- 29/10/2026
- Redazione
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Consumo di suolo in Italia, il rapporto ISPRA 2026 lancia l’allarme: nel 2025 cementificati oltre 102 km² di territorio. La mappatura nazionale individua più di 2.100 km² di superfici potenzialmente recuperabili, tra rigenerazione urbana, aree verdi e fotovoltaico
Nel 2025 oltre 10.200 ettari sono stati trasformati in superfici artificiali, per un totale superiore a 102 chilometri quadrati. Il ritmo supera i 280 mila metri quadrati al giorno, mentre i ripristini non riescono a compensare le nuove trasformazioni.
Accanto a questi numeri, il nuovo rapporto sul consumo di suolo individua però una possibilità concreta: recuperare le aree già compromesse, riqualificare gli spazi urbani e sfruttare meglio il patrimonio edilizio esistente. La mappatura nazionale elaborata da ISPRA e dal Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (SNPA) segnala oltre 2.100 km² di superfici potenzialmente recuperabili.
Consumo di suolo: il 7,19% del territorio nazionale è impermeabilizzato
Nel 2025 le superfici artificiali raggiungono 21.644 km², pari al 7,19% del territorio italiano. Edifici, infrastrutture, piazzali e impianti occupano spazi che in precedenza erano naturali o agricoli.
Nell’ultimo anno sono stati ripristinati 746 ettari, contro oltre 10.200 ettari di nuove coperture artificiali. Il saldo negativo sfiora così i 9.500 ettari.
Il fenomeno coinvolge quasi tutto il Paese: dal 2006, il 96% dei comuni italiani ha registrato nuove trasformazioni del suolo.
Le regioni e i comuni più coinvolti
La Sicilia registra oltre 1.600 ettari di nuovo suolo artificiale nel 2025, seguita dal Lazio con più di 1.400 ettari. Puglia e Lombardia superano entrambe i 1.000 ettari.
Considerando invece la quota di territorio coperta da edifici e infrastrutture, la Lombardia è al 12,27%, il Veneto all’11,87% e la Campania al 10,65%.
Tra gli incrementi comunali più rilevanti figurano Tuscania, con 319 ettari, Montalto di Castro, con 316, e Catania, con 198. Escludendo il fotovoltaico a terra, Roma registra 74 ettari di nuovo consumo, Foggia 72, Cerignola 53 e Campagna 51.
Oltre 2.100 km² da recuperare: le opportunità per le città
La principale novità del rapporto ISPRA-SNPA è la mappatura delle superfici che potrebbero essere recuperate. Si tratta di aree potenzialmente idonee a interventi di riqualificazione, non di terreni automaticamente disponibili: ogni progetto richiede verifiche sulla proprietà, sui vincoli e sulle condizioni del sito.
Tra le opportunità individuate figurano oltre 35 mila ettari di aree pubbliche urbane potenzialmente adatte al ripristino. Le maggiori estensioni si trovano nel Lazio, in Lombardia e in Veneto. Roma è il comune con la superficie più ampia.
Boschi urbani, depavimentazione e fotovoltaico
La mappatura individua inoltre 3.281 km² di superfici potenzialmente utilizzabili per la forestazione urbana e 1.116 km² di tetti adatti all’installazione di impianti fotovoltaici.
La depavimentazione, cioè la rimozione di asfalto e altre coperture artificiali non più necessarie, può restituire permeabilità al terreno e favorire la presenza della vegetazione. L’installazione di pannelli solari su edifici esistenti, dove tecnicamente possibile, permette invece di produrre energia senza occupare necessariamente nuovi terreni.
Un’altra risorsa è il patrimonio immobiliare: in Italia si contano quasi 9,6 milioni di abitazioni non occupate. Non tutte sono disponibili o immediatamente riutilizzabili, ma il loro recupero può contribuire a soddisfare parte della domanda abitativa limitando nuove edificazioni.
Cantieri, logistica e impianti energetici: cosa consuma più suolo
Oltre la metà delle nuove superfici artificiali, il 52,6%, è associata ai cantieri, che interessano 5.387 ettari.
I nuovi edifici occupano 725 ettari di suolo naturale e altri 435 ettari di cantieri preesistenti, per una crescita complessiva di 1.160 ettari. Piazzali, aree di servizio e altre superfici artificiali aumentano di 1.230 ettari. Le attività estrattive coinvolgono 392 ettari e le infrastrutture 506 ettari, includendo anche opere realizzate su cantieri già esistenti.
Cresce la superficie destinata alla logistica
Nel 2025 la logistica aggiunge 390 ettari, soprattutto in Piemonte, con 115 ettari, e nel Lazio, con 59.
Aumenta anche il fotovoltaico a terra, con 2.798 ettari in più rispetto all’anno precedente, un valore quasi quaranta volte superiore a quello del 2021. Gli impianti eolici, comprese le infrastrutture collegate, interessano altri 118 ettari.
I dati pongono al centro la scelta delle superfici su cui realizzare nuovi impianti: tetti e aree già artificializzate possono rappresentare alternative da valutare per ridurre la pressione sui terreni naturali e agricoli.
Città più calde e territori fragili: gli effetti del cemento
Oltre due terzi delle nuove trasformazioni si concentrano nelle aree urbane. Nel corso del 2025 sono scomparsi 4.231 ettari di aree verdi e 320 ettari di copertura arborea.
La perdita di vegetazione e l’aumento delle superfici impermeabili contribuiscono al riscaldamento delle città. Nelle zone più artificializzate, la temperatura del suolo può superare di oltre 10 °C quella delle aree rurali circostanti, con punte locali di 12 °C. Dove gli alberi sono più presenti, le temperature possono essere fino a 1,6 °C inferiori.
Il consumo di suolo interessa anche zone esposte a pericoli naturali: in un anno sono stati trasformati 1.106 ettari nelle aree a rischio alluvione e 707 ettari in quelle a rischio frana. Un elemento che richiama l’importanza di integrare la pianificazione urbanistica con la valutazione dei rischi territoriali.
ISPRA: «La conoscenza ambientale deve costruire soluzioni»
«Oggi la conoscenza ambientale non serve solo a descrivere i problemi, ma a costruire le soluzioni», ha affermato Maria Alessandra Gallone, presidente di ISPRA-SNPA.
Secondo Gallone, il rapporto mette a disposizione dati e strumenti per individuare alternative alla perdita di suolo e orientare le scelte verso il recupero e la rigenerazione di ciò che già esiste.
La sfida, dunque, non riguarda soltanto il contenimento delle nuove costruzioni, ma anche la capacità di riutilizzare le superfici già trasformate. La mappatura offre una base per individuare gli interventi possibili; la loro realizzazione dipenderà da pianificazione, risorse e scelte concrete delle amministrazioni e degli altri soggetti coinvolti.




















































































































































































































































































































































































































































