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Europa a rischio dipendenza dal litio: i sali fusi promettono energia stabile, costi più bassi e autonomia industriale. Ecco cosa cambia davvero

La transizione energetica europea corre veloce, ma rischia di incepparsi su un nodo cruciale: dove immagazzinare tutta l’energia prodotta da fonti rinnovabili. Sole e vento, infatti, non sono programmabili, e senza sistemi di accumulo efficienti il rischio è quello di sprecare energia nei momenti di picco e trovarne poca quando serve davvero.

Finora la risposta è stata quasi obbligata: batterie agli ioni di litio. Ma questa soluzione, oggi dominante, porta con sé un problema sempre più evidente. La catena di approvvigionamento è fortemente concentrata fuori dall’Europa, soprattutto in Asia, mettendo in discussione autonomia industriale e sicurezza energetica.

È proprio su questo fronte che prova a cambiare le regole del gioco il progetto SALTOpower, iniziativa europea a cui partecipa anche ENEA, con l’obiettivo di sviluppare alternative più sostenibili e strategiche.

SALTOpower e la scommessa sui sali fusi

Al centro della ricerca ci sono i sali fusi, una tecnologia meno nota al grande pubblico ma già utilizzata in diversi ambiti industriali. Si tratta, in molti casi, di miscele a base di nitrati, materiali comuni e facilmente reperibili, impiegati persino come fertilizzanti.

Le loro caratteristiche li rendono particolarmente adatti all’accumulo energetico: resistono a temperature elevate, immagazzinano grandi quantità di calore e operano in condizioni stabili e sicure.

“Le miscele di sali nitrati mettono insieme diverse proprietà favorevoli per un loro uso come fluidi termici, come l’alta stabilità, la buona capacità termica e gli ampi intervalli di temperatura operativa”, ha spiegato Marco D’Auria, ricercatore ENEA e referente del progetto. “Queste caratteristiche li rendono adatti per applicazioni ad alte temperature e rappresentano già oggi uno standard negli impianti solari termodinamici”.

Accumulare energia quando c’è, usarla quando serve

L’idea alla base è tanto semplice quanto strategica: accumulare energia nei momenti di sovrapproduzione e rilasciarla quando la domanda aumenta o la produzione cala.

Nel concreto, i sistemi a sali fusi funzionano come grandi “serbatoi termici”, in grado di garantire continuità e stabilità alla rete elettrica. Un aspetto sempre più decisivo in un sistema energetico dominato dalle rinnovabili.

Il risultato è una fornitura più affidabile e programmabile, con un impatto diretto sulla resilienza delle infrastrutture energetiche.

Meno dipendenza dall’estero, più autonomia per l’Europa

Oltre agli aspetti tecnici, il progetto tocca un tema altamente politico ed economico: la dipendenza dalle materie prime.

“Adottare la tecnologia a sali fusi garantirebbe l’indipendenza nell’approvvigionamento”, ha sottolineato D’Auria. “Si utilizzerebbero materiali abbondanti in Europa, come l’acciaio, o facilmente reperibili come i sali a base di nitrati”.

Una prospettiva che potrebbe ridurre la vulnerabilità delle filiere energetiche europee, oggi esposte a tensioni geopolitiche e squilibri di mercato.

Una soluzione flessibile, anche per aree isolate

Un altro punto di forza dei sistemi a sali fusi è la loro adattabilità. Grazie a un design modulare e scalabile, possono essere installati in contesti molto diversi: dai grandi hub energetici alle comunità isolate.

Questo li rende particolarmente utili anche per affrontare problemi di accesso all’energia in aree remote, dove le infrastrutture tradizionali sono più difficili da sviluppare.

I numeri della sfida: Europa ancora indietro

La posta in gioco è enorme. Secondo le stime, entro il 2030 l’Unione Europea avrà bisogno di una capacità di stoccaggio tra 200 e 400 GWh. Un fabbisogno destinato a crescere drasticamente entro il 2050, quando la decarbonizzazione sarà completa e si parlerà di TWh.

Eppure, oggi il divario è evidente: con circa 77 GWh installati, l’Europa copre solo una piccola parte della domanda futura.

Una tecnologia chiave per il futuro energetico

In questo scenario, i sali fusi potrebbero diventare molto più di una semplice alternativa. Potrebbero affiancare — e in alcuni casi superare — le batterie tradizionali, offrendo una soluzione più sostenibile, economica e indipendente.

Il progetto SALTOpower rappresenta dunque un banco di prova decisivo. Se le promesse saranno mantenute, il futuro dell’energia europea potrebbe passare anche da qui: da materiali semplici, tecnologie solide e una nuova idea di autonomia strategica.

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