- 14/10/2026
- Redazione
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Risparmio sul petrolio per 20 miliardi di dollari in sei mesi grazie alla mobilità elettrica: secondo Ember, sono stati sostituiti 200 milioni di barili di greggio. Intanto, India, Brasile e altri 13 Paesi superano gli Stati Uniti per quota di vendite di auto completamente elettriche
La crisi energetica legata al conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran sta mettendo in evidenza un aspetto spesso sottovalutato della mobilità elettrica: la capacità di ridurre la dipendenza dal petrolio importato.
Tra marzo e agosto 2026, le auto elettriche in circolazione nei Paesi importatori hanno permesso di sostituire circa 200 milioni di barili di greggio, per un valore stimato di 20 miliardi di dollari. È quanto emerge da una nuova analisi di Ember, think tank internazionale specializzato in energia e transizione energetica.
Ma non è soltanto una questione di costi. Mentre le tensioni sulle forniture internazionali alimentano l’incertezza sui mercati petroliferi, il settore delle auto elettriche continua a crescere in numerose aree del mondo. E gli Stati Uniti, dove il sostegno pubblico alla mobilità elettrica si è ridotto nel 2025, stanno perdendo terreno rispetto a un gruppo sempre più ampio di Paesi, tra cui India, Brasile e Italia.
Auto elettriche contro la crisi petrolifera: 20 miliardi di dollari risparmiati
Il dato più significativo dell’analisi Ember riguarda il valore economico del petrolio che non è stato necessario acquistare. Nei sei mesi compresi tra marzo e agosto 2026, le flotte elettriche dei Paesi importatori hanno sostituito una quantità di greggio equivalente a circa 200 milioni di barili, evitando una spesa stimata in 20 miliardi di dollari.
Il risultato assume particolare rilevanza in una fase in cui le interruzioni delle forniture e le tensioni geopolitiche stanno mettendo sotto pressione il mercato globale dell’energia. Per gli Stati che dipendono dalle importazioni di petrolio, ridurre i consumi significa limitare l’esposizione alle oscillazioni dei prezzi e alle possibili difficoltà di approvvigionamento.
Il principio è semplice: ogni automobile elettrica che sostituisce un veicolo a benzina o diesel riduce, a parità di condizioni d’uso, la necessità di acquistare carburanti derivati dal petrolio. Quando il numero di veicoli cresce su larga scala, il beneficio diventa rilevante anche per l’economia nazionale.
L’analisi di Ember si basa su 56 Paesi, che rappresentano oltre il 90% delle vendite mondiali di auto elettriche e più dell’80% del mercato automobilistico complessivo. Lo studio stima la quantità di petrolio sostituita dalle flotte elettriche nei singoli mercati, offrendo una misura del contributo della mobilità a batteria alla sicurezza energetica.
Cina ed Europa tra i principali beneficiari
La Cina concentra la quota più consistente dei risparmi calcolati da Ember: la sua flotta di auto elettriche ha sostituito petrolio per un valore stimato di 14 miliardi di dollari.
Anche l’Unione europea registra un risultato significativo. Gli Stati membri hanno evitato complessivamente costi per circa 3,1 miliardi di dollari, con Germania e Francia in testa per il contributo al risparmio.
Particolarmente indicativo è il caso della Danimarca. Su base annua, secondo l’analisi, la flotta elettrica del Paese sostituisce una quantità di petrolio equivalente al 13% dei suoi consumi petroliferi. Un dato che mostra come la diffusione dei veicoli elettrici possa incidere non soltanto sulle emissioni, ma anche sulla struttura della domanda energetica.
«I Paesi che hanno investito nei veicoli elettrici prima di questa crisi sono ora più tutelati», ha dichiarato Euan Graham, Senior Energy Analyst di Ember. Secondo l’analista, ogni auto elettrica contribuisce a ridurre l’esposizione alla volatilità dei mercati petroliferi, mentre l’espansione delle flotte rafforza la protezione dagli shock futuri.

