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La siccità in Italia potrebbe diventare più frequente e intensa: gli scenari IT-WATER prevedono fino al 50% di risorsa nivale in meno entro il 2070 e una forte riduzione dei ghiacciai

Entro il 2070 l’Italia potrebbe perdere fino al 50% della risorsa idrica legata alla neve, con riduzioni ancora più marcate alle quote inferiori ai 2.000 metri. Un cambiamento destinato a pesare sulla disponibilità d’acqua soprattutto nei mesi primaverili ed estivi, quando la fusione nivale alimenta fiumi, bacini e territori agricoli.

È uno dei primi risultati di IT-WATER, il progetto dedicato agli scenari futuri di siccità e risorse idriche in Italia, presentato in anteprima nazionale al Festival dell’Acqua di Utilitalia.

«La sfida non è soltanto sapere come cambierà il clima, ma capire che cosa quel cambiamento significherà per l’acqua che avremo realmente a disposizione», sottolinea Luca Ferraris, presidente di Fondazione CIMA. «Con IT-WATER portiamo gli scenari climatici futuri dentro il ciclo dell’acqua provando ad unire i puntini e permettere a chi la gestisce di pianificare, adattarsi e prendere decisioni».

Il progetto prova infatti a fare un passo oltre le tradizionali proiezioni climatiche: non soltanto prevedere come cambieranno temperature e precipitazioni, ma capire quanta acqua sarà effettivamente disponibile sul territorio italiano e quando.

Meno neve soprattutto sotto i 2.000 metri

Secondo gli scenari elaborati, la risorsa idrica nivale potrebbe diminuire in tutto il territorio nazionale, con punte intorno al 50% e oltre alle quote inferiori ai 2.000 metri.

È un dato particolarmente significativo perché proprio la fascia compresa tra 1.500 e 2.000 metri fornisce una parte importante dell’acqua derivante dalla fusione della neve in primavera, quando inizia la stagione irrigua.

Le diminuzioni più marcate sono attese nelle aree appenniniche, dove le quote mediamente più basse rendono il sistema particolarmente vulnerabile all’aumento delle temperature.

La questione, quindi, non riguarda soltanto la quantità di neve che resterà sulle montagne. La neve funziona infatti come una sorta di serbatoio naturale, accumulando acqua durante l’inverno e restituendola progressivamente nei mesi successivi.

Se questo serbatoio si riduce, cambia anche la quantità e la distribuzione temporale dell’acqua disponibile.

Anche i ghiacciai perderanno una parte importante della loro risorsa

La stessa tendenza emerge per la componente glaciale.

In Valle d’Aosta, secondo le simulazioni di IT-WATER, al 2070 la risorsa idrica glaciale potrebbe dimezzarsi anche nello scenario che rispetta l’Accordo di Parigi.

Risultati simili, o ancora più marcati, riguardano le altre regioni italiane interessate dalla presenza di ghiacciai.

Il dato si inserisce in un quadro già osservato negli ultimi anni. Le estati del 2022 e del 2026, secondo quanto riportato dal progetto, hanno registrato fusioni glaciali anche tre o quattro volte superiori a quelle di un anno medio.

La riduzione delle riserve glaciali e nivali rappresenta quindi uno degli elementi destinati a incidere sulla disponibilità futura della risorsa.

Dalla siccità del 2022 alle nuove tensioni sull’acqua

Il futuro delineato dagli scenari si lega a fenomeni che l’Italia ha già sperimentato.

Le condizioni di scarsità idrica registrate soprattutto nel Nord Italia nel 2022, 2023 e 2026 hanno avuto conseguenze concrete: risalita del cuneo salino, difficoltà nel garantire l’acqua per l’irrigazione e ordinanze per limitare alcuni utilizzi della risorsa.

A questo si aggiungono le tensioni legate alla necessità di distribuire l’acqua tra esigenze differenti: quelle degli ecosistemi, della popolazione, dell’agricoltura e dell’industria.

Secondo gli scenari di IT-WATER, la progressiva riduzione delle riserve glaciali e nivali potrebbe rendere condizioni di questo tipo più frequenti e intense.

«Occorre sapere dove e quando avvengono i cambiamenti»

Per chi deve gestire concretamente l’acqua, però, non basta sapere che il clima cambierà.

«Per chi gestisce l’acqua – spiega Francesco Avanzi, project manager IT-WATER – occorre sapere dove e quando avvengono i cambiamenti, e che cosa succede contemporaneamente alle diverse componenti del ciclo idrologico».

