- 09/07/2026
- Redazione
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La Corte dei Conti europea critica la gestione dei fondi UE per la riqualificazione energetica: il Superbonus italiano costa quattro volte più del previsto
I 43 miliardi di euro destinati dall’Unione europea alla riqualificazione energetica delle abitazioni rischiano di non produrre gli effetti sperati. È quanto emerge dalla nuova relazione della Corte dei Conti europea, secondo cui gran parte delle risorse del Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza (RRF) è stata impiegata privilegiando lavori più facili e veloci da realizzare anziché gli interventi capaci di ridurre realmente i consumi energetici nel lungo periodo.
Secondo gli auditor europei, la scelta di finanziare prevalentemente opere meno complesse potrebbe compromettere gli obiettivi climatici fissati dall’Unione e rendere più costose le future ristrutturazioni necessarie per raggiungere standard energetici elevati.
“Troppo spesso i fondi sono stati destinati ai progetti più semplici da finanziare invece che a quelli con il maggiore potenziale di risparmio energetico”, ha osservato Nikolaos Milionis, membro della Corte dei Conti europea responsabile dell’audit.
Perché l’efficienza energetica degli edifici è decisiva
Gli edifici residenziali rappresentano circa un quarto dell’intero consumo energetico europeo e continuano a dipendere in larga misura dai combustibili fossili per il riscaldamento e il raffrescamento.
Il problema è strutturale: quasi tre edifici su quattro nell’Unione risultano ancora inefficienti dal punto di vista energetico.
Per questo motivo Bruxelles considera fondamentali le cosiddette “ristrutturazioni profonde”, cioè interventi in grado di ridurre i consumi anche oltre il 60%. Sono proprio queste operazioni, però, a essere rimaste spesso escluse dai finanziamenti, sostituite da lavori più limitati come: sostituzione degli infissi; installazione di pannelli fotovoltaici e interventi parziali sull’involucro degli edifici.
Misure certamente utili, ma che secondo la Corte non sono sufficienti per trasformare realmente il patrimonio immobiliare europeo.
I criteri di selezione non premiano gli interventi più efficaci
Uno degli aspetti più critici evidenziati dal rapporto riguarda il modo in cui gli Stati membri hanno selezionato i progetti finanziabili.
Nella maggior parte dei casi non è stata costruita una graduatoria basata sull’effettivo risparmio energetico ottenibile. Di conseguenza, i finanziamenti sono stati assegnati senza privilegiare gli edifici con il maggiore potenziale di efficientamento o le famiglie maggiormente esposte alla povertà energetica.
Secondo la Corte, questo approccio rischia di produrre il duplice effetto negativo di bloccare gli edifici in una condizione di efficienza solo parziale per molti anni e di aumentare in futuro i costi necessari per completare gli interventi realmente efficaci.
La Corte: si misurano le case ristrutturate, non l’energia realmente risparmiata
Un altro punto debole riguarda il sistema di monitoraggio. L’audit evidenzia come la maggior parte dei programmi europei misuri il successo delle iniziative attraverso indicatori quantitativi, ad esempio il numero di abitazioni ristrutturate o i metri quadrati interessati dagli interventi.
Molto più raramente vengono invece monitorati i risultati concreti. Su 111 misure analizzate dalla Corte, soltanto tre prevedevano un obiettivo esplicito di riduzione dei consumi energetici.
Anche gli Attestati di Prestazione Energetica (APE), oggi utilizzati come principale riferimento, vengono giudicati poco affidabili perché basati su consumi teorici e non su quelli effettivamente registrati nelle abitazioni.
Il caso italiano: il Superbonus sotto la lente della Corte dei Conti europea
La relazione dedica particolare attenzione al caso italiano. Secondo le stime della Corte, il Superbonus assorbirà circa 14 miliardi di euro dei fondi europei destinati alla riqualificazione energetica, pari a quasi un terzo delle risorse complessive dell’RRF dedicate al settore.
Proprio questo programma viene indicato come uno degli esempi più significativi di inefficienza nell’utilizzo dei finanziamenti.
Gli auditor rilevano infatti che: il costo per ogni unità di energia risparmiata è risultato quattro volte superiore alle previsioni iniziali; il meccanismo ha finanziato interventi fino al 110% del loro costo; in alcuni casi il contributo pubblico ha superato la spesa effettivamente sostenuta.
Per la Corte europea, questi elementi rappresentano un utilizzo inefficiente delle risorse comunitarie.
Il rischio per gli obiettivi climatici dell’Unione europea
La conclusione della relazione è netta. Senza criteri di selezione più rigorosi, una valutazione sistematica del rapporto costi-benefici e un monitoraggio basato sui risultati reali, gli investimenti europei potrebbero non essere sufficienti a centrare gli obiettivi di riduzione delle emissioni e di efficientamento energetico fissati dall’Unione.
Anche in vista del prossimo bilancio europeo 2028-2034, la Commissione intende continuare a finanziare la riqualificazione degli edifici. Per la Corte dei Conti europea, però, sarà necessario cambiare approccio, concentrando le risorse sugli interventi che garantiscono il maggiore risparmio energetico e il miglior utilizzo del denaro pubblico.



































































































































































































































































































































































































































