprint Network e Greenings, che analizza come le principali economie mondiali affrontano il tema del superamento dei limiti ecologici all’interno delle loro strategie di sviluppo.

La conclusione è netta: nessuno dei documenti esaminati integra in modo significativo il rischio derivante dall’esaurimento delle risorse naturali, nonostante gli effetti siano già evidenti sull’economia globale.

L’analisi: decine di strategie nazionali passate al vaglio dell’intelligenza artificiale

I ricercatori hanno analizzato piani economici, strategie di sicurezza nazionale, documenti di bilancio e programmi di governo di numerosi Paesi.

Per valutarne l’efficacia hanno utilizzato una metodologia supportata dall’intelligenza artificiale: quattro diversi modelli linguistici hanno esaminato ogni documento attraverso una griglia composta da cinque parametri, verificando se il superamento dei limiti ecologici fosse riconosciuto come un rischio economico e se tale consapevolezza si traducesse in politiche concrete.

I risultati ottenuti dai diversi sistemi di analisi sono stati sostanzialmente convergenti.

Cina davanti a tutti, ma nessuno raggiunge un livello davvero adeguato

Tra i documenti analizzati, il piano quinquennale della Cina è quello che ottiene il punteggio più elevato. Un risultato che, secondo gli autori, non significa però che il Paese sia realmente preparato ad affrontare il problema.

All’estremo opposto della classifica si collocano invece le strategie nazionali dell’Argentina, risultate le meno attente ai rischi derivanti dal superamento dei limiti ecologici.

Sorprende anche la posizione dell’Unione Europea. Pur essendo spesso indicata come punto di riferimento nelle politiche ambientali, il rapporto evidenzia uno scarto significativo tra gli obiettivi pubblicamente dichiarati e la pianificazione economica effettivamente adottata.

Perché il superamento dei limiti ecologici è già un problema economico

Secondo gli autori dello studio, considerare il tema come una semplice questione ambientale rappresenta un errore di prospettiva.

La crescente dipendenza delle economie globali da risorse sempre più scarse rende infatti i Paesi vulnerabili agli shock delle catene di approvvigionamento, con effetti diretti sulla stabilità economica.

Negli ultimi anni esempi concreti non sono mancati: dalla pandemia di COVID-19 alle conseguenze economiche dell’invasione russa dell’Ucraina, fino alle tensioni geopolitiche che interessano snodi strategici del commercio internazionale come lo Stretto di Hormuz.

«Il superamento dei limiti ecologici non è una preoccupazione ambientale lontana; è un rischio economico concreto», sottolinea David Lin, coautore del rapporto. «I Paesi dipendono così tanto dalle risorse globali da diventare sempre più vulnerabili agli shock che possono interrompere le forniture e compromettere la stabilità economica.»

Le proposte del rapporto: task force dedicate e nuovi strumenti di valutazione

Per colmare questo ritardo, il rapporto invita i governi a creare task force trasversali capaci di integrare la sicurezza delle risorse nella pianificazione economica.

Tra gli strumenti indicati figura anche il Transition Valuation Project, un approccio che valuta infrastrutture, investimenti e strategie industriali considerando il rischio derivante dal superamento dei limiti ecologici.

L’obiettivo è trasformare la sostenibilità da semplice dichiarazione d’intenti a criterio concreto nelle decisioni economiche.

Il nodo resta politico

Il messaggio che emerge dall’analisi è chiaro: la sostenibilità è ormai entrata nel dibattito pubblico, ma continua a rimanere ai margini delle decisioni che determinano la crescita economica dei Paesi.

Secondo gli autori, senza un cambio di approccio le economie nazionali rischiano di affrontare impreparate crisi che non possono più essere considerate imprevedibili, ma rappresentano conseguenze sempre più probabili del crescente consumo delle risorse del pianeta.

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