È proprio questa la funzione che il progetto attribuisce ai suoi modelli: costruire «un quadro coerente che possa essere interrogato alla scala alla quale si prendono le decisioni».

IT-WATER è coordinato da Fondazione CIMA con Agenzia ItaliaMeteo e Fadeout Software ed è finanziato nell’ambito del PNRR attraverso lo Spoke 4 del National Centre for HPC, Big Data and Quantum Computing.

Dalla neve ai fiumi: una fotografia dell’intero ciclo dell’acqua

Il progetto mette insieme scenari climatici ad alta risoluzione, modelli fisici del ciclo dell’acqua e capacità di calcolo ad alte prestazioni.

I modelli di Fondazione CIMA utilizzati sono S3M, dedicato a neve e ghiacciai, e Continuum, dedicato alle componenti idrologiche.

L’obiettivo è tradurre gli scenari climatici in informazioni concrete su quello che accade all’acqua una volta raggiunto il territorio.

I modelli permetteranno di analizzare, tra le altre cose, quanta acqua verrà immagazzinata sotto forma di neve, come varieranno i tempi della fusione, quale evoluzione potranno avere i ghiacciai, come cambieranno evapotraspirazione e umidità dei suoli e quanta acqua sarà disponibile nei principali corsi d’acqua italiani.

Le informazioni potranno essere lette a diverse scale, fino alle regioni e ai principali bacini idrografici.

Una mappa dell’acqua italiana con una risoluzione fino a 200 metri

Tra gli output di IT-WATER sono previste anche mappe di evapotraspirazione, umidità dei suoli e portata dei principali fiumi italiani.

Nel complesso, il progetto punta a ricostruire il ciclo dell’acqua sull’intero territorio nazionale con una risoluzione compresa tra 200 e 500 metri.

Per arrivare a questo livello di dettaglio è stato necessario utilizzare infrastrutture di High Performance Computing, sulle quali sono state trasferite le simulazioni dei modelli nivologici e idrologici.

Il supercalcolo permette di ricostruire in maniera continua e coerente le diverse componenti del ciclo idrologico italiano e di esplorarne l’evoluzione futura.

Oltre 30 soggetti coinvolti per costruire gli indicatori

Gli indicatori del progetto non sono stati definiti soltanto all’interno della comunità scientifica.

Nel corso del lavoro sono stati coinvolti oltre trenta rappresentanti di istituzioni, enti di ricerca, gestori e operatori pubblici e privati.

Dal confronto sono emerse tre necessità ricorrenti: dati e monitoraggio più solidi, strumenti più efficaci di supporto alle decisioni e approcci maggiormente integrati alla gestione dell’acqua.

Il risultato vuole quindi essere uno strumento utilizzabile non soltanto dai ricercatori, ma anche da chi deve programmare interventi e investimenti sul territorio.

«Le previsioni a lungo termine sono centrali per gli investimenti»

Un’esigenza sottolineata anche da Annamaria Barrile, direttore generale di Utilitalia.

«In un contesto in cui gli effetti dei cambiamenti climatici impattano in maniera sempre più importante sulla disponibilità della risorsa – spiega – per i gestori del servizio idrico è fondamentale poter contare su una base di dati ampia, approfondita e affidabile».

Le previsioni a lungo termine, aggiunge Barrile, «costituiscono un elemento centrale per la pianificazione degli interventi e quindi per gli investimenti».

Il dataset fino al 2070 arriverà nel 2027

Tra i risultati attesi c’è anche un dataset sulle risorse idriche italiane riferito al periodo 1980-2070, accompagnato da un portfolio di indicatori di impatto costruito insieme agli stakeholder.

La pubblicazione del dataset è programmata per l’inizio del 2027. Sarà un ulteriore passaggio per trasformare le simulazioni sul futuro del clima in uno strumento di lettura concreta del futuro dell’acqua italiana.

La questione centrale, in fondo, non è soltanto quanta acqua avrà il Paese nei prossimi decenni. È capire dove sarà, quando arriverà e per quanto tempo sarà disponibile.

Ed è proprio su questa domanda che IT-WATER prova a costruire una risposta, mettendo insieme neve, ghiacciai, suoli, fiumi e infrastrutture di calcolo per fotografare il ciclo dell’acqua italiano da qui al 2070.

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