- 02/11/2025
- Redazione
- 0
Le compagnie petrolifere hanno guadagnato 180 miliardi in due anni. T&E chiede all’UE di tassare gli extra-profitti o porre fine ai sussidi ai fossili
Con la guerra in Ucraina, le principali compagnie petrolifere e del gas europee hanno incassato 180 miliardi di euro di profitti extra. È il risultato di un’analisi commissionata da Transport & Environment (T&E), organizzazione leader nella decarbonizzazione dei trasporti.
Il paradosso? Mentre le società energetiche registravano guadagni record, l’Unione Europea continuava a spendere oltre 100 miliardi di euro l’anno in sussidi ai combustibili fossili, sostenuti – di fatto – dai contribuenti.
T&E chiede ora una scelta politica netta: tassare gli extraprofitti di chi ha beneficiato della crisi energetica o eliminare gradualmente i sussidi che continuano a drogare il mercato e rallentano la transizione ecologica.
Profitti record grazie alla guerra e all’instabilità
Secondo lo studio condotto da PwC per conto di T&E, nei due anni successivi all’invasione russa dell’Ucraina le compagnie europee del settore petrolifero e del gas hanno registrato utili eccezionali, in larga parte legati alla volatilità dei mercati energetici.
Nel solo 2022 i profitti hanno superato i 104 miliardi di euro, con un incremento del 45% rispetto al 2021. L’anno successivo, pur con un calo del 21%, le aziende hanno comunque chiuso con oltre 82 miliardi di euro di utili.

A incidere non sono stati i costi di produzione – rimasti sostanzialmente stabili – ma il forte aumento dei prezzi dei combustibili fossili nei periodi di tensione internazionale, che ha moltiplicato i margini delle società energetiche.
Sussidi ai fossili: un peso da 100 miliardi l’anno per l’UE
Per contenere l’aumento delle bollette e dei carburanti, molti governi europei hanno adottato misure di mitigazione, come tagli alle accise, riduzioni fiscali o sconti temporanei. Queste scelte hanno attenuato gli effetti per famiglie e imprese, ma al tempo stesso hanno mantenuto alta la domanda di petrolio e gas, a beneficio dei produttori.
Il conto per le casse pubbliche è salato: secondo T&E, l’UE destina oltre 100 miliardi di euro all’anno in sussidi diretti o indiretti ai combustibili fossili.
Un sistema che, senza una tassazione sugli extraprofitti, lascia i cittadini a pagare un doppio onere: da un lato quello dei sussidi, dall’altro l’aumento dei prezzi energetici.
“Tassare i profitti eccessivi per garantire equità”
Per Andrea Boraschi, direttore di T&E Italia, la situazione è insostenibile: “Le compagnie petrolifere e del gas hanno realizzato profitti enormi grazie a eventi esterni alle loro attività. Le misure che mantengono alta la domanda di fossili – come i tagli alle accise – finiscono per trasferire ricchezza dalle casse pubbliche a quelle delle aziende energetiche. Non è giusto. L’UE deve scegliere: tassare i profitti eccessivi o porre fine ai sussidi pagati dai contribuenti”.
L’esempio virtuoso del mercato delle emissioni di CO₂
Un modello alternativo esiste già e funziona. Dal 2005, con l’introduzione del Sistema europeo di scambio delle quote di emissione (ETS), l’UE ha imposto un prezzo di mercato sulle emissioni di CO₂ nei settori energetico, industriale e – in parte – dei trasporti.
Il risultato: riduzione delle emissioni, stimolo all’innovazione e oltre 230 miliardi di euro di entrate per gli Stati membri. Solo nel 2024, il sistema ha generato quasi 39 miliardi di euro.
ETS2 e nuovi fondi per la transizione: un’occasione da non perdere
Dal 2027, con l’entrata in vigore del nuovo ETS2, anche le emissioni legate agli edifici e al trasporto su strada avranno un prezzo.
Questo avrà un impatto diretto sui proprietari di case riscaldate a gas, carbone o petrolio e sui conducenti di veicoli a benzina o diesel, ma potrebbe generare fino a 50 miliardi di euro all’anno di risorse.
Secondo T&E, questi fondi dovrebbero essere impiegati per:
rendere più accessibili le alternative ecologiche, come il leasing sociale per veicoli elettrici;
potenziare il trasporto pubblico;
restituire parte delle entrate ai cittadini tramite un “dividendo climatico”.
“Se le compagnie trasferiranno i costi dell’ETS2 sui consumatori – spiega Boraschi – allora tassare i profitti eccessivi è l’unico modo per restituire equità al sistema e sostenere la transizione verde”.
Leggi anche: ETS2, il nuovo prezzo del carbonio che farà salire gas e carburanti dal 2027
Una scelta politica inevitabile
Il messaggio di T&E è chiaro: continuare a sussidiare i combustibili fossili mentre le grandi compagnie accumulano utili record è una contraddizione economica e ambientale.
Tassare gli extraprofitti e destinare le entrate alla transizione ecologica rappresenta non solo una misura di giustizia sociale, ma anche una strategia di competitività per l’Europa.
Perché, come conclude Boraschi, “ogni euro speso per mantenere in vita il passato è un euro sottratto al futuro sostenibile che l’Europa dice di voler costruire”.
































































































































































































































































































































