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Nel giorno in cui la Chiesa celebra San Francesco d’Assisi, patrono dei poveri e della fraternità universale, Papa Leone XIV ha firmato la sua prima esortazione apostolica

Il documento, intitolato Dilexi te – che significa “Ti ho amato” – è un accorato appello all’amore concreto verso i poveri e un deciso atto di continuità con l’eredità spirituale e sociale del suo predecessore, Papa Francesco.

Il testo nasce idealmente da Dilexit nos, l’ultima enciclica firmata da Francesco nell’ottobre del 2024, dedicata all’amore umano e divino del Cuore di Gesù. Leone XIV raccoglie quel testimone e rilancia, mettendo al centro del suo pontificato una delle sfide più urgenti e dolorose del nostro tempo: la povertà crescente in un mondo sempre più diseguale.

L’economia che uccide e le nuove povertà

Nel cuore dell’esortazione, il Papa denuncia con parole forti e dirette «la dittatura di un’economia che uccide», puntando il dito contro un sistema finanziario dominato da pochi, nel quale «i guadagni di pochi crescono esponenzialmente», mentre la maggioranza resta esclusa dai benefici del progresso.

Un’accusa chiara alle ideologie che, in nome della libertà assoluta dei mercati, negano il controllo degli Stati e minano il bene comune. «Ci sono regole economiche – scrive Leone XIV – che sono state efficaci per la crescita, ma non per lo sviluppo umano integrale». La ricchezza, infatti, è aumentata, ma non si è distribuita in modo equo. Al contrario, è cresciuta la distanza tra chi ha tutto e chi non ha nulla.

Il Papa invita a rivedere anche il modo in cui si misura la povertà: non basta confrontare i dati con epoche passate, perché la povertà va intesa nel contesto delle possibilità offerte da ogni epoca. «Un tempo non avere l’elettricità non era considerato un disagio. Oggi lo è, eccome».

“I poveri non ci sono per caso”

Ma il passaggio forse più toccante e potente del documento è la riflessione sulle cause della povertà. «I poveri non ci sono per caso», afferma Leone XIV. Non sono il frutto del destino o, come qualcuno ancora osa affermare, di una scelta personale. Anzi, continua, c’è una colpevole “cecità e crudeltà” in chi perpetua questi pregiudizi.

Il Pontefice riconosce con realismo che esistono anche persone che non vogliono lavorare, ma non si può ignorare che «molti sopravvivono raccogliendo cartoni tutto il giorno, senza alcuna prospettiva di migliorare la propria vita». E respinge con forza la falsa retorica della meritocrazia, secondo la quale solo chi ha avuto successo meriterebbe attenzione e rispetto: «Non si può dire che la maggior parte dei poveri lo sono perché non hanno acquistato dei meriti».

Contro le ideologie e l’indifferenza

Leone XIV mette in guardia anche contro il rischio che siano proprio i cristiani a lasciarsi influenzare da «ideologie mondane» o da «orientamenti politici ed economici» che generano generalizzazioni ingiuste e conclusioni fuorvianti. Un richiamo netto a non separare la fede dalla giustizia sociale.

«C’è chi dice: il nostro compito è solo pregare e insegnare la dottrina. Ma così si dimentica che la promozione integrale dell’uomo è parte stessa del Vangelo», scrive il Papa. Parole che risuonano con particolare forza anche nel contesto europeo, dove – come sottolinea l’esortazione – il divario tra ricchi e poveri si è fatto sempre più profondo.

Solo nei primi sei mesi dell’anno, il patrimonio dei miliardari dell’Unione Europea è cresciuto di 405 miliardi di euro, oltre due miliardi al giorno. Un dato reso noto da Oxfam alla vigilia della riunione dei ministri delle finanze europei, chiamati a discutere nuove forme di tassazione dei super ricchi per sostenere il bilancio dell’UE.

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Un messaggio per tutti

Con Dilexi te, Papa Leone XIV lancia un messaggio chiaro e universale: la povertà non è una colpa, e l’amore per i poveri non è un optional della fede, ma una sua esigenza essenziale. Il documento non si limita a un’analisi sociale, ma è anche una chiamata personale e comunitaria a cambiare mentalità, a rompere l’indifferenza, a costruire una società più giusta.

È una voce profetica, che risuona nel solco di San Francesco e di Papa Francesco. Una voce che, in un mondo segnato da disuguaglianze drammatiche, invita ogni uomo e ogni donna – credente o no – a non voltarsi dall’altra parte.

Perché, come ricorda il Papa, «i poveri non ci sono per caso». E amarli, oggi, è scegliere da che parte stare.

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