- 24/04/2026
- Simone Martino
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Bollette fino al 58% più basse nei Paesi con rinnovabili: il rapporto CREA svela chi paga meno energia in Europa nel 2026
Le bollette europee tornano a salire sotto la spinta della nuova crisi del gas legata alla guerra in Iran. Ma rispetto al passato, qualcosa è cambiato in modo decisivo: oggi la transizione energetica sta iniziando a fare davvero la differenza sui costi.
Secondo il rapporto del CREA (Centre for Research on Energy and Clean Air), i Paesi con una quota più alta di energie rinnovabili nel mix elettrico stanno già beneficiando di una riduzione significativa dell’impatto dei prezzi del gas, con risparmi potenziali fino al 58% sulle bollette rispetto ai Paesi più dipendenti dai combustibili fossili.
La crisi, quindi, non colpisce tutti allo stesso modo. E sta ridisegnando la geografia energetica europea.
Lo shock geopolitico riaccende il mercato del gas
Il 28 febbraio 2026, con l’avvio delle operazioni militari di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, i mercati energetici hanno reagito immediatamente.
Le scorte europee di gas erano ferme al 30% della capacità, un livello già considerato critico. In poche ore, il prezzo del gas sul TTF olandese è schizzato del 68%, raggiungendo 52,8 euro/MWh, il livello più alto degli ultimi due anni.
Un’Europa ancora vulnerabile agli shock globali
La crisi non si è fermata ai confini energetici europei. La riduzione delle esportazioni di gas naturale liquefatto dal Qatar ha innescato una competizione globale tra Europa e Asia.
Gli Stati Uniti hanno riorientato parte delle esportazioni verso il mercato asiatico, riducendo i flussi verso l’Europa. Un segnale chiaro: il sistema energetico europeo resta fortemente esposto a dinamiche esterne.
Anche la Banca Centrale Europea ha ribadito come la volatilità dei prezzi sia direttamente collegata alla dipendenza dai combustibili fossili.
La svolta: le rinnovabili iniziano a ridurre l’impatto del gas
Rispetto alla crisi del 2022, il quadro è diverso. La crescita delle energie pulite sta iniziando a modificare la struttura dei prezzi dell’elettricità.
Secondo il rapporto CREA, nel 2025 ogni aumento di 1 euro del prezzo del gas ha comportato un incremento medio di 0,37 euro/MWh sull’elettricità. Un valore ancora elevato, ma in calo rispetto agli anni precedenti, segno di un sistema sempre meno dipendente dal gas.
Lo studio evidenzia come la maggiore diffusione delle rinnovabili stia già contribuendo a ridurre la sensibilità dei prezzi elettrici alle oscillazioni del gas.
Due Europe: chi ha investito oggi paga meno
La divisione tra Paesi è sempre più evidente.
Secondo il CREA, le economie che hanno puntato maggiormente sulle energie pulite stanno beneficiando di una maggiore stabilità e di costi energetici più bassi.
Danimarca, Finlandia, Francia, Svezia e Slovacchia potranno arrivare a risparmiare fino a 8,5 miliardi di euro nel 2026 rispetto ai Paesi più dipendenti dai combustibili fossili.
All’estremo opposto, Italia, Polonia, Grecia, Estonia e Paesi Bassi restano più esposti alla volatilità del gas.
Il vantaggio dei sistemi energetici più “verdi” può arrivare fino al 58%.
Il caso Svezia: quasi immuni al caro energia
La Svezia rappresenta oggi il modello più avanzato in Europa.
Con circa il 99% dell’elettricità prodotta da fonti rinnovabili, il Paese è quasi completamente disaccoppiato dal gas.
Nel 2025, un aumento di 1 euro del prezzo del gas ha avuto un impatto di appena 0,04 euro/MWh sull’elettricità, confermando una straordinaria stabilità del sistema.
Il modello iberico e la forza del solare
Spagna e Portogallo mostrano una traiettoria positiva grazie al mercato elettrico integrato MIBEL e alla forte crescita del solare.
L’aumento della produzione da fonti rinnovabili ha ridotto la dipendenza dal gas e migliorato la stabilità dei prezzi elettrici, soprattutto nelle ore di maggiore produzione solare.
Francia: stabilità grazie a nucleare e idroelettrico
Anche la Francia ha rafforzato la propria resilienza energetica.
La combinazione tra nucleare e idroelettrico riduce il ricorso al gas nei momenti di picco, mentre la crescita delle rinnovabili ha contribuito a ridurre la sensibilità del sistema ai prezzi dei combustibili fossili.
Le eccezioni: quando la transizione non basta
Non tutti i Paesi stanno beneficiando allo stesso modo.
I Paesi Bassi, pur aumentando la quota di rinnovabili, restano legati al gas per garantire flessibilità alla rete elettrica.
La Polonia continua invece a dipendere in parte dal gas per sostituire il carbone, mantenendo una maggiore esposizione ai mercati energetici.
Il nodo strutturale: il prezzo lo decide ancora il gas
Alla base del sistema resta il meccanismo europeo di prezzo marginale dell’elettricità.
Questo significa che il gas continua spesso a determinare il prezzo finale dell’energia, anche quando la produzione proviene in larga parte da fonti rinnovabili a basso costo.
È uno dei principali limiti strutturali della transizione energetica europea.
Europa: la nuova frattura energetica
La direzione è ormai chiara.
Il rapporto CREA mostra un’Europa sempre più divisa tra chi ha ridotto la dipendenza dal gas e chi resta esposto alla volatilità dei mercati globali.
La crisi energetica non è più solo un’emergenza: è diventata una linea di separazione economica tra Paesi.
E nel 2026, questa frattura si riflette direttamente nelle bollette.
































































































































































































































































































































