- 20/10/2026
- Redazione
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La COP17 sulla biodiversità riunisce a Yerevan l’Unione europea e i partner internazionali per accelerare gli obiettivi al 2030, rafforzare i finanziamenti per la tutela della natura e promuovere il ripristino degli ecosistemi
Dalla salute degli ecosistemi dipendono la disponibilità di acqua, la sicurezza alimentare, numerose attività produttive e la capacità dei territori di affrontare gli effetti del cambiamento climatico. Sono questi i temi al centro della COP17, la Conferenza delle Nazioni Unite sulla biodiversità, in programma a Yerevan, in Armenia, dal 19 al 30 ottobre 2026.
L’Unione europea parteciperà ai negoziati con l’obiettivo di rafforzare gli impegni internazionali, aumentare le risorse destinate alla conservazione e favorire il coinvolgimento delle popolazioni indigene e delle comunità locali.
Biodiversità, gli obiettivi globali verso il 2030
Uno dei principali traguardi dell’accordo internazionale è proteggere entro il 2030 almeno il 30% delle aree terrestri, delle acque interne e degli ambienti costieri e marini. Il programma comprende anche il ripristino degli ecosistemi degradati e l’integrazione della tutela ambientale nelle politiche economiche.
La COP17 rappresenta un passaggio importante per verificare i progressi compiuti dai Paesi e individuare le misure necessarie a colmare i ritardi. La revisione globale mette alla prova, per la prima volta, le nuove procedure di pianificazione, monitoraggio e rendicontazione degli impegni assunti nell’ambito del quadro Kunming-Montreal. Un nuovo appuntamento di verifica è previsto alla COP19 del 2030.
Per l’UE, la priorità è accelerare l’attuazione dei 23 obiettivi globali. La sfida non riguarda soltanto la salvaguardia delle specie: ecosistemi in buone condizioni contribuiscono alla sicurezza idrica e alimentare, sostengono le economie locali e aumentano la resilienza di fronte agli eventi climatici estremi.
Finanziamenti, l’Europa punta su risorse pubbliche e private
La disponibilità di fondi è una delle condizioni decisive per trasformare gli impegni ambientali in interventi concreti. L’Unione europea conferma l’intenzione di mobilitare finanziamenti pubblici e privati per la biodiversità entro il 2030.
Tra gli impegni dichiarati dalla Commissione figura il raddoppio dei finanziamenti internazionali europei destinati alla biodiversità, da 3,5 a 7 miliardi di euro, con particolare attenzione ai Paesi in via di sviluppo più vulnerabili. L’obiettivo era stato annunciato nel 2021 dalla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen.
Per il periodo 2028-2034, Bruxelles ha inoltre proposto di destinare il 35% del bilancio complessivo dell’UE agli obiettivi climatici e ambientali e il 30% dei finanziamenti internazionali dello strumento Europa globale alle stesse finalità.
Si tratta di indicazioni che dovranno tradursi in risorse effettivamente disponibili. La capacità di combinare investimenti pubblici e privati sarà determinante per sostenere progetti di conservazione e ripristino nel lungo periodo.
Crediti per la natura, nuovi strumenti per gli investimenti
Tra le iniziative annunciate alla COP17 c’è Friends of Credits for Nature and Biodiversity, pensata per favorire il confronto internazionale sui meccanismi innovativi di finanziamento.
I crediti per la natura mirano a incentivare gli investimenti privati nella tutela degli ecosistemi, affiancando le risorse pubbliche. Perché possano contribuire realmente alla conservazione, sarà importante assicurare criteri trasparenti, risultati misurabili e controlli efficaci.
Fondo di Cali, più equità nell’utilizzo delle risorse genetiche
Un altro tema dei negoziati riguarda il Fondo di Cali, istituito alla COP16 del 2024 per favorire una distribuzione più equa dei benefici derivanti dall’utilizzo delle informazioni di sequenza digitale sulle risorse genetiche, note come DSI.
Questi dati sono utilizzati anche nei settori farmaceutico, agroalimentare e biotecnologico. Il meccanismo prevede contributi da parte delle imprese che ne fanno uso, con risorse destinate a sostenere la conservazione della biodiversità, in particolare a beneficio delle popolazioni indigene e delle comunità locali.
Il ruolo delle comunità indigene nella tutela degli ecosistemi
La protezione della biodiversità passa anche dalla partecipazione di chi vive nei territori interessati e contribuisce alla gestione delle risorse naturali. Per questo l’Unione europea sostiene il coinvolgimento pieno ed effettivo delle popolazioni indigene e delle comunità locali nei processi decisionali della Convenzione ONU sulla diversità biologica.
Alla COP17 dovranno essere concordate le modalità operative del nuovo organo sussidiario dedicato a queste comunità, istituito alla conferenza precedente. L’obiettivo è rafforzarne la partecipazione e valorizzare le conoscenze tradizionali che possono contribuire alla conservazione degli habitat.
COP17, dalla diplomazia ambientale ai risultati concreti
La Commissione europea sarà coinvolta nei principali appuntamenti politici della conferenza. La commissaria Jessika Roswall guiderà la delegazione negoziale europea durante il segmento di alto livello del 27 e 28 ottobre.
In agenda figura anche la Dichiarazione di Yerevan, destinata a riaffermare l’impegno politico internazionale per la biodiversità.
Il risultato della COP17 si misurerà soprattutto sulla capacità di rendere verificabili gli impegni: proteggere gli habitat, ripristinare le aree degradate e garantire finanziamenti adeguati. La conservazione della natura non è soltanto un obiettivo ambientale, ma una condizione per la sicurezza delle risorse, la stabilità economica e il benessere delle generazioni future.













































































































































































































































































































































































































































