- 29/12/2025
- Redazione
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Dal diritto a un ambiente sano al sorpasso delle rinnovabili sul carbone: nel 2025 per il clima arrivano segnali incoraggianti
La crisi climatica continua a incombere sul pianeta come una nuvola scura: eventi estremi sempre più frequenti, limiti planetari superati, emissioni da combustibili fossili ai massimi storici. È questa la narrazione dominante che accompagna il dibattito pubblico e che alimenta un diffuso senso di paura e impotenza.
Eppure, accanto agli allarmi, il 2025 ha segnato alcuni passaggi storici che meritano di essere raccontati. Decisioni giudiziarie senza precedenti, accordi internazionali e un’accelerazione inattesa delle energie rinnovabili mostrano che qualcosa, lentamente, si sta muovendo. Ecco i principali successi climatici dell’anno.
Clima, la svolta della Corte internazionale di giustizia
A luglio è arrivata una decisione destinata a entrare nei libri di diritto internazionale. La Corte internazionale di giustizia (CIG), il massimo organo giudiziario delle Nazioni Unite, ha emesso un parere storico che definisce le responsabilità degli Stati nella lotta alla crisi climatica.
È stato il procedimento più ampio mai affrontato dalla Corte: oltre 150 memorie presentate da Stati, organizzazioni internazionali e società civile. Nel documento finale, lungo 133 pagine, la CIG afferma un principio chiave: vivere in un ambiente pulito, sano e sostenibile è un diritto umano, al pari dell’accesso all’acqua, al cibo e a un alloggio dignitoso.
Il parere non è giuridicamente vincolante, ma ha un peso enorme. Rafforza le basi legali per chiamare i grandi inquinatori a rispondere delle proprie azioni e offre nuovi strumenti alle comunità più colpite dagli effetti del cambiamento climatico.
Oceani, passo storico con il Trattato sull’Alto Mare
Un altro risultato significativo è arrivato a maggio, quando l’Unione europea e sei Stati membri hanno ratificato il Trattato ONU sull’Alto Mare, un accordo definito storico per la tutela degli oceani.
Con la ratifica, il trattato entra nel diritto internazionale vincolante e apre la strada alla protezione delle aree marine al di fuori delle giurisdizioni nazionali, che coprono quasi due terzi degli oceani del pianeta. Zone sempre più minacciate da inquinamento, sfruttamento intensivo, crisi climatica e perdita di biodiversità.
Il trattato consente di istituire aree marine protette e sostiene l’obiettivo globale di salvaguardare almeno il 30% degli oceani entro il 2030. “Questa scelta manda un messaggio chiaro: la protezione degli oceani non è opzionale, è una priorità globale”, ha sottolineato Nathalie Rey della High Seas Alliance.
Energie rinnovabili: il sorpasso storico sul carbone
Nonostante lo stallo politico alla COP30 sull’uscita dai combustibili fossili, il 2025 ha segnato un punto di svolta sul fronte energetico. Solare ed eolico hanno superato il carbone nella produzione globale di elettricità, un fatto mai accaduto prima.
Secondo il think tank Ember, nella prima metà dell’anno la produzione solare è cresciuta del 31%, mentre l’eolico del 7,7%. Insieme, le rinnovabili hanno aggiunto oltre 400 terawattora, più dell’aumento della domanda globale di elettricità nello stesso periodo.
Il solare si conferma il vero motore della transizione: uno studio dell’Università di Surrey lo indica come la fonte energetica più economica al mondo, con costi fino a 0,023 euro per unità di energia. E con il crollo dell’89% dei prezzi delle batterie dal 2010, anche i sistemi di accumulo sono ormai competitivi rispetto alle centrali a gas.
Economia e clima: crescere senza aumentare le emissioni è possibile
Uno dei miti più duri a morire è quello che lega crescita economica e aumento delle emissioni. Ma i dati del 2025 raccontano un’altra storia.
Un rapporto dell’Energy and Climate Intelligence Unit (ECIU), basato sul Global Carbon Budget 2025, mostra che il 92% del PIL mondiale si trova in Paesi che hanno avviato un disaccoppiamento tra crescita economica ed emissioni. In alcuni casi le emissioni crescono più lentamente dell’economia; in altri, addirittura diminuiscono mentre il PIL continua ad aumentare.
Gran parte dell’Europa rientra tra i Paesi che stanno riuscendo a crescere riducendo l’impatto climatico, smentendo l’idea che la transizione verde significhi automaticamente recessione o perdita di benessere.
“A volte ci viene detto che non possiamo tagliare le emissioni senza tagliare la crescita”, ha spiegato John Lang dell’ECIU. “Ma sta accadendo il contrario: il disaccoppiamento è ormai la norma”.
Un anno da ricordare, senza abbassare la guardia
Il 2025 non è stato l’anno della soluzione definitiva alla crisi climatica. Ma è stato un anno in cui alcuni pilastri fondamentali sono stati messi al loro posto: diritti riconosciuti, oceani più protetti, rinnovabili sempre più forti ed economie che iniziano a cambiare rotta.
Segnali che non cancellano l’emergenza, ma dimostrano che un futuro diverso non è solo necessario: è possibile.


















































































































































































































































































































































































































































