- 23/10/2026
- Redazione
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Il sondaggio Ipsos Doxa fotografa un Paese preoccupato per la crisi climatica: il 76% chiede più impegno, mentre cittadini e imprese invocano un’accelerazione della transizione energetica
La crisi climatica non è una preoccupazione di nicchia, né una questione che divide semplicemente le generazioni. In Italia, la sensibilità verso i cambiamenti del clima resta diffusa e si accompagna a una richiesta precisa: fare di più, con interventi concreti e una strategia capace di conciliare tutela ambientale, sicurezza energetica e sviluppo economico.
A fotografare questo orientamento è un sondaggio realizzato da Ipsos Doxa su un campione nazionale della popolazione, in occasione della 29ª edizione di Ecomondo, in programma dal 3 al 6 novembre alla Fiera di Rimini, e della 15ª edizione degli Stati Generali della Green Economy, previsti il 3 e 4 novembre.
I numeri restituiscono un messaggio significativo: il 76% degli italiani chiede un maggiore impegno contro la crisi climatica, mentre il 46% sollecita un intervento più incisivo della politica. Il 60% si dichiara preoccupato per il cambiamento climatico, con una sensibilità particolarmente presente tra le donne, gli under 25 e gli over 55.
Il dato suggerisce che, nonostante le difficoltà economiche e le tensioni internazionali, la questione ambientale continua a occupare uno spazio importante nell’opinione pubblica. La sostenibilità, insomma, non sembra essere entrata in crisi: a essere sempre più urgente è la necessità di trasformare le preoccupazioni in risultati verificabili.
Crisi climatica, gli italiani chiedono azioni concrete
La preoccupazione per il futuro si traduce in una richiesta di interventi che non si limitino agli obiettivi di lungo periodo. Il timore che gli effetti del cambiamento climatico possano peggiorare spinge una parte consistente della popolazione a chiedere misure di adattamento, indicate dal 40,8% degli intervistati.
La stessa percentuale ritiene necessario agire anche quando altri Paesi non assumono impegni analoghi. Un orientamento che evidenzia la volontà di non subordinare ogni iniziativa nazionale alla disponibilità degli altri Stati a intervenire.
Rimane una quota minoritaria, pari al 14%, che esprime scetticismo sulle tematiche ambientali. Il quadro generale, tuttavia, è quello di una popolazione che riconosce la rilevanza del problema e considera necessario affrontarlo.
Oltre 7 italiani su 10 dichiarano inoltre di essere disposti ad adottare uno stile di vita più sostenibile e ritengono che la transizione energetica debba rappresentare una priorità per il Paese.
La sfida, quindi, non riguarda soltanto le grandi decisioni industriali o le politiche pubbliche ma coinvolge anche i comportamenti individuali, a condizione che l’impegno dei cittadini trovi riscontro nelle scelte delle istituzioni e delle imprese.
Transizione ecologica, anche le imprese chiedono di accelerare
Tra gli elementi più rilevanti dell’indagine emerge il giudizio del mondo produttivo. Il 64% ritiene troppo lento il percorso verso la transizione ecologica. La percentuale sale al 74% quando si parla specificamente della transizione energetica.
È un segnale importante perché amplia il dibattito oltre la sensibilità ambientale dei singoli cittadini. La richiesta di accelerare non arriva soltanto da chi considera prioritario proteggere il clima, ma anche da un sistema produttivo che vede nella trasformazione energetica una questione decisiva.
La transizione, tuttavia, deve confrontarsi con costi, investimenti, infrastrutture e competitività. Proprio per questo, il consenso verso un cambiamento più rapido non equivale a un’approvazione indistinta di qualsiasi misura: la richiesta che emerge è quella di soluzioni efficaci, sostenibili sul piano economico e capaci di produrre benefici concreti.
Energie rinnovabili e risparmio energetico in cima alle priorità
Quando agli intervistati viene chiesto quali iniziative siano più importanti per contrastare il cambiamento climatico, la risposta principale riguarda la riduzione dei combustibili fossili e l’incremento delle fonti rinnovabili, indicati dal 38,45%.
Al secondo posto si collocano il risparmio e l’efficienza energetica, citati dal 35,27%. Seguono la necessità di una comunicazione chiara, sottolineata dal 25% del campione, e quella di una spinta internazionale che coinvolga tutti i Paesi, indicata dal 24,27%.
