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Il caldo estremo, causato dalla crisi climatica, rappresenta una minaccia crescente per la salute materna e per gli esiti delle nascite

E’ quanto emerge da un nuovo studio realizzato da Climate Central sulle temperature del periodo 2020-24. Lo studio rileva che negli ultimi cinque anni, il cambiamento climatico ha almeno raddoppiato il numero medio annuo di giorni pericolosamente caldi per le persone in gravidanza in quasi il 90% dei paesi e territori, e nel 63% delle città.

Credit: Report Climate Central – Average number of annual pregnancy heat-risk days added by climate change during the past five years (2020-2024). Analysis based on ECMWF ERA5 data and the Climate Shift Index (CSI) system. Produced April 29, 2025.

Secondo il Dott. Martino Abrate, ginecologo e membro ISDE – Associazione Medici per l’Ambiente “Il cambiamento climatico non è più solo una questione ambientale, ma un determinante di salute pubblica che sta già colpendo le persone più vulnerabili: le donne in gravidanza e i loro bambini. I dati sono allarmanti nel 90% dei paesi e l’Italia è tra i più colpiti: dei 35 giorni di pericolo attuali, 22 sono stati aggiunti dal cambiamento climatico solo negli ultimi cinque anni. Come medici e ginecologi, non possiamo più ignorare questa realtà. Serve una risposta integrata che combini prevenzione clinica, adattamento sanitario e azioni decise per ridurre le emissioni. Proteggere il clima oggi significa salvaguardare la salute delle generazioni di domani”.

I principali risultati

Climate Central ha analizzato le temperature giornaliere dal 2020 al 2024 in 247 paesi e territori e 940 città per misurare l’aumento dei “giorni a rischio di calore in gravidanza”, ovvero giorni in cui le temperature massime superano il 95% delle temperature storiche locali, una soglia associata a un aumento del rischio di parto prematuro.

Nel dettaglio i principali risultati rilevano che:

1) in tutti i paesi analizzati si è registrato un aumento dei giorni a rischio di caldo in gravidanza a causa del cambiamento climatico, causato principalmente dalla combustione di combustibili fossili come carbone, petrolio e gas;

2) il numero annuale di giorni a rischio di caldo in gravidanza è almeno raddoppiato in 222 paesi su 247;

3) in quasi un terzo dei paesi e dei territori (78 su 247), i cambiamenti climatici hanno aggiunto almeno un mese in più di giorni a rischio gravidanza ogni anno, dal 2020 al 2024;

4) in un mondo senza cambiamenti climatici, questi luoghi non avrebbero registrato temperature pari o superiori al 95% di caldo in più;

5) i paesi in via di sviluppo che spesso hanno un accesso limitato all’assistenza sanitaria, tra cui i Caraibi, l’America centrale e meridionale, le isole del Pacifico, il Sud-est asiatico e l’Africa sub-sahariana, sono tra i più vulnerabili agli impatti del cambiamento climatico, nonostante contribuiscano in misura minore alle emissioni di gas serra.

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Perché il caldo estremo è uno dei rischi più pericolosi per la salute materna e infantile

Le ricerche collegano le alte temperature durante la gravidanza all’aumento del rischio di complicazioni come ipertensione, diabete gestazionale, ricovero ospedaliero, grave morbilità materna, parto pretermine, che possono portare a impatti sulla salute dei bambini per tutta la vita.

“Anche un solo giorno di caldo estremo può aumentare il rischio di gravi complicazioni in gravidanza”, ha dichiarato la Dott.ssa Kristina Dahl, vicepresidente scientifico di Climate Central. “Il cambiamento climatico sta aumentando il caldo estremo e sta aumentando le probabilità di gravidanze non sane in tutto il mondo, soprattutto in luoghi dove l’assistenza è già difficile da raggiungere. L’impatto sulla salute materna e infantile è destinato a peggiorare se non smettiamo di bruciare combustibili fossili e non affrontiamo con urgenza il cambiamento climatico”.

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