- 10/03/2026
- Luca Martino
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L’Italia si prepara a rientrare nel nucleare civile e lo fa con un impegno che guarda al lungo periodo. Dal vertice internazionale sull’energia nucleare in corso a Parigi, il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin ha annunciato che il Paese ha deciso di aderire all’iniziativa internazionale per triplicare la capacità nucleare globale entro il 2050.
Una scelta che segna un passaggio politico ed energetico rilevante per un Paese che, dopo i referendum del 1987 e del 2011, aveva abbandonato la produzione di energia nucleare. Oggi però il contesto energetico globale è cambiato: la transizione ecologica, la crescente domanda di elettricità e la necessità di ridurre le emissioni di CO₂ stanno spingendo molti governi a rivalutare il ruolo dell’atomo nel mix energetico.
Il possibile ritorno del nucleare in Italia
Secondo quanto illustrato dal ministro, l’Italia sta affrontando la questione «con realismo e responsabilità». Il percorso è iniziato nel 2023 con la creazione della Piattaforma Nazionale per un Nucleare Sostenibile, che ha riunito esperti, università, enti di ricerca e industria per valutare scenari e tecnologie.
Per la prima volta, lo scenario nucleare è stato integrato nel Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima.
Le simulazioni elaborate indicano che entro il 2050 il Paese potrebbe raggiungere una capacità installata compresa tra 8 e 16 gigawatt, in grado di coprire tra l’11% e il 22% della domanda elettrica nazionale.
Più elettricità nel futuro: industria, mobilità e intelligenza artificiale
Il possibile ritorno del nucleare si inserisce in uno scenario energetico destinato a cambiare profondamente nei prossimi decenni.
Il sistema economico sarà infatti sempre più elettrificato: dalla mobilità ai processi industriali, fino ai data center e alle infrastrutture per l’intelligenza artificiale, tutti settori ad altissimo consumo energetico.
In questo contesto, secondo il governo, il nucleare potrebbe offrire tre contributi chiave: la decarbonizzazione del sistema energetico; la stabilità della rete elettrica e la sicurezza degli approvvigionamenti.
Prima le regole, poi gli investimenti
Il governo ha scelto di muoversi con un approccio graduale. A ottobre scorso è stata presentata al Parlamento una proposta di legge delega sull’energia nucleare sostenibile, attualmente in discussione.
Il provvedimento dovrà definire:
la programmazione nazionale del nucleare;
la governance del settore;
il rafforzamento dell’autorità di sicurezza nucleare;
la gestione dell’intero ciclo di vita degli impianti, inclusi i rifiuti radioattivi.
L’obiettivo dichiarato dal ministro è costruire prima un quadro regolatorio chiaro e credibile, rimandando le decisioni industriali alla fase successiva.
Le tecnologie: focus sugli SMR
Dal punto di vista tecnologico, l’Italia guarda soprattutto agli Small Modular Reactors (SMR) di terza generazione avanzata. Si tratta di reattori nucleari di dimensioni più ridotte rispetto alle centrali tradizionali, progettati per essere più flessibili, modulari e potenzialmente meno costosi da costruire.
Allo stesso tempo resta aperto lo sguardo verso le tecnologie di quarta generazione, in particolare i reattori veloci raffreddati al piombo, considerati tra le soluzioni più promettenti per efficienza e sicurezza.
Per studiare le opzioni più adatte al contesto nazionale, nel 2025 è stata costituita Nuclitalia, una nuova società partecipata da Enel, Ansaldo Energia e Leonardo, con il compito di valutare tecnologie, modelli industriali e opportunità di sviluppo.
Il ruolo dell’Europa e la cooperazione internazionale
Sul piano europeo, l’Italia ha intensificato il proprio coinvolgimento nel settore.
Nel giugno 2025 è entrata nella Alleanza Nucleare europea e partecipa all’Alleanza Industriale sugli SMR e ai progetti IPCEI (Importanti Progetti di Comune Interesse Europeo) dedicati alle tecnologie nucleari innovative.
Secondo il governo, il nucleare può contribuire anche a rafforzare l’autonomia strategica e la competitività dell’Unione Europea, riducendo la dipendenza energetica dall’estero.
Parallelamente, l’Italia continua a investire nella fusione nucleare, ambito di ricerca nel quale ospita infrastrutture scientifiche di livello internazionale.
Verso un mix energetico più diversificato
L’adesione all’impegno globale per triplicare la capacità nucleare rappresenta quindi un tassello della strategia energetica italiana.
L’obiettivo dichiarato è costruire un mix energetico sicuro, decarbonizzato e competitivo, capace di integrare rinnovabili, nuove tecnologie e nucleare in una logica di neutralità tecnologica.
Il dibattito sul ritorno dell’atomo nel Paese resta però aperto: nei prossimi anni saranno decisive le scelte normative, industriali e politiche che definiranno se e come il nucleare tornerà davvero a produrre elettricità in Italia.



















































































































































































































































































































































































































