alberi carbonio
Condividi questo articolo

Il riscaldamento globale allunga la stagione vegetativa degli alberi, ma caldo e siccità possono rallentare la formazione del legno

Le temperature in aumento stanno allungando la stagione vegetativa in molte aree dell’emisfero settentrionale ma più tempo a disposizione non significa necessariamente più crescita né un maggiore assorbimento di anidride carbonica.

A evidenziarlo è uno studio internazionale pubblicato sulla rivista Science, al quale ha partecipato il Consiglio nazionale delle ricerche (CNR), che invita a riconsiderare alcune previsioni sul contributo delle foreste alla mitigazione del cambiamento climatico.

La ricerca, condotta su diverse specie di conifere in Europa, Nord America e Asia, mostra che la produzione di legno dipende soprattutto dalla velocità di formazione delle nuove cellule e dalle condizioni ambientali, in particolare dalla disponibilità d’acqua.

Il caldo non basta a favorire la crescita

Gli alberi possono iniziare a crescere prima in primavera o prolungare la propria attività fino all’autunno. Tuttavia, l’estensione della stagione vegetativa non garantisce un incremento della biomassa.

I ricercatori hanno esaminato la produzione di nuove cellule dello xilema, il tessuto che costituisce gran parte del legno e permette al fusto di accrescersi. Questo processo contribuisce all’accumulo di carbonio nella biomassa.

«La quantità prodotta dipende dalla velocità di crescita, più che dalla durata della stagione vegetativa», ha spiegato Alessio Giovannelli del CNR-IRET, tra gli autori dello studio. Quando le temperature diventano troppo elevate e l’acqua scarseggia, la formazione di nuove cellule rallenta, riducendo i benefici di un periodo di crescita più lungo.

Il ruolo decisivo della disponibilità d’acqua

L’analisi individua i valori massimi del tasso di produzione cellulare in corrispondenza di una temperatura media annua di circa 6 °C. Oltre questo valore, la velocità diminuisce progressivamente, in relazione al deficit idrico e alla siccità.

Il dato sottolinea quanto la risposta degli alberi al riscaldamento dipenda dal contesto ambientale. Un clima più mite può favorire la crescita in determinate condizioni, mentre temperature elevate e scarsità d’acqua possono limitarla.

Le implicazioni per le previsioni climatiche

I risultati hanno conseguenze anche per i modelli utilizzati per stimare l’evoluzione del ciclo globale del carbonio. Alcune proiezioni considerano infatti il prolungamento della stagione vegetativa un fattore favorevole all’aumento della crescita degli alberi e del sequestro di CO₂.

Secondo i ricercatori, questo beneficio potrebbe essere sovrastimato se non si tiene conto della velocità di formazione del legno e dei limiti imposti dalla disponibilità idrica.

La ricerca non mette in discussione il ruolo delle foreste nel ciclo del carbonio, ma evidenzia la necessità di descriverne più accuratamente la risposta alle condizioni climatiche. La durata della stagione vegetativa, da sola, non è sufficiente per prevedere quanto carbonio verrà accumulato.

Effetti anche sulla qualità del legname

Le conseguenze potrebbero estendersi oltre gli ecosistemi. Le variazioni nella velocità di divisione cellulare possono influenzare la quantità di legno prodotto e alcune sue caratteristiche anatomiche e tecnologiche, con possibili ricadute sulle filiere forestali e sugli impieghi del materiale.

Comprendere come gli alberi reagiscono al caldo e alla siccità diventa quindi importante sia per migliorare le previsioni climatiche sia per valutare le risorse che le foreste potranno offrire in futuro.

Lo studio, con la partecipazione del CNR-IRET e di istituti di ricerca in Spagna, Canada e Stati Uniti, indica una direzione precisa: per stimare il contributo degli alberi alla mitigazione del riscaldamento globale occorre considerare non soltanto quanto a lungo crescono, ma anche la loro capacità di produrre legno nelle condizioni ambientali in cui si trovano.

Condividi questo articolo