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Un report del think tank ECCO rivela: l’Italia può sostituire oltre l’85% del gas dal Qatar in un anno con rinnovabili, efficienza ed elettrificazione. Ecco come

L’Italia potrebbe liberarsi in gran parte dal gas del Qatar nel giro di appena dodici mesi. Non è uno slogan né una previsione ottimistica, ma la conclusione di un report del think tank ECCO, che analizza nel dettaglio come il Paese possa sostituire oltre l’85% delle importazioni di GNL attraverso misure già disponibili e tecnologie mature.

Secondo lo studio, il restante 15% potrebbe essere gestito senza nuovi contratti né nuove infrastrutture, semplicemente sfruttando meglio la capacità esistente e intervenendo sulle perdite di metano lungo la filiera. Un cambio di paradigma che arriva mentre nuove tensioni geopolitiche tornano a mettere sotto pressione il sistema energetico globale.

Quanto pesa davvero il Qatar (e perché non è insostituibile)

Oggi il Qatar rappresenta una quota rilevante, ma non dominante, del fabbisogno italiano. Parliamo di circa 6,4 miliardi di metri cubi di gas liquefatto all’anno, pari a circa il 30% del GNL importato e a circa un decimo del totale del gas consumato in Italia.

Negli ultimi anni, però, il ruolo del GNL è cresciuto rapidamente. Dopo la crisi del 2022 e il crollo delle forniture russe, il gas liquefatto è passato da una componente marginale a uno degli assi portanti del sistema energetico nazionale. Questo ha reso più visibili le dipendenze esterne, ma anche più urgente trovare alternative strutturali.

Ed è proprio qui che si inserisce il report ECCO.

La chiave è semplice: ridurre la domanda di gas

Il messaggio centrale dello studio è netto: la sicurezza energetica non si costruisce cercando nuovi fornitori, ma consumando meno gas.

Ridurre la domanda significa abbassare i costi, limitare l’esposizione alle crisi internazionali e accelerare la transizione energetica. E, secondo ECCO, è anche una strada praticabile nel breve periodo, non solo nel lungo.

Rinnovabili, efficienza e elettrificazione: il piano concreto

Il cuore del report è un pacchetto di interventi che, combinati, permetterebbero di sostituire quasi completamente il gas qatarino.

La leva più potente è rappresentata dalle rinnovabili. Se l’Italia riuscisse ad accelerare davvero l’installazione di nuovi impianti solari ed eolici fino a circa 10 GW all’anno – in linea con gli obiettivi nazionali – il taglio dei consumi di gas sarebbe immediato e significativo. Già da sola, questa misura coprirebbe una quota molto rilevante delle importazioni dal Qatar. Il problema, sottolinea il report, non è tecnologico ma burocratico: autorizzazioni lente e incertezza normativa continuano a frenare gli investimenti.

Accanto alla produzione di energia pulita, un ruolo decisivo lo gioca l’efficienza energetica. Intervenire su edifici e processi industriali significa ridurre i consumi senza sacrificare comfort o produttività. In Italia esiste ancora un ampio margine di miglioramento, soprattutto nel settore residenziale, ma manca una strategia stabile e di lungo periodo che dia certezze a famiglie e imprese.

Un altro tassello importante è il biometano, che può sostituire parte del gas fossile sfruttando risorse già disponibili sul territorio. Anche in questo caso, il potenziale esiste ed è in crescita, ma necessita di continuità negli investimenti e nelle politiche di sostegno.

La transizione passa poi dall’elettrificazione dei consumi, soprattutto per il riscaldamento domestico e alcuni processi industriali. La diffusione delle pompe di calore e di tecnologie elettriche può ridurre in modo consistente l’uso diretto di gas, con benefici immediati sia ambientali che economici.

Ma c’è anche un elemento spesso sottovalutato: i comportamenti. Una campagna nazionale di sensibilizzazione sui consumi energetici, spiega ECCO, potrebbe avere effetti quasi immediati. Piccoli cambiamenti nelle abitudini quotidiane – dalla gestione del riscaldamento all’uso degli elettrodomestici – possono tradursi in risparmi significativi su scala nazionale.

Infine, per la quota residua di gas non sostituibile nel brevissimo periodo, il report indica una soluzione pragmatica: sfruttare meglio le infrastrutture già esistenti e recuperare gas oggi disperso lungo la filiera, evitando nuovi investimenti.

Il nodo stoccaggi: evitare un’altra stangata in bolletta

Un passaggio cruciale riguarda la gestione delle riserve di gas. L’Italia parte da una posizione relativamente favorevole rispetto ad altri Paesi europei, ma questo vantaggio rischia di essere bruciato rapidamente.

Se i consumi restano elevati, durante l’estate sarà necessario riempire gli stoccaggi a prezzi potenzialmente molto alti. È uno scenario già visto nel 2022, quando il costo per riportare le riserve ai livelli di sicurezza ha superato i 4 miliardi di euro, finendo poi sulle bollette dei consumatori.

Per questo il report insiste su un piano immediato di risparmio, che permetta di preservare le scorte ed evitare nuovi shock.

Algeria e Libia non sono la soluzione

Negli ultimi anni, dopo lo stop al gas russo, Italia ha rafforzato i rapporti con Algeria e Libia. Tuttavia, il report ECCO è chiaro: questi Paesi non possono compensare eventuali mancanze nel breve periodo.

L’Algeria resta il principale fornitore, ma è limitata da problemi strutturali, infrastrutture datate e una domanda interna in forte crescita. La Libia, invece, continua a fare i conti con instabilità politica e calo delle esportazioni.

In entrambi i casi, puntare su un aumento delle forniture non rappresenta una strategia affidabile né sostenibile.

Il rischio: bloccare la transizione con scelte sbagliate

Secondo ECCO, la tentazione di investire ancora nel gas – nuovi contratti, nuovi giacimenti, nuove infrastrutture – rischia di rallentare la transizione energetica e aumentare la dipendenza da fonti instabili.

Le misure emergenziali, sottolinea il report, dovrebbero essere temporanee e progettate in modo da non compromettere il percorso verso un sistema energetico più sostenibile.

L’Italia e il Mediterraneo: una partita strategica

Guardando oltre l’emergenza, il report individua anche un’opportunità. L’Italia, per posizione geografica e ruolo politico, può diventare un attore centrale nella transizione energetica del Mediterraneo.

Questo significa ripensare le relazioni con i Paesi fornitori non più solo in chiave di approvvigionamento di gas, ma come partnership per lo sviluppo di rinnovabili, efficienza energetica e nuove filiere industriali.

Continuare a puntare sui combustibili fossili, al contrario, espone tutti – produttori e consumatori – a rischi economici, geopolitici e climatici sempre maggiori.

Non è un problema tecnico, ma politico

Il messaggio finale del report ECCO è forse il più chiaro: l’Italia ha già oggi le soluzioni per ridurre drasticamente la dipendenza dal gas del Qatar.

Non si tratta di inventare nuove tecnologie, ma di accelerare quelle già disponibili.

La vera domanda, quindi, non è se sia possibile farlo. Ma se ci sia la volontà politica di farlo davvero.

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