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Rapporto Lancet 2026: caldo estremo e crisi energetica causano migliaia di morti in Europa. E il peggio potrebbe arrivare presto

L’Europa è sempre più vulnerabile agli effetti del cambiamento climatico, e il prezzo si misura già in vite umane. A lanciare l’allarme è il nuovo rapporto Lancet Countdown 2026: Health and Climate Change in Europe, che fotografa un continente alle prese con ondate di calore sempre più intense, sistemi sanitari sotto pressione e una transizione energetica ancora incompleta.

L’avvertimento arriva in un contesto globale già critico: pochi giorni fa la National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) ha segnalato la possibile formazione di un “super El Niño”, con impatti potenzialmente gravi sulle condizioni meteorologiche planetarie. Un fenomeno naturale che, sommato al riscaldamento globale causato dall’uomo, rischia di amplificare ulteriormente gli effetti estremi del clima.

Caldo estremo e mortalità: numeri in forte crescita

+318% di allarmi caldo dagli anni ’90

Secondo il report, i segnali sono inequivocabili. Gli allarmi per caldo estremo in Europa sono aumentati del 318% rispetto agli anni ’90: si è passati da una media di un giorno di allerta all’anno nel periodo 1991-2000 a 4,3 giorni nel decennio 2015-2024.

Un incremento che si traduce in conseguenze dirette sulla salute. Nel solo 2024 si stimano circa 62mila decessi legati al caldo, mentre il 99,6% delle regioni europee ha registrato un aumento della mortalità attribuibile alle alte temperature.

I più colpiti: anziani, neonati e lavoratori all’aperto

Gli effetti non sono distribuiti in modo uniforme. Le categorie più vulnerabili – anziani, neonati e lavoratori esposti – pagano il prezzo più alto. A questo si aggiungono le disuguaglianze economiche: le famiglie a basso reddito hanno una probabilità maggiore di subire insicurezza alimentare legata a eventi climatici estremi.

Non solo caldo: malattie, inquinamento e sicurezza alimentare

Il cambiamento climatico sta modificando anche la diffusione delle malattie. Il rischio di focolai di dengue in Europa è quasi quadruplicato rispetto ai decenni precedenti, mentre aumentano anche le aree costiere favorevoli a infezioni batteriche come il Vibrio.

Allo stesso tempo, la stagione dei pollini si è allungata fino a due settimane rispetto agli anni ’90, aggravando i problemi respiratori per milioni di persone.

Anche la sicurezza alimentare è sotto pressione: nel 2023 oltre un milione di persone in più ha sofferto condizioni di insicurezza alimentare legate a caldo e siccità.

Il nodo energia: dipendenza dai fossili e costi record

444 miliardi di sussidi nel 2023

Il rapporto evidenzia una contraddizione strutturale: mentre crescono i rischi sanitari, l’Europa resta fortemente dipendente dai combustibili fossili.

Nel 2023 i sussidi pubblici per sostenere famiglie e imprese contro il caro energia hanno raggiunto i 444 miliardi di euro, oltre tre volte i livelli del 2016, anno dell’Accordo di Parigi. Una cifra che riflette la vulnerabilità del continente agli shock geopolitici, aggravata dalla guerra in Ucraina.

Impatti diretti sulla salute

Questa dipendenza ha effetti concreti anche sulla qualità dell’aria. L’uso di biomasse solide – oggi oltre il 30% dell’energia “rinnovabile” per il riscaldamento domestico – contribuisce all’inquinamento e ha portato a un aumento della mortalità legata alle polveri sottili (PM2,5).

Nel frattempo, tra il 2001 e il 2023 l’Europa ha perso oltre l’11% della copertura forestale, riducendo la capacità naturale di assorbire CO₂.

Meno attenzione politica (proprio quando serve di più)

Nonostante l’aggravarsi della crisi, l’impegno politico e mediatico sul legame tra clima e salute sta rallentando. Nel 2024, al Parlamento europeo, solo 21 interventi su oltre 4.400 hanno collegato esplicitamente questi due temi.

Anche la produzione scientifica ha registrato un primo calo nel 2023, interrompendo una crescita costante degli anni precedenti. Un segnale che preoccupa gli esperti, perché il divario tra evidenze scientifiche e azione politica rischia di ampliarsi.

I segnali positivi: rinnovabili e riduzione delle emissioni

Non mancano, però, elementi incoraggianti. Nel 2023 l’elettricità da fonti rinnovabili ha raggiunto il 21,5% del mix energetico europeo, più del doppio rispetto al 2016.

Gli investimenti in energia pulita sono aumentati dell’86% rispetto al 2015, mentre i decessi legati all’inquinamento atmosferico nel settore energetico sono diminuiti dell’84% dal 2000.

Risultati che dimostrano come una transizione energetica orientata alla salute sia possibile, ma ancora troppo lenta rispetto alla velocità della crisi climatica.

Il punto: una crisi già presente, non futura

Il messaggio del rapporto è netto: il cambiamento climatico non è più una minaccia lontana, ma una crisi sanitaria attuale.

Le scelte politiche ed economiche dei prossimi anni saranno decisive. Accelerare la transizione energetica, rafforzare i sistemi sanitari e proteggere le fasce più vulnerabili non è solo una questione ambientale, ma una priorità di salute pubblica.

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