Missione in antartide
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Parte la 22ª missione invernale del PNRA alla base Concordia in Antartide: 12 ricercatori vivranno isolati per 9 mesi a -80°C

Tre mesi di buio totale, temperature fino a -80°C e nove mesi di isolamento a oltre 3.000 metri di altitudine. È iniziata a Dome C, nel cuore dell’Antartide, la 22ª missione invernale del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (PNRA) presso la base italo-francese Base Concordia.

Mentre prende il via la nuova sfida scientifica, si conclude invece la 41ª campagna estiva alla stazione Base Mario Zucchelli, sulla costa del continente bianco. Le attività di ricerca, però, non si fermano: proseguiranno fino a marzo a bordo della nave rompighiaccio Laura Bassi.

Vita estrema a Concordia: 12 invernanti isolati fino a novembre

La spedizione invernale è guidata dal glaciologo Gabriele Carugati dell’Università dell’Insubria, che raccoglie il testimone da Riccardo Scipinotti dell’ENEA.

Il team è composto da 12 persone: cinque italiani del PNRA, sei francesi dell’Istituto polare Paul-Émile Victor e una ricercatrice dell’Agenzia Spaziale Europea. Per nove mesi vivranno completamente isolati dal resto del mondo, in condizioni ambientali tra le più estreme del pianeta.

Non si tratta solo di resistere al freddo e al buio: il gruppo dovrà garantire la manutenzione della stazione e portare avanti ben 21 attività scientifiche. Tra queste spicca il nuovo progetto PASSPORT, dedicato allo studio delle microplastiche anche in uno degli ecosistemi più remoti della Terra.

Accanto agli studi ambientali, verranno sviluppati sette progetti di biomedicina coordinati dall’ESA, che analizzeranno gli effetti di un ambiente estremo – per molti aspetti simile a quello spaziale – sul corpo umano. Concordia, non a caso, è spesso considerata un “laboratorio naturale” per simulare missioni di lunga durata nello spazio.

Si chiude la stagione estiva a Mario Zucchelli: 170 persone coinvolte

Contemporaneamente termina la 41ª spedizione estiva alla base Mario Zucchelli. In pochi mesi sono state realizzate 14 attività scientifiche tra progetti e osservatori permanenti: climatologia, sismologia, geomagnetismo, studio dell’alta atmosfera, attività solare, vulcanismo, permafrost e biodiversità microbica.

Quasi 170 persone tra ricercatori e tecnici hanno partecipato alla campagna, con il supporto di 20 militari delle Forze Armate e tre Vigili del Fuoco.

Particolare attenzione è stata dedicata all’evoluzione della criosfera, cioè l’insieme delle superfici ghiacciate del pianeta. Gli scienziati hanno analizzato il drenaggio della calotta glaciale, le variazioni stagionali della velocità del ghiaccio e le interazioni tra ghiaccio e atmosfera. Sono emerse anche tracce minime di contaminazione di origine antropica, segno che l’impatto umano raggiunge ormai anche le aree più remote.

Non sono mancati studi sugli ecosistemi marini costieri, con monitoraggi delle comunità planctoniche e dei flussi di carbonio, fondamentali per comprendere il ruolo dell’oceano antartico nel bilancio climatico globale.

Infrastrutture potenziate e cooperazione internazionale

La missione 2025-2026 è stata impegnativa anche sul piano logistico. Alla base Mario Zucchelli è stata completata una nuova area destinata a impianti tecnologici più moderni, è stato messo in sicurezza il molo con complesse operazioni subacquee ed è stata realizzata una variante stradale verso l’aeropista di Boulder Clay, nodo strategico per i collegamenti tra le stazioni di diversi Paesi.

Anche a Concordia sono proseguiti i lavori per ampliare gli spazi abitativi e i servizi.

Grazie a questi interventi, le basi italiane sono diventate veri e propri hub internazionali, a supporto di programmi di ricerca tedeschi, francesi, coreani e cinesi. L’Antartide si conferma così un laboratorio globale dove la cooperazione scientifica supera confini e tensioni geopolitiche.

Beyond EPICA e la sfida del ghiaccio più antico

Tra i progetti più ambiziosi c’è Beyond EPICA – Oldest Ice, coordinato dall’Istituto di Scienze Polari del CNR. A Little Dome C si è conclusa la quinta e ultima campagna con un duplice obiettivo: perforare fino al substrato roccioso sotto la calotta glaciale e deviare il foro per estrarre campioni di ghiaccio ancora più profondi e antichi.

L’obiettivo è studiare la Transizione del Pleistocene Medio, un periodo cruciale per comprendere l’evoluzione del clima terrestre. Analizzare ghiacci così antichi significa guardare indietro di oltre un milione di anni e raccogliere dati preziosi per interpretare il cambiamento climatico attuale.

Ice Memory: una “cassaforte” nel ghiaccio per il clima del futuro

Sempre a Concordia è stata inaugurata la Ice Memory Sanctuary, una grotta scavata nel ghiaccio che conserverà campioni provenienti dai ghiacciai montani in ritirata di tutto il mondo. Il progetto Ice Memory, lanciato nel 2015 da CNR e Università Ca’ Foscari con partner francesi e svizzeri, punta a preservare per le future generazioni archivi climatici destinati a scomparire.

Nella “Ice Cave” sono già custodite carote di ghiaccio provenienti dal Monte Bianco e dal Grand Combin. Trasportate via nave fino alla base Mario Zucchelli e poi con un volo speciale verso Concordia, hanno attraversato due emisferi mantenendo intatta la catena del freddo.

La ricerca continua in mare

Intanto la nave rompighiaccio Laura Bassi prosegue le attività scientifiche fino a marzo, con circa 30 tra ricercatori e tecnici impegnati in cinque progetti di ricerca.

Dalla profondità dei ghiacci millenari alle microplastiche invisibili, passando per la fisiologia umana in condizioni estreme, l’Antartide si conferma un osservatorio privilegiato sul futuro del pianeta. E mentre 12 invernanti affrontano il lungo buio polare, i loro dati aiuteranno il mondo a capire meglio come sta cambiando la Terra.

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