- 29/06/2026
- Redazione
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Non sono solo le grandi isole di plastica a minacciare gli oceani. Un nuovo studio individua l’Atlantico nord-orientale come una delle aree più a rischio per la fauna marina e invita a ripensare le strategie globali contro l’inquinamento
Per anni l’attenzione si è concentrata sulle enormi “isole di plastica” che galleggiano negli oceani. Ma il rischio maggiore per gli ecosistemi marini potrebbe trovarsi altrove. Una nuova analisi internazionale dimostra infatti che le aree con il più alto impatto sulla biodiversità non coincidono necessariamente con quelle dove si accumulano le maggiori quantità di rifiuti.
Lo studio offre una delle mappe più complete finora realizzate sul rischio globale legato all’inquinamento da plastica e individua nell’Atlantico nord-orientale uno dei punti più critici del pianeta. Un risultato che potrebbe influenzare le future politiche ambientali, suggerendo di ampliare gli interventi di bonifica oltre le celebri “garbage patch” oceaniche.
Perché alcune zone sono più pericolose di altre
La ricerca parte da un presupposto semplice: la quantità di plastica presente in mare non basta, da sola, a misurare il danno ambientale.
Come evidenziato da “ Science for Environment Policy”: DG Commissione europea Servizio di allarme notizie sull’ambiente, a cura dell’Unità di comunicazione scientifica, Università dell’Inghilterra occidentale, Bristol, gli scienziati hanno incrociato dati sulla distribuzione dei rifiuti plastici con quelli relativi alla biomassa marina, alle correnti oceaniche e ai modelli di trasporto della plastica.
Il risultato è una mappa del rischio che tiene conto anche della presenza degli organismi viventi. In altre parole, un’area con meno plastica può risultare molto più pericolosa se ospita popolazioni numerose di pesci, tartarughe, cetacei o altre specie marine.
È proprio questa sovrapposizione tra presenza di rifiuti e abbondanza di fauna a determinare il reale impatto ecologico.
L’Atlantico nord-orientale è il nuovo punto caldo dell’inquinamento
Secondo lo studio, gli animali marini di grandi dimensioni sono particolarmente esposti al rischio di ingerire plastica nell’Atlantico nord-orientale.
Per gli organismi più piccoli, invece, il pericolo maggiore interessa l’Atlantico nord-occidentale.
Ma non è tutto. L’intero Atlantico settentrionale emerge come una delle aree più vulnerabili anche per la presenza di sostanze tossiche che si legano ai frammenti di plastica, come il metilmercurio e il perfluorottano solfonato (PFOS).
Quando gli animali ingeriscono plastica contaminata, questi composti possono accumularsi nei tessuti e risalire lungo tutta la catena alimentare, aumentando i rischi per l’intero ecosistema marino.
Attrezzi da pesca e coste: qui il rischio è cento volte più alto
Un’altra minaccia riguarda l’intrappolamento degli animali nei rifiuti plastici di grandi dimensioni, soprattutto reti e attrezzi da pesca abbandonati.
La ricerca evidenzia che lungo le coste il rischio è oltre cento volte superiore rispetto all’oceano aperto.
Le aree maggiormente interessate comprendono: Atlantico nord-orientale; Atlantico sud-orientale; Pacifico subtropicale; Oceano Indiano meridionale.
Le regioni costiere, dove si concentrano pesca, traffico navale e attività umane, rappresentano infatti i luoghi in cui la plastica tende ad accumularsi maggiormente, diventando una trappola mortale per tartarughe marine, cetacei, squali e numerose altre specie.
Entro il 2060 quasi tre volte più plastica negli oceani
Le simulazioni elaborate dai ricercatori delineano uno scenario preoccupante.
Se le emissioni di rifiuti plastici continueranno agli attuali ritmi, entro il 2060 la quantità di plastica presente negli oceani potrebbe diventare circa 2,8 volte superiore a quella odierna.
Anche negli scenari più ottimistici, caratterizzati da una riduzione delle emissioni, alcune aree continueranno comunque a registrare un aumento dell’inquinamento, soprattutto nell’Atlantico sud-orientale e nel Pacifico meridionale, dove si prevede una crescita dei rifiuti provenienti da Sud America e Africa.
Le politiche ambientali devono cambiare strategia
Uno dei messaggi più importanti dello studio riguarda proprio le future politiche di contrasto all’inquinamento.
Secondo gli autori, concentrare gli sforzi esclusivamente sulle grandi isole di plastica rischia di essere poco efficace dal punto di vista ecologico.
Molte aree con concentrazioni inferiori di rifiuti ospitano infatti ecosistemi molto più vulnerabili.
Per questo motivo gli esperti raccomandano di: estendere gli interventi di pulizia anche alle aree costiere; rafforzare il recupero degli attrezzi da pesca abbandonati; migliorare la gestione globale dei rifiuti plastici; accelerare il negoziato internazionale sul Trattato globale delle Nazioni Unite contro l’inquinamento da plastica.
I ricercatori invitano inoltre a prestare attenzione anche ai materiali definiti “biodegradabili”. Sebbene possano ridurre il rischio di intrappolamento degli animali, degradandosi possono trasformarsi in microplastiche, contribuendo comunque all’ingestione da parte della fauna marina.
Proteggere gli oceani richiede una visione globale
La ricerca conferma che l’inquinamento da plastica non rappresenta un problema uniforme, ma assume caratteristiche molto diverse a seconda delle aree geografiche e delle specie coinvolte.
Individuare con precisione le zone dove la plastica incontra la maggiore biodiversità diventa quindi fondamentale per utilizzare in modo più efficace le risorse destinate alla tutela degli ecosistemi marini.
L’Atlantico settentrionale e il Pacifico settentrionale emergono oggi come i principali hotspot mondiali del rischio, ma la crescita prevista delle emissioni in diverse regioni del pianeta rende evidente come la sfida non possa essere affrontata solo a livello locale. Servono strategie coordinate e politiche internazionali capaci di intervenire sull’intero ciclo di vita della plastica, dalla produzione fino allo smaltimento.












































































































































































































































































































































































