Le priorità individuate dagli intervistati mostrano come il tema ambientale venga associato a strumenti operativi: ridurre la dipendenza dalle fonti fossili, consumare meno energia e migliorare l’efficienza dei sistemi esistenti.
Accanto alle tecnologie e agli investimenti, emerge anche l’importanza dell’informazione. Una comunicazione comprensibile può contribuire a rendere più chiari gli obiettivi della transizione, i costi delle diverse scelte e i vantaggi attesi per famiglie, imprese e territori.
Crisi geopolitica e sicurezza energetica: cosa chiedono gli italiani
La ricerca Ipsos Doxa affronta anche il rapporto tra tensioni geopolitiche, approvvigionamenti energetici e politiche climatiche. In un contesto internazionale instabile, la dipendenza dai combustibili fossili viene considerata anche un problema di costi e sicurezza.
Il 55% degli intervistati ritiene necessario ridurre le importazioni di combustibili fossili e puntare sulle fonti rinnovabili, con l’obiettivo di contenere i costi e aumentare la sicurezza energetica.
Non mancano, tuttavia, orientamenti differenti: il 28% chiede di riaprire le centrali termoelettriche a carbone, mentre un italiano su cinque vorrebbe riavviare il nucleare.
I risultati restituiscono dunque un quadro articolato. La maggioranza del campione indica nelle rinnovabili e nella riduzione delle importazioni fossili una direzione da seguire, ma una parte della popolazione guarda anche al recupero di altre fonti di produzione energetica.
Il nodo centrale resta quello di garantire energia disponibile e accessibile, riducendo al tempo stesso la vulnerabilità del Paese alle crisi internazionali. Una questione che riguarda direttamente le famiglie, attraverso le bollette, e le imprese, attraverso i costi di produzione.
Ambiente e competitività, la maggioranza non vede un conflitto inevitabile
Un altro punto centrale dell’indagine riguarda il possibile contrasto tra tutela ambientale e competitività economica. Il sondaggio indica che un italiano su due chiede di accelerare lo sviluppo di tecnologie capaci di garantire contemporaneamente competitività e misure efficaci per il clima e l’ambiente.
Soltanto un intervistato su quattro ritiene che investire nelle tematiche ambientali riduca la competitività dell’Italia.
Il dato segnala che una parte consistente dell’opinione pubblica non considera necessariamente inconciliabili la crescita economica e la sostenibilità. Al contrario, la richiesta è quella di individuare soluzioni tecnologiche e industriali in grado di tenere insieme entrambi gli obiettivi.
È un passaggio importante per il dibattito sulla transizione: la protezione del clima non viene presentata soltanto come un costo da sostenere, ma anche come un percorso che deve dimostrare la propria capacità di rafforzare il sistema economico.
Resta decisivo, naturalmente, il modo in cui gli investimenti saranno realizzati, i benefici distribuiti e gli eventuali costi affrontati da cittadini e imprese.
Edo Ronchi: «La percezione dei rischi sta cambiando l’opinione pubblica»
Secondo Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, i risultati dell’indagine confermano un cambiamento nella percezione collettiva dei rischi ambientali ed energetici.
“L’indagine IPSOS conferma che la percezione dei cittadini sulla pericolosità degli effetti della crisi climatica e dei costi elevati della dipendenza dal petrolio e dal gas sta scavando a fondo e cambiando gli orientamenti dell’opinione pubblica”, dichiara Ronchi.
Il presidente aggiunge che i risultati potrebbero sorprendere quanti erano ormai convinti, o rassegnati, a un orientamento più scettico sulle questioni ecologiche e a un disimpegno rispetto alle misure climatiche.
Le sue parole sottolineano un aspetto centrale della ricerca: la consapevolezza dei rischi climatici si intreccia con quella dei costi legati alla dipendenza energetica. Due questioni che, pur distinte, contribuiscono a riportare la transizione al centro del confronto pubblico.
Alessandra Astolfi: «Ora bisogna trasformare la consapevolezza in azione»
Anche Alessandra Astolfi, Global Exhibition Director della Divisione Green & Technology di Italian Exhibition Group, sottolinea la diffusione della sensibilità ambientale tra cittadini e imprese.
