- 13/04/2026
- Redazione
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Mercato energia verso 39 miliardi: imprese, PA e lavoro. Chi cresce davvero e quanto puoi guadagnare dalla transizione energetica
Non è più solo una questione ambientale. La transizione energetica si sta trasformando in un vero motore economico, capace di generare crescita, occupazione e nuovi margini per le imprese.
A dirlo è lo studio “Energia per competere”, presentato a Roma da Edison Next, ENGIE, Renovit e Veolia, con il supporto di Bain & Company.
Il dato di partenza è già significativo: nel 2025 il mercato dei servizi energetici in Italia vale circa 17 miliardi di euro. Ma il punto vero è un altro: questo valore potrebbe arrivare fino a 39 miliardi entro il 2030.
Pubblica Amministrazione in prima linea, ma l’industria corre più veloce
A trainare la spesa è oggi la Pubblica Amministrazione, con circa 8 miliardi di euro. Un peso determinante, legato soprattutto alla gestione degli impianti e ai progetti di città intelligenti.
Subito dopo arriva l’industria, con 5 miliardi, mentre il terziario resta più indietro con 4 miliardi, concentrati in gran parte sugli edifici.
Eppure, proprio l’industria è il settore più avanzato sul fronte dell’efficienza: oltre la metà delle aziende ha già avviato interventi concreti, mentre nel terziario la quota resta ferma sotto il 20%.
Il divario è anche culturale: le grandi imprese pianificano di più, investono di più e, soprattutto, hanno competenze interne più solide.
Brianza: “La transizione deve diventare crescita concreta”
Il passaggio chiave è trasformare l’energia da costo a leva strategica.
Lo sintetizza chiaramente Giovanni Brianza, CEO di Edison Next: “Il percorso verso la decarbonizzazione è ormai tracciato, ma la nostra vera sfida consiste nel trasformare la transizione in una concreta leva di crescita per il Sistema Paese”.
Per farlo, spiega, servono partnership profonde tra aziende e territori, capaci di unire competenze tecniche e capacità di investimento.
Iacono: “Serve una visione integrata, basta approcci frammentati”
La complessità della transizione è uno dei principali ostacoli. Per Monica Iacono, Chairwoman e CEO, Engie Italia non bastano interventi isolati: “La transizione energetica richiede di superare approcci frammentati e adottare una visione sistemica, capace di integrare efficientamento, generazione e nuovi modelli di consumo”.
Solo così, sottolinea, si possono ottenere benefici duraturi su costi, competitività e sostenibilità.
Il vero potenziale: PIL, lavoro e risparmi per le imprese
Se il mercato crescerà come previsto, gli effetti saranno profondi.
Secondo lo studio:
- il contributo al PIL potrebbe triplicare
- nasceranno oltre 70mila nuovi posti di lavoro diretti
- si attiveranno circa 220mila occupati indiretti
Per le aziende, la partita è ancora più concreta: si parla di risparmi energetici fino a 6 miliardi l’anno e di un aumento del fatturato fino a 5 miliardi grazie a maggiore efficienza.
Acquistapace: “Senza capitali privati la crescita rallenta”
Il nodo, però, resta quello degli investimenti. Cristian Acquistapace, CEO di Renovit individua una soluzione chiara: “Nella fase post PNRR sarà decisivo massimizzare la leva finanziaria, favorendo la convergenza tra investimenti pubblici e privati”.
Strumenti come gli Energy Performance Contract, spiega, permettono di ridurre i rischi e garantire risultati nel tempo, rendendo sostenibili anche progetti complessi.
Un mercato ancora immaturo (e troppo dipendente dagli incentivi)
Nonostante le prospettive, il settore resta ancora indietro su diversi fronti.
Solo una parte delle imprese si sente davvero pronta a investire: circa il 45% nell’industria e appena il 30% nel terziario.
Pesano:
- competenze limitate
- scarsa consapevolezza dei benefici
- forte dipendenza dagli incentivi pubblici
Un mix che rallenta la diffusione degli interventi, soprattutto tra le aziende meno energivore.
Trentin: “Energia chiave per resilienza e sicurezza del Paese”
In un contesto globale sempre più instabile, la questione energetica diventa anche strategica. Lo evidenzia Emanuela Trentin, CEO Veolia in Italia: “Un settore dei servizi energetici forte rappresenta un fattore chiave di resilienza per il Paese”.
Integrare imprese e istituzioni, aggiunge, è essenziale per rafforzare sicurezza energetica e capacità di investimento nel lungo periodo.
La partita vera si gioca adesso
Il messaggio che arriva dal report è netto: il potenziale c’è, ma non è garantito.
Per sbloccarlo servono regole stabili, modelli di business più evoluti e una collaborazione reale tra pubblico e privato.
Perché la transizione energetica, oggi, non è più solo una necessità: è una delle poche grandi occasioni di crescita industriale per l’Italia nei prossimi anni.
























































































































































































































































































































