- 24/10/2026
- Redazione
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Le stime ISPRA per il 2026 indicano una riduzione delle emissioni di gas serra in Italia, con un contributo significativo del settore industriale e delle fonti rinnovabili
L’economia italiana cresce mentre le emissioni di gas serra diminuiscono. È questo il quadro delineato dalle stime ISPRA per il 2026, che prevedono una riduzione dell’1,5% rispetto all’anno precedente, a fronte di un aumento del Prodotto interno lordo dello 0,8%.
I dati, elaborati sulla base delle informazioni disponibili al secondo trimestre, indicano una possibile evoluzione positiva nel rapporto tra attività economica e impatto ambientale. La tendenza dovrà tuttavia essere confermata dai successivi aggiornamenti e dai dati definitivi di fine anno.
Industria, emissioni in calo del 7,7%
La riduzione dei consumi di carbone destinato alla produzione termoelettrica è uno dei principali fattori alla base della diminuzione prevista delle emissioni. L’effetto più evidente riguarda l’industria, per la quale ISPRA stima un calo del 7,7%.
La contrazione interessa anche altri comparti energetici. Le emissioni legate alla produzione di energia dovrebbero diminuire dell’1,4%, mentre quelle associate al riscaldamento sono attese in calo dell’1,2%, in linea con l’andamento dei consumi di gas naturale.
Più contenuta la variazione nei trasporti, dove la riduzione prevista è dello 0,2%. A incidere è soprattutto il minore consumo di gasolio per autotrazione, parzialmente compensato dall’aumento di quello di benzina. Per agricoltura e gestione dei rifiuti non sono invece attesi cambiamenti rilevanti rispetto al 2025.
Crescita economica e sostenibilità: il possibile disaccoppiamento
La diminuzione delle emissioni in presenza di un Pil in crescita viene definita come un segnale di possibile disaccoppiamento tra sviluppo economico e impatto climatico. In sostanza, la produzione economica può aumentare senza che crescano necessariamente, nella stessa misura, le emissioni di gas serra.
Il risultato rappresenta un indicatore da monitorare, ma non basta da solo a dimostrare un cambiamento strutturale. Per consolidare questa tendenza saranno determinanti la continuità degli interventi di decarbonizzazione, l’efficienza energetica e l’innovazione tecnologica.
ISPRA: «Crescita economica e sostenibilità possono procedere insieme»
«Vedere il PIL crescere dello 0,8% mentre le emissioni di gas serra diminuiscono dell’1,5% rappresenta un segnale incoraggiante e concreto: la crescita economica e la sostenibilità ambientale possono procedere insieme, senza essere necessariamente in contrapposizione».
E’ quanto dichiarato da Maria Alessandra Gallone, presidente di ISPRA e del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (SNPA), sottolineando il ruolo delle politiche di decarbonizzazione e degli investimenti nella trasformazione energetica.
Secondo Gallone, la riduzione delle emissioni industriali e il contributo delle fonti rinnovabili indicano un cambiamento in corso. Il percorso verso gli obiettivi climatici europei e nazionali richiede però ulteriori investimenti e continuità nelle politiche ambientali.
Energia elettrica, le rinnovabili coprono il 42,8% della domanda
Nel periodo considerato dalle rilevazioni per il 2026, la domanda di energia elettrica si attesta a 156.671 GWh, in aumento del 2,5% rispetto allo stesso periodo del 2025 e del 3,3% rispetto al 2024.
Le fonti energetiche rinnovabili soddisfano il 42,8% del fabbisogno elettrico, mentre le fonti non rinnovabili contribuiscono per il 41,1%. Il restante 16,2% è coperto dal saldo degli scambi con l’estero.
Il dato mostra il peso crescente delle rinnovabili nel sistema elettrico, in un contesto caratterizzato da una domanda in aumento. Per valutare gli effetti complessivi sul clima è comunque necessario considerare l’intero mix energetico e l’andamento dei consumi nei diversi settori.
La sfida è rendere strutturale il calo delle emissioni
Le stime ISPRA delineano uno scenario in cui la crescita economica potrebbe accompagnarsi a una riduzione delle emissioni climalteranti. La diminuzione dei consumi di carbone, il contributo delle rinnovabili e le trasformazioni del sistema industriale rappresentano elementi importanti di questa evoluzione.
La verifica decisiva sarà la capacità di mantenere il calo nel tempo, avvicinando il Paese agli obiettivi climatici. Il monitoraggio scientifico resta essenziale per misurare i progressi e orientare le decisioni pubbliche.
Il dato del 2026 costituisce quindi un segnale da seguire, non un traguardo già raggiunto: la sfida sarà trasformare la riduzione stimata in un risultato duraturo, conciliando competitività economica, tutela dell’ambiente e benessere delle persone.
















































































































































































































































































































































































































































