- 12/04/2026
- Redazione
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Clima fuori controllo: marzo 2026 tra i più caldi, oceani quasi record e ghiacci artici al minimo storico. I dati choc Copernicus
Marzo 2026 si conferma come uno dei mesi più caldi mai registrati a livello globale. Secondo il Servizio Copernicus per il Cambiamento Climatico, il sistema europeo di monitoraggio climatico, la temperatura media globale ha raggiunto i 13,94°C, collocando il mese al quarto posto nella classifica storica.
Il dato più rilevante è però lo scostamento rispetto all’epoca preindustriale: +1,48°C rispetto al periodo 1850-1900. Una soglia che avvicina pericolosamente il pianeta al limite di 1,5°C fissato dagli accordi internazionali sul clima.
Come sottolinea Carlo Buontempo, direttore del servizio Copernicus, i numeri raccontano “una storia allarmante”, fatta di segnali convergenti che indicano un sistema climatico sotto pressione crescente.
Europa sempre più calda, ma segnata da eventi estremi
Se a livello globale marzo si colloca al quarto posto, in Europa la situazione è ancora più evidente: è stato il secondo marzo più caldo mai registrato.
La temperatura media nel continente ha raggiunto i 5,88°C, ben 2,27°C sopra la media del periodo 1991-2020. Le anomalie positive hanno interessato quasi tutta l’Europa, con picchi particolarmente marcati nel Nord-Est europeo e nelle regioni artiche.
Ma il dato termico non racconta tutto. Il mese è stato segnato anche da forti contrasti:
- da un lato, condizioni di siccità diffuse in gran parte dell’Europa continentale
- dall’altro, piogge intense e allagamenti in alcune aree del Mediterraneo e del Nord Europa
Un quadro reso ancora più instabile dal confronto con febbraio, che era stato insolitamente freddo e molto piovoso, causando inondazioni in diverse regioni.
Oceani sempre più caldi: segnali di un possibile ritorno di El Niño
Temperature superficiali del mare quasi da record
Un altro dato chiave riguarda gli oceani. La temperatura superficiale del mare ha raggiunto i 20,97°C, il secondo valore più alto mai registrato per marzo.
Solo il 2024, anno caratterizzato da un forte evento di El Niño, aveva fatto registrare valori superiori.
Durante il mese, le temperature marine sono aumentate costantemente, avvicinandosi proprio ai livelli record di quell’anno. Secondo molti centri climatici, questo andamento potrebbe indicare una transizione verso nuove condizioni di El Niño nella seconda metà del 2026.
Un fenomeno che, se confermato, potrebbe amplificare ulteriormente gli effetti del riscaldamento globale nei prossimi mesi.
Artico in crisi: ghiaccio ai livelli più bassi mai registrati per marzo
Il segnale forse più evidente arriva dalle regioni polari. Nell’Artico, l’estensione del ghiaccio marino ha toccato il minimo storico per il mese di marzo, con valori inferiori del 5,7% rispetto alla media.
Ancora più significativo è il dato sul massimo invernale: il picco stagionale del ghiaccio è stato il più basso mai registrato, confermando una tendenza ormai consolidata.
Le anomalie più marcate si sono registrate: nel Mare di Barents; nell’area delle Svalbard e nel Mare di Okhotsk, tutte zone caratterizzate da temperature ben al di sopra della media.
In Antartide la situazione è meno estrema rispetto agli ultimi anni, ma comunque negativa: la copertura di ghiaccio resta inferiore del 10% rispetto alla media.
Caldo e siccità anche fuori dall’Europa: dagli USA al Messico
Il mese di marzo ha mostrato un quadro climatico globale fortemente disomogeneo.
Tra i fenomeni più rilevanti:
- ondate di calore precoci e persistenti negli Stati Uniti occidentali
- condizioni di siccità marcata tra Stati Uniti meridionali e Messico settentrionale
- temperature sopra la media in gran parte dell’Artico e della Russia
Al contrario, anomalie fredde si sono registrate in Canada, Alaska e Groenlandia meridionale, a dimostrazione di un clima sempre più caratterizzato da forti contrasti.
Il nodo dei dati climatici: base indispensabile per le politiche future
Dietro questi numeri c’è una rete globale di osservazione composta da satelliti, navi, aerei e stazioni meteorologiche. Un’infrastruttura che, come evidenziato da Copernicus, non è più solo uno strumento scientifico, ma un elemento cruciale per le decisioni politiche.
I dati mostrano una tendenza chiara: il cambiamento climatico non è più una previsione, ma una realtà già in atto, fatta di record che si susseguono e di fenomeni estremi sempre più frequenti.













































































































































































































































































































