“I risultati dell’indagine ci restituiscono un quadro molto chiaro”, afferma Astolfi. “La sensibilità di cittadini e imprese italiane verso il cambiamento climatico è ormai diffusa, così come la percezione che la transizione energetica ed ecologica richiedono un’accelerazione”.
La responsabile di Italian Exhibition Group individua quindi nella concretezza il passaggio decisivo: “L’obiettivo oggi deve essere trasformare questa attenzione in soluzioni concrete”.
Un percorso che, prosegue Astolfi, richiede un impegno condiviso, a partire dalle istituzioni, e la capacità di convertire la consapevolezza maturata nella società in azioni effettive.
Il messaggio si inserisce nel contesto di Ecomondo e degli Stati Generali della Green Economy, appuntamenti dedicati al confronto sui temi dell’economia circolare, della sostenibilità e della trasformazione dei sistemi energetici e produttivi.
Andrea Alemanno: «Gli italiani non vogliono sentirsi soli»
La crisi climatica non scompare dalle preoccupazioni degli italiani neppure quando inflazione, difficoltà economiche e tensioni geopolitiche sembrano occupare la maggior parte dell’attenzione pubblica.
È questa la lettura proposta da Andrea Alemanno per Ipsos, secondo il quale i cittadini continuano ad avvertire diffusamente i rischi ambientali e non intendono rassegnarsi a un futuro considerato inevitabile.
“Siamo ancora in tempo per fare qualcosa”, commenta Alemanno. Ma, avverte, gli italiani non vogliono affrontare questa sfida da soli, perché un impegno privo di sostegno collettivo rischierebbe di rivelarsi velleitario.
Perché la disponibilità ad agire si traduca in comportamenti concreti, le persone vogliono vedere risposte da parte delle forze politiche e delle aziende. Da qui anche il richiamo alla responsabilità di chi è chiamato a prendere decisioni e a orientare gli investimenti.
“Chi deluderà questa attesa prima o poi sarà punito, dai consumatori, dai lavoratori e anche dal clima”, conclude Alemanno.
Una dichiarazione che sposta l’attenzione dalla sola sensibilità individuale alla credibilità delle istituzioni e delle imprese. La disponibilità dei cittadini a cambiare abitudini, infatti, non garantisce automaticamente che la transizione venga realizzata: servono scelte coerenti, strumenti adeguati e risultati riconoscibili.
La vera sfida è ricostruire la fiducia nella transizione
Nel complesso, l’indagine Ipsos Doxa restituisce l’immagine di un Paese che chiede soluzioni pragmatiche, misurabili e compatibili con la crescita economica. Le fonti rinnovabili, il risparmio energetico e la riduzione della dipendenza dai combustibili fossili rappresentano alcune delle direttrici indicate dagli intervistati per proteggere contemporaneamente il clima, il potere d’acquisto delle famiglie e la sicurezza energetica nazionale.
Il sondaggio non cancella le differenze di vedute né le difficoltà legate alla realizzazione delle politiche ambientali. Mostra, però, che lo scetticismo non esaurisce gli orientamenti dell’opinione pubblica e che la disponibilità a impegnarsi resta significativa.
Il punto decisivo, a questo punto, non è soltanto convincere le persone dell’esistenza della crisi climatica ma è dimostrare che la transizione può essere governata, che le misure adottate sono efficaci e che i benefici e i costi vengono distribuiti in modo sostenibile.















































































































































































































































































































































































































































