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Accolta dalla Commissione Europea la richiesta di rinvio del Regolamento Ue sulla deforestazione. Le associazioni italiane chiedono regole più realistiche e attenzione alle piccole imprese

Il Regolamento europeo contro la deforestazione (EUDR), destinato a entrare pienamente in vigore il 30 dicembre 2025 (e dal 30 giugno 2026 per micro e piccole imprese), potrebbe subire un nuovo rinvio.

A chiederlo con forza sono state Confagricoltura e FederlegnoArredo, che hanno accolto con favore l’apertura della Commissione UE a un possibile slittamento, in attesa di modifiche strutturali che rendano la norma più sostenibile per le imprese.

La proposta di proroga, che dovrà ora passare al vaglio del Parlamento Europeo, è frutto delle pressioni esercitate anche durante l’incontro di ieri a Bruxelles, promosso proprio dalle due associazioni italiane presso la sede dell’Europarlamento, alla presenza del ministro Francesco Lollobrigida e di diversi europarlamentari.

Un Regolamento che fa discutere

L’EUDR, entrato formalmente in vigore nel giugno 2023, mira a impedire l’importazione nell’UE di prodotti legati alla deforestazione globale, tra cui soia, caffè, cacao, olio di palma, gomma naturale, carne bovina e legno. Il regolamento andrà a sostituire l’EUTR del 2010, già attivo nel contrasto al legno illegale.

Tuttavia, secondo Confagricoltura e FederlegnoArredo, l’attuale versione dell’EUDR rischia di mettere in difficoltà proprio le filiere europee più virtuose, a causa di oneri amministrativi sproporzionati e di una mancata distinzione tra piccoli e grandi operatori.

“Il Regolamento, così com’è, rischia di penalizzare proprio chi non è responsabile della deforestazione” – ha dichiarato Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura – “e non tiene conto delle buone pratiche già in atto nella gestione forestale italiana”.

Le richieste delle imprese: meno burocrazia, più realismo

Nel corso dell’incontro a Bruxelles, le due organizzazioni hanno ribadito le richieste chiave per rendere il regolamento più sostenibile e attuabile:

  • Ridurre gli oneri per le PMI e concentrare la responsabilità della due diligence solo sui primi operatori della catena.

  • Potenziare i sistemi informativi per facilitare la tracciabilità dei prodotti.

  • Adottare una classificazione del rischio Paese più aderente alla realtà.

  • Introdurre le modifiche nel pacchetto legislativo Omnibus ambientale, atteso nei prossimi mesi.

“La filiera del legno-arredo è da sempre impegnata nella sostenibilità” – ha spiegato Claudio Feltrin, presidente di FederlegnoArredo – “ma senza semplificazioni, diventa impossibile rispettare le regole. Il rischio è una perdita di competitività a favore di mercati extra-UE privi di vincoli”.

Impatto economico pesante per le piccole imprese

I dati parlano chiaro. Secondo stime della Commissione UE, i costi di conformità per le aziende varieranno tra 175 milioni e 2,6 miliardi di euro all’anno. Le cooperative forestali su piccola scala denunciano costi una tantum pari al 20% del fatturato, con oneri operativi annuali superiori al 5%.

Una soglia insostenibile per molte PMI italiane ed europee, che rischiano così l’esclusione dal mercato o una delocalizzazione verso Paesi meno regolamentati, con gravi ricadute occupazionali ed economiche.

Leggi anche: La Commissione europea rinvia l’attuazione della legge sulla deforestazione

Verso una revisione nel nome della sostenibilità vera

Il messaggio lanciato a Bruxelles è chiaro: la sostenibilità non può essere solo un obiettivo teorico, ma deve poggiare su regole e strumenti concreti, che riconoscano gli sforzi già in atto e non penalizzino le realtà più piccole.

Confagricoltura e FederlegnoArredo chiedono che il nuovo EUDR sia inserito in una revisione completa, anche alla luce della bussola europea per la competitività e del Rapporto Draghi, che raccomandano la riduzione del 35% degli oneri burocratici per le PMI.

Il rinvio dell’EUDR rappresenta per molti una boccata d’ossigeno, ma resta una misura temporanea. Le imprese italiane chiedono ora che il tempo guadagnato sia impiegato per una riforma profonda e condivisa, che permetta al settore agroforestale e del legno-arredo di continuare a crescere nel rispetto dell’ambiente, ma anche della realtà economica.

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