- 06/08/2026
- Redazione
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L’Italia è tra i Paesi europei più vulnerabili alla crisi climatica. Un nuovo rapporto evidenzia l’aumento dei decessi per caldo, i costi economici miliardari e i rischi crescenti per agricoltura, turismo e salute
L’Italia si prepara ad affrontare l’ennesima ondata di caldo estremo, con tutte le 27 città monitorate dal Ministero della Salute destinate a raggiungere il livello massimo di allerta. Ma quella che ormai sembra una normale emergenza estiva è soltanto il sintomo più evidente di un fenomeno molto più ampio.
Secondo un nuovo approfondimento pubblicato da Zero Carbon Analytics, il cambiamento climatico sta colpendo l’Italia con una velocità superiore rispetto a gran parte del resto del mondo, trasformando il Paese in uno degli Stati europei più esposti agli effetti del riscaldamento globale.
Le conseguenze non riguardano soltanto il caldo: aumentano i decessi, crescono i costi economici, peggiorano le condizioni di lavoro e vengono messi sotto pressione sanità, agricoltura e turismo.
Il quadro che emerge è quello di un Paese chiamato a fare i conti con una crisi ormai strutturale, destinata ad aggravarsi senza interventi rapidi sulla riduzione delle emissioni e sull’adattamento del territorio.
L’Italia è tra i Paesi europei che si stanno riscaldando più rapidamente
Secondo i dati di Copernicus l’Europa è oggi il continente che registra il più rapido aumento delle temperature a livello mondiale, con un ritmo di crescita superiore a quello medio globale. All’interno di questo scenario, l’Italia rappresenta uno dei territori più vulnerabili.
La posizione geografica nel cuore del Mediterraneo, l’elevata urbanizzazione e una delle popolazioni più anziane del pianeta rendono infatti il Paese particolarmente esposto agli eventi climatici estremi.
Le proiezioni indicano che, nello scenario di emissioni più elevate, l’Italia potrebbe raggiungere un incremento medio della temperatura di circa 2,4 gradi, mentre anche negli scenari più favorevoli il riscaldamento si attesterebbe intorno a 1,5 gradi, con effetti significativi su salute pubblica, economia e disponibilità delle risorse naturali.

Ondate di calore sempre più lunghe: nel 2024 gli italiani hanno vissuto 46 giorni di caldo estremo
Le ondate di calore stanno diventando progressivamente più frequenti, più intense e più durature.
Nel solo 2024 la popolazione italiana è stata esposta mediamente a 46 giorni di caldo estremo, e circa il 72% di queste giornate, secondo gli studiosi, non si sarebbe verificato senza il cambiamento climatico provocato dalle attività umane.
Anche le ore caratterizzate da condizioni di forte stress termico sono aumentate in modo significativo, raggiungendo livelli mai registrati negli ultimi decenni e rendendo più rischiose sia le attività all’aperto sia numerose professioni.
Morti per il caldo: l’Italia guida la classifica europea
Il dato più drammatico riguarda la mortalità. Tra il 2022 e il 2024 l’Italia ha registrato il numero più elevato di decessi attribuibili al caldo in tutta Europa, con quasi 52 mila vittime complessive.
Anche nel 2025 il Paese ha continuato a rappresentare uno dei principali epicentri dell’emergenza sanitaria: circa un terzo dei decessi legati alle alte temperature registrati nell’Unione Europea si è verificato proprio in Italia.
Gli esperti avvertono inoltre che il fenomeno potrebbe peggiorare rapidamente. Se il riscaldamento globale dovesse raggiungere i 2 °C, uno scenario oggi considerato molto probabile, i decessi legati al caldo potrebbero aumentare di circa il 75% rispetto ai livelli attuali.
Gli ospedali sotto pressione: aumentano ricoveri e malattie
Le conseguenze non si limitano alla mortalità. Durante le più intense ondate di calore registrate negli ultimi anni, numerosi ospedali italiani hanno segnalato un incremento compreso tra il 20% e il 25% dei ricoveri per disidratazione, colpi di calore e aggravamento di patologie croniche.
A essere maggiormente esposte sono le persone anziane, i pazienti fragili e chi vive nelle aree urbane, dove il cosiddetto effetto “isola di calore” amplifica ulteriormente le temperature percepite.
Una crisi che pesa anche sull’economia
Gli effetti del cambiamento climatico stanno incidendo in maniera crescente anche sulla competitività del sistema economico italiano.
Secondo le stime riportate da Zero Carbon Analytics, i danni provocati dagli eventi climatici estremi potrebbero costare all’Italia tra 11,5 e 18 miliardi di euro ogni anno entro il 2050, considerando sia i danni diretti alle infrastrutture sia gli effetti indiretti legati all’interruzione dei servizi, delle filiere produttive e dei trasporti.
Lo scenario più pessimista ipotizza una perdita fino a sei punti percentuali di PIL entro la metà del secolo.
Già entro il 2030, inoltre, il costo annuale della crisi climatica potrebbe raggiungere circa l’1,6% del prodotto interno lordo, con perdite economiche cumulate stimate in 129 miliardi di euro.
Caldo e lavoro: produttività in calo e migliaia di infortuni
Le alte temperature stanno modificando anche il mercato del lavoro. L’esposizione prolungata al caldo aumenta il rischio di incidenti, riduce la capacità produttiva e rende sempre più difficile lavorare all’aperto.
Le categorie più colpite sono quelle impiegate nell’agricoltura, nelle costruzioni, nei trasporti, nell’industria manifatturiera e nell’attività estrattiva.
Nel 2024 sono andate perse centinaia di milioni di ore lavorative potenziali, con il settore delle costruzioni che da solo ha rappresentato circa il 40% delle ore di lavoro compromesse dal caldo estremo.
Un Paese ancora troppo dipendente dai combustibili fossili
Nonostante la crescente evidenza scientifica degli effetti del riscaldamento globale, l’Italia continua a dipendere in misura significativa dai combustibili fossili.
Oltre la metà dell’elettricità prodotta nel Paese proviene ancora da fonti fossili, una quota nettamente superiore alla media dell’Unione Europea.
Per gli esperti, accelerare la transizione energetica e rafforzare le politiche di adattamento rappresenta una delle condizioni indispensabili per limitare i danni economici e sanitari nei prossimi decenni.
Siccità e incendi: il cambiamento climatico ridisegna il territorio italiano
L’aumento delle temperature altera il ciclo delle precipitazioni, prosciuga i suoli e rende sempre più frequenti eventi estremi come siccità, incendi e alluvioni.
Negli ultimi anni l’Italia ha visto crescere in modo significativo le aree colpite dalla siccità. Tra il 2020 e il 2024, il 61% del territorio nazionale ha sperimentato almeno un mese di siccità estrema ogni anno, una quota nettamente superiore rispetto a quella registrata nella seconda metà del secolo scorso.
L’effetto è duplice: da una parte si riduce la disponibilità di acqua per cittadini, agricoltura e industria; dall’altra aumenta il rischio di incendi boschivi, alimentati da vegetazione sempre più secca e temperature elevate.
Nel 2025 gli incendi hanno raggiunto livelli record in Europa, con oltre un milione di ettari andati in fumo. In Italia sono bruciati più di 84 mila ettari di territorio, circa il 60% in più rispetto alla media dei due decenni precedenti.






















































































































































































































































































































































































































