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Da Gaza all’Ucraina, passando per Sudan e Libano: numeri, fondi e strategie della cooperazione italiana a COOPERA 2026

Roma ospita in questi giorni uno dei principali appuntamenti italiani dedicati alla cooperazione internazionale. Il 26 e 27 maggio l’Auditorium della Conciliazione e le Corsie Sistine fanno da cornice a COOPERA 2026, la terza Conferenza nazionale della cooperazione allo sviluppo prevista dalla Legge 125 del 2014, che ogni tre anni chiama a raccolta istituzioni, organizzazioni della società civile, imprese, accademia e organismi internazionali per discutere strategie e priorità della cooperazione italiana.

Promossa dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, la conferenza riunisce oltre 1.400 partecipanti registrati e più di 80 relatori.

Due giornate di confronto dedicate ai grandi scenari internazionali, dalle emergenze umanitarie in Medio Oriente e Ucraina alle sfide dello sviluppo sostenibile, con l’obiettivo di rafforzare il ruolo dell’Italia nelle politiche globali di cooperazione e assistenza.

Le quattro grandi sfide della cooperazione italiana

Il programma di COOPERA 2026 ruota attorno a quattro sessioni plenarie: “La grande famiglia della cooperazione italiana allo sviluppo – fare squadra insieme”, “L’Italia e le grandi crisi umanitarie”, “Educazione e conoscenza alla base di crescita e sviluppo” e “Il contributo della cooperazione italiana al Piano Mattei”.

Accanto alle plenarie sono previste numerose sessioni tematiche dedicate ai principali ambiti di intervento della cooperazione italiana: finanza per lo sviluppo, partenariato pubblico-privato e collaborazione europea.

Nel quadro dell’Agenda 2030, l’Italia conferma inoltre il proprio impegno verso il graduale raggiungimento degli obiettivi internazionali sul finanziamento allo sviluppo: lo 0,7% del Reddito Nazionale Lordo destinato all’aiuto pubblico allo sviluppo e la quota dello 0,15-0,20% riservata ai Paesi meno avanzati, in linea con quanto previsto dalla Legge 125/2014.

Gaza, Libano e Siria: il fronte mediorientale

Food for Gaza, 40 milioni già stanziati

Tra i principali dossier della conferenza c’è la crisi in Medio Oriente. Dall’inizio del conflitto, l’Italia ha stanziato 40 milioni di euro per l’iniziativa “Food for Gaza”, parte di un pacchetto complessivo da 130 milioni destinato anche alla Cisgiordania.

Il progetto rappresenta oggi il principale strumento dell’azione umanitaria italiana nella Striscia di Gaza.

Comprende l’invio di circa 240 tonnellate di beni umanitari, la donazione di 15 camion al Programma Alimentare Mondiale per le operazioni di distribuzione e il sostegno ai programmi delle principali organizzazioni internazionali operative nell’area, tra cui FAO, PAM, FICROSS, OMS, UNICEF e UNOPS.

Parallelamente sono stati approvati interventi dedicati all’assistenza dei rifugiati palestinesi in Siria, Libano, Giordania e Cisgiordania.

Libano, aiuti per 77,5 milioni tra emergenza e agricoltura

Il Libano resta uno dei Paesi prioritari per la cooperazione italiana. Tra il 2023 e il 2025 sono stati deliberati 52,5 milioni di euro per iniziative delle organizzazioni della società civile e delle agenzie umanitarie internazionali, in particolare OCHA e UNHCR.

Nel 2026 il ministro Antonio Tajani ha annunciato ulteriori 10 milioni di euro già deliberati per interventi urgenti. Sono stati inoltre effettuati due trasporti umanitari, uno dei quali in collaborazione con ECHO, per un totale di circa 40 tonnellate di beni shelter.

A questi si aggiunge un nuovo pacchetto da 15 milioni di euro annunciato durante il Comitato congiunto del 15 maggio 2025.

Le risorse saranno destinate al sostegno delle comunità colpite e degli sfollati del Sud del Libano, con interventi realizzati dalle organizzazioni della società civile e progetti per la ripresa agricola in collaborazione con la FAO, con particolare attenzione alle comunità cristiane.

Siria, 40 milioni l’anno dal 2016

Dal 2016, a partire dalle Conferenze dei donatori di Londra e successivamente di Bruxelles, l’Italia ha destinato circa 40 milioni di euro l’anno alla Siria, suddivisi mediamente tra programmi umanitari e iniziative di sviluppo.

Nel solo 2025 sono stati deliberati 52,5 milioni di euro sul canale umanitario per rispondere alla crisi interna siriana e sostenere i rifugiati nei Paesi limitrofi.

Ucraina, oltre 310 milioni tra aiuti e sviluppo

Focus sullo sminamento umanitario

Per quanto riguarda l’Ucraina, la cooperazione italiana ha allocato oltre 150 milioni di euro in assistenza umanitaria e più di 310 milioni complessivi includendo anche i fondi per lo sviluppo e i crediti di aiuto.

Una delle priorità operative resta lo sminamento umanitario, realizzato sia attraverso le organizzazioni della società civile sia con il coinvolgimento delle organizzazioni internazionali.

Dall’inizio dell’emergenza, inoltre, la Cooperazione Italiana ha organizzato donazioni e trasporti di beni umanitari per circa 85 tonnellate, anche nell’ambito del Meccanismo Unionale di Protezione Civile e con il supporto della base UNHRD di Brindisi.

Sudan e Sahel, l’Italia rafforza la presenza in Africa

“Italia per il Sudan”, oltre 130 tonnellate di aiuti

Sul fronte africano, il Sudan rappresenta una delle emergenze più rilevanti. Dal 2023 a oggi sono stati mobilitati oltre 33 milioni di euro: 18,5 milioni attraverso contributi alle organizzazioni internazionali operative sul campo, tra cui CICR, UNHCR, OMS, FAO e FICROSS, e 14,65 milioni per interventi bilaterali delle organizzazioni italiane della società civile.

Il 5 novembre scorso il ministro Tajani ha lanciato la nuova iniziativa “Italia per il Sudan”, ispirata al modello di Food for Gaza. Il piano prevede l’invio e l’approvvigionamento locale di aiuti destinati ai campi per sfollati di Port Sudan e delle aree vicine.

Finora sono stati distribuiti beni umanitari alimentari e non alimentari per oltre 130 tonnellate e deliberati interventi per 6 milioni di euro: 5 milioni alla FAO e 1 milione alla FICROSS.

Durante la Conferenza internazionale sul Sudan tenutasi a Berlino il 15 aprile 2026, Tajani ha inoltre annunciato un nuovo impegno da 30 milioni di euro destinato a Sudan e Paesi limitrofi, con interventi focalizzati su sanità, istruzione e agricoltura.

Sahel e Corno d’Africa, sicurezza alimentare e lavoro

La programmazione 2025 prevede nuovi interventi nei settori della protezione e della sicurezza alimentare: 12 milioni di euro per l’Etiopia, 600 mila euro per la Somalia, 11 milioni per il Sudan, 11 milioni per il Burkina Faso, 5 milioni per il Niger e 3 milioni per il Mali.

Le principali aree di intervento riguardano: salute, acqua e igiene, sicurezza alimentare, agricoltura, formazione professionale, sviluppo urbano sostenibile e valorizzazione del patrimonio culturale.

Particolarmente significativo il programma di reintegrazione e sviluppo degli ex combattenti nell’area del Tigray, in Etiopia, promosso dal governo locale in collaborazione con UNDP.

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