- 04/08/2026
- Redazione
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Gli incendi boschivi del 2026 colpiscono duramente Italia ed Europa: oltre 741 km² bruciati nel nostro Paese. ISPRA analizza danni agli ecosistemi forestali e aree protette
L’estate 2026 conferma una tendenza sempre più preoccupante: gli incendi boschivi stanno modificando profondamente il paesaggio naturale europeo e italiano, lasciando dietro di sé vaste aree degradate e mettendo sotto pressione ecosistemi fragili.
Secondo il monitoraggio aggiornato di ISPRA al 28 luglio 2026, dall’inizio dell’anno in Italia sono stati registrati oltre 1.070 grandi incendi, con una superficie complessiva percorsa dalle fiamme di circa 741 chilometri quadrati.
Un’estensione enorme, paragonabile alla superficie dell’intera provincia di Lodi, che racconta l’impatto di una stagione degli incendi particolarmente intensa.
In Europa cresce l’emergenza incendi: Spagna, Francia e Italia tra i Paesi più colpiti
Il fenomeno non riguarda soltanto l’Italia. In Europa la seconda metà di luglio ha segnato un forte aumento delle superfici bruciate: circa 225 chilometri quadrati al giorno sono stati interessati dagli incendi, una quantità equivalente a quasi il doppio della superficie del Comune di Parigi che viene distrutta dalle fiamme ogni 24 ore.
I Paesi maggiormente coinvolti sono Spagna, Francia e Italia, proprio nel periodo che precede tradizionalmente il picco massimo degli incendi, previsto tra la fine di luglio e l’inizio di agosto.
Tra gli episodi più gravi spiccano quelli registrati in Spagna. Nella provincia di Ávila, a nord-ovest di Madrid, un incendio ancora attivo ha già interessato oltre 440 chilometri quadrati di territorio, una superficie superiore a quella di città come Barcellona e Valencia.
Un altro vasto rogo nella provincia di Guadalajara ha bruciato circa 330 chilometri quadrati, mentre in Francia l’incendio nella Gironda ha coinvolto oltre 400 chilometri quadrati, minacciando anche le aree vicine a Bordeaux.
Italia, quasi 750 chilometri quadrati bruciati: il 14% riguarda ecosistemi forestali
Nel nostro Paese gli incendi hanno interessato soprattutto aree agricole e prative, ma anche habitat naturali di grande valore ambientale.
Immagine: Distribuzione nazionale delle superfici percorse da incendio nel periodo compreso tra il 1° gennaio e il 28 luglio 2026. La gradazione cromatica dal giallo all’arancione rappresenta, per ciascuna regione, il valore cumulato delle superfici interessate da incendio. I punti neri indicano la localizzazione degli incendi rilevati. Credit: Elaborazione ISPRA – Centro Operativo Sorveglianza Ambientale.
Dei 741 chilometri quadrati bruciati complessivamente: circa il 61% riguarda aree prative permanenti; il 16% interessa terreni agricoli; quasi il 14% coinvolge ecosistemi forestali.
Tra le foreste colpite figurano circa 37 chilometri quadrati di boschi a latifoglie sempreverdi, come leccete e macchia mediterranea, e 24 chilometri quadrati di boschi di conifere, tra cui pinete e abetaie.
Dati che mostrano come il fuoco non rappresenti soltanto una perdita paesaggistica, ma un danno diretto alla biodiversità, alla capacità degli ecosistemi di trattenere carbonio e alla protezione naturale del territorio.
Sicilia, Calabria e Puglia guidano la classifica delle regioni più colpite
La distribuzione geografica conferma una maggiore vulnerabilità del Mezzogiorno e delle grandi isole.
La Sicilia è la regione più colpita con circa 510 chilometri quadrati percorsi dal fuoco, seguita dalla Calabria con 78 chilometri quadrati e dalla Puglia con 48 chilometri quadrati.
Insieme queste tre regioni rappresentano circa il 73% della superficie nazionale bruciata dall’inizio dell’anno. Anche per quanto riguarda gli ecosistemi forestali danneggiati, Sicilia, Calabria e Puglia risultano ai primi posti.
L’evento più rilevante finora si è verificato in provincia di Agrigento, dove diversi focolai hanno interessato più comuni raggiungendo una superficie complessiva di circa 67 chilometri quadrati: un’area equivalente a oltre 9.400 campi da calcio regolamentari.
Gli incendi arrivano nei parchi nazionali: colpiti Gran Paradiso e Pollino
Nel mese di luglio le fiamme hanno raggiunto anche alcune aree protette di particolare valore naturalistico.
Nel Parco Nazionale del Gran Paradiso, tra il 5 e il 7 luglio, un incendio ha interessato l’Alta Valle Soana. La superficie bruciata è stata stimata in circa 2,38 chilometri quadrati, colpendo soprattutto formazioni prative a rododendro.
Più esteso l’incendio registrato tra il 20 e il 21 luglio nel versante calabrese del Parco Nazionale del Pollino, dove sono andati persi circa 14 chilometri quadrati di territorio.
In questo caso le aree più colpite sono state soprattutto quelle prative, con circa 10 chilometri quadrati bruciati, seguite dalla macchia mediterranea. L’impatto sulle foreste è stato più contenuto, ma ha comunque interessato oltre un chilometro quadrato di boschi misti e aree di lecceta.
Il ruolo dei satelliti per capire i danni degli incendi
Il quadro emerge dal sistema di monitoraggio degli effetti degli incendi boschivi sviluppato da ISPRA, che utilizza immagini satellitari ad alta risoluzione provenienti dalla missione Copernicus Programme attraverso i satelliti Sentinel-2.
Le analisi integrano anche i dati della banca dati EFFIS (European Forest Fire Information System), permettendo di valutare con maggiore precisione la superficie colpita e il tipo di ecosistema coinvolto.
La tecnologia satellitare diventa così uno strumento fondamentale non solo per misurare i danni, ma anche per programmare interventi di recupero e strategie di prevenzione.
ISPRA: “La prevenzione resta l’arma più efficace”
La presidente di ISPRA e SNPA Maria Alessandra Gallone sottolinea l’importanza della conoscenza scientifica e del monitoraggio continuo per affrontare il problema degli incendi boschivi.
«Gli strumenti a nostra disposizione, come i satelliti Sentinel Copernicus e le elaborazioni dell’ISPRA, consentono di individuare con sempre maggiore precisione l’entità degli impatti e orientare le politiche di tutela e ripristino del territorio».
Secondo ISPRA, però, la prevenzione rimane il principale strumento di contrasto: comportamenti responsabili, sensibilizzazione dei cittadini e collaborazione tra istituzioni e comunità locali sono elementi fondamentali per ridurre il rischio.
La difesa delle foreste, conclude l’Istituto, è una responsabilità collettiva che riguarda ambiente, sicurezza e futuro dei territori.


































































































































































































































































































































































































