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Mondiali 2026 a rischio caldo estremo: più partite oltre soglie critiche, pericoli concreti per giocatori e tifosi

Non sarà soltanto il primo Mondiale a 48 squadre della storia. La Coppa del Mondo FIFA 2026 rischia di diventare anche il torneo più esposto agli effetti del cambiamento climatico mai disputato.

Secondo la nuova analisi “Climate Change Big Player at FIFA World Cup 2026”, pubblicata dall’alleanza scientifica World Weather Attribution (WWA) sullo stress termico durante il torneo, le partite in programma tra Stati Uniti, Canada e Messico potrebbero giocarsi in condizioni climatiche estreme, con temperature percepite considerate pericolose per atleti e tifosi.

Il rischio riguarda soprattutto le città del sud degli Stati Uniti e alcune aree interne del Nord America, dove caldo e umidità potrebbero raggiungere livelli critici durante le ore diurne.

La competizione si svolgerà dall’11 giugno al 19 luglio 2026 in 16 città distribuite tra i tre Paesi ospitanti. Una geografia enorme che, secondo i ricercatori, renderà il torneo particolarmente vulnerabile alle differenze climatiche: dalle condizioni più miti di Canada e costa pacifica americana fino ai picchi di calore previsti in città come Miami, Kansas City, Philadelphia o Monterrey.

Cos’è il WBGT e perché preoccupa gli esperti

Al centro dello studio c’è il WBGT, acronimo di Wet Bulb Globe Temperature, un indice che misura il cosiddetto “calore umido”: non solo la temperatura dell’aria, ma anche l’effetto combinato di umidità, sole e ventilazione sul corpo umano.

È il parametro oggi più utilizzato per valutare il rischio di stress termico negli sport professionistici.

Secondo le linee guida del sindacato mondiale dei calciatori FIFPRO:

Quando il caldo diventa pericoloso

  • con WBGT sopra i 26°C dovrebbero essere introdotte pause di raffreddamento;
  • oltre i 28°C le partite dovrebbero essere rinviate;
  • la FIFA, però, prevede lo stop soltanto oltre i 32°C, una soglia considerata da molti esperti troppo alta.

Ed è qui che emerge il nodo principale. Lo studio evidenzia che nel 2026 saranno molte di più le partite giocate oltre le soglie di sicurezza rispetto ai Mondiali statunitensi del 1994.

Più caldo rispetto al 1994: i numeri dello studio

Le simulazioni mostrano un aumento significativo delle gare disputate in condizioni critiche.

Nel dettaglio:

  • circa 26 partite potrebbero disputarsi con valori superiori ai 26°C WBGT;
  • nel 1994 sarebbero state circa 21;
  • nove incontri potrebbero svolgersi in stadi privi di sistemi di raffreddamento;
  • almeno cinque partite rischiano di superare i 28°C WBGT, la soglia considerata “non sicura” da FIFPRO.

Il fenomeno non riguarda soltanto le ore più calde della giornata. Anche le gare serali potrebbero essere coinvolte. Lo studio cita, ad esempio, la sfida tra Paesi Bassi e Tunisia a Kansas City: nonostante il calcio d’inizio alle 18, avrebbe comunque una probabilità del 7% di superare la soglia critica dei 28°C.

Il cambiamento climatico è già visibile nei Mondiali

Secondo i ricercatori, l’aumento del rischio non può più essere considerato casuale o episodico. Le analisi climatiche attribuiscono “con sicurezza” l’incremento delle condizioni estreme al riscaldamento globale causato dalle attività umane.

Dal 1994 a oggi, spiegano gli studiosi, il pianeta si è già riscaldato di circa 0,7°C. Una differenza apparentemente minima, ma sufficiente ad aumentare in modo netto frequenza e intensità delle ondate di calore durante grandi eventi sportivi.

I modelli climatici presi in esame mostrano inoltre che, in uno scenario globale più caldo di 2°C rispetto ai livelli preindustriali, le condizioni di stress termico diventerebbero ancora più frequenti e pericolose.

Non solo giocatori: il rischio riguarda anche i tifosi

L’allarme non si limita ai calciatori. Gli esperti sottolineano come le temperature elevate possano rappresentare un problema serio anche per milioni di tifosi.

Fan zone, maxi schermi, trasporti pubblici affollati, code agli ingressi e celebrazioni all’aperto potrebbero trasformarsi in situazioni ad alto rischio sanitario, soprattutto nelle città più calde e umide.

Gli stadi climatizzati potrebbero ridurre l’esposizione all’interno degli impianti, ma non proteggerebbero chi vive il torneo negli spazi urbani o durante gli eventi pubblici.

Il calcio davanti alla sfida climatica

Il report apre così una questione più ampia sul futuro degli eventi sportivi globali nell’era della crisi climatica.

Organizzare competizioni durante l’estate dell’emisfero nord, spiegano gli autori, diventerà sempre più complesso senza misure di adattamento radicali: infrastrutture di raffreddamento, revisione degli orari delle partite, maggiore protezione sanitaria e riduzione delle emissioni climalteranti.

Perché il rischio, ormai, non riguarda soltanto la qualità dello spettacolo sportivo. Ma la sicurezza stessa di chi scende in campo e di chi assiste dagli spalti.

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