- 08/10/2025
- Luca Martino
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Il clima finisce in tribunale: oltre 3.000 cause stanno riscrivendo le regole della politica ambientale globale
Il cambiamento climatico non si combatte solo con accordi internazionali, innovazioni tecnologiche e proteste di piazza. Sempre più spesso, la battaglia si sposta nelle aule di tribunale.
Lo conferma un nuovo rapporto pubblicato dal Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP) e dal Sabin Center for Climate Change Law della Columbia University, che rivela un dato sorprendente: sono oltre 3.000 i casi di contenzioso climatico attualmente in corso nel mondo, distribuiti in 55 giurisdizioni nazionali e 24 corti e tribunali internazionali o regionali.
Il rapporto, intitolato “Il cambiamento climatico in tribunale: tendenze, impatti e lezioni emergenti”, giunto alla sua quarta edizione dal 2017, rappresenta un punto di riferimento fondamentale per comprendere come le leggi e i tribunali stiano diventando strumenti cruciali nella lotta contro la crisi climatica.
La giustizia climatica prende forza
“Il contenzioso sul clima si è evoluto in un potente strumento globale per promuovere l’azione per il clima e la responsabilità”, ha dichiarato Inger Andersen, Direttore Esecutivo dell’UNEP. E in effetti, i numeri parlano chiaro: se nel 2017 si contavano appena 884 casi, nel 2020 erano 1.550 e nel 2022 già 2.180. Il trend è in netta crescita.
Queste azioni legali coinvolgono un ampio spettro di attori: cittadini, ONG, comunità indigene, ma anche aziende e governi. Gli oggetti del contendere? Vanno dal greenwashing (le pratiche di marketing ingannevole in tema ambientale) alle compensazioni di carbonio dubbie, fino ai data center ad alto consumo energetico.
Particolarmente significativo è l’aumento dei casi provenienti dal Sud del mondo. Pur rappresentando ancora meno del 10% del totale, la loro crescita costante è un segnale dell’ampliamento della consapevolezza e della richiesta di giustizia climatica anche nei Paesi più vulnerabili agli effetti del riscaldamento globale.
La scienza in aula
Un altro aspetto innovativo emerso dal rapporto è il ruolo sempre più centrale della scienza dell’attribuzione: la disciplina che collega eventi meteorologici estremi, come ondate di calore o inondazioni, alle emissioni di gas serra causate dall’uomo. Questa base scientifica sta trovando riconoscimento nei tribunali, rafforzando la posizione dei querelanti e contribuendo a stabilire nuove norme e obblighi per gli Stati.
Non a caso, tra i casi più significativi citati nel rapporto figura il recente Parere Consultivo della Corte Internazionale di Giustizia, che ha chiarito le responsabilità legali degli Stati nell’affrontare il cambiamento climatico. Una sentenza storica, destinata a influenzare profondamente il diritto internazionale ambientale.
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Un fronte sempre più polarizzato
Ma non tutto si muove nella direzione della giustizia climatica. Il rapporto segnala anche la crescita del cosiddetto contenzioso anti-clima: azioni legali mirate a ostacolare o deregolamentare le normative ambientali, o addirittura a indebolire i criteri ESG (ambientali, sociali e di governance) negli investimenti.
Ancora più preoccupante è l’aumento delle cause intentate contro attivisti, giornalisti e ONG, accusati di ostacolare progetti ad alte emissioni. Una strategia, questa, che rischia di intimidire e silenziare la società civile proprio nel momento in cui il suo ruolo si fa più cruciale.
La giustizia come leva per il cambiamento
In un contesto di crisi climatica sempre più urgente, dove la politica spesso fatica a rispondere con la necessaria rapidità e ambizione, i tribunali stanno emergendo come luoghi chiave per la definizione delle responsabilità e la protezione dei diritti. Non solo: stanno anche contribuendo a delineare un nuovo diritto climatico globale, più vincolante e basato sull’evidenza scientifica.
Come ha sottolineato Andersen, “trasformare i nostri sistemi energetici, di mobilità, abitativi e alimentari deve essere uno sforzo collettivo, attraverso politiche ambiziose e basate sulla scienza. Ma è altrettanto essenziale che i sistemi giudiziari rimangano indipendenti e solidi, per garantire che questa trasformazione sia giusta ed efficace”.
Nel frattempo, la mappa del contenzioso climatico globale si allarga. E con essa, cresce anche la consapevolezza che la giustizia climatica non è più solo un ideale: è sempre più una realtà giuridica concreta, in grado di cambiare il corso delle cose.
























































































































































































































































































































































































