India, Brasile e Italia superano gli Stati Uniti nelle vendite di auto elettriche
La seconda indicazione che emerge dal rapporto riguarda gli equilibri del mercato automobilistico mondiale. Nel 2026, quindici Paesi hanno superato gli Stati Uniti per quota di vendite di auto completamente elettriche, i cosiddetti BEV, acronimo di Battery Electric Vehicles.
Tra i mercati che hanno oltrepassato per la prima volta gli USA figurano India, Brasile, Italia, Malesia e Nuova Zelanda. Il fenomeno riflette una crescita della mobilità elettrica che non riguarda più soltanto i mercati storicamente più avanzati, ma coinvolge un numero crescente di economie.
Negli Stati Uniti, nei primi otto mesi del 2026, le auto elettriche a batteria hanno rappresentato il 6% delle vendite di veicoli leggeri. Ember collega il rallentamento relativo anche alla riduzione del sostegno federale alla mobilità elettrica avvenuta nel 2025.
Dei 56 Paesi esaminati, 49 presentano ormai una quota di vendite di BEV superiore a quella statunitense. Un dato che suggerisce un cambiamento nella geografia dell’elettrificazione: la leadership non dipende più soltanto dalle dimensioni dell’economia o dalla maturità del mercato automobilistico, ma anche dalle politiche industriali, dagli incentivi e dalla capacità di offrire modelli accessibili.

India e Brasile accelerano, il Giappone recupera terreno
L’India ha registrato una quota di vendite di auto completamente elettriche superiore a quella degli Stati Uniti ogni mese a partire da aprile 2026. A sostenere il mercato contribuisce anche la presenza di produttori nazionali: Tata e Mahindra hanno rappresentato oltre il 60% delle vendite di veicoli elettrici nel primo semestre dell’anno.
Il Brasile sta rafforzando il proprio ruolo di mercato di riferimento per la mobilità elettrica in America Latina, grazie alla crescita della domanda interna e all’espansione della capacità produttiva. Anche la produzione locale e regionale assume quindi un ruolo centrale, perché può favorire lo sviluppo di filiere industriali e ridurre la dipendenza dalle importazioni di veicoli.
In Giappone, invece, le vendite di BEV sono raddoppiate nel 2026. Secondo Ember, la crescita è stata favorita dall’introduzione di misure destinate ad aiutare i consumatori a sostenere il costo iniziale di acquisto delle auto elettriche.
Il confronto tra questi mercati mostra come non esista un unico percorso verso l’elettrificazione. La diffusione dei veicoli a batteria dipende dalla combinazione di politiche pubbliche, offerta industriale, prezzi e condizioni economiche locali.

Auto elettriche, vendite globali in crescita dell’11% nel 2026
Nei primi otto mesi del 2026, le vendite mondiali di auto completamente elettriche sono aumentate dell’11% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Nello stesso arco temporale, le vendite di veicoli ibridi plug-in sono diminuite del 12%, mentre quelle dei veicoli con motore a combustione interna hanno registrato una flessione del 6%.
La quota delle auto elettriche a batteria sul totale delle nuove immatricolazioni mondiali è salita dal 16% al 18%. In altre parole, quasi una nuova auto su cinque venduta nel mondo nei primi otto mesi dell’anno è stata completamente elettrica.
Ancora più marcata è la crescita stimata escludendo Cina e Stati Uniti: in questo caso, le vendite di BEV sono aumentate del 45%. Il dato evidenzia come la diffusione della mobilità elettrica stia accelerando anche al di fuori dei due mercati che hanno avuto finora un peso determinante nell’evoluzione del settore.
Le interruzioni nelle forniture di petrolio stanno contribuendo a rafforzare questa tendenza in Paesi come India, Cile, Australia e Nuova Zelanda. La crisi energetica non è l’unico fattore alla base della crescita, ma rende più evidente il vantaggio strategico di ridurre la dipendenza dai carburanti fossili importati.
Francia e Germania puntano sugli incentivi
In Europa, le politiche pubbliche continuano a incidere sulle decisioni d’acquisto. In Francia, il programma di leasing sociale ha contribuito a portare per la prima volta oltre il 30% la quota di mercato delle auto completamente elettriche.
In Germania, invece, le vendite sono cresciute dopo l’introduzione di nuovi incentivi per i consumatori all’inizio del 2026. Due esperienze che confermano quanto il prezzo d’acquisto rimanga una variabile decisiva per ampliare la platea dei potenziali automobilisti interessati ai veicoli elettrici.
Accanto agli incentivi, un ruolo importante è svolto dalla capacità produttiva nazionale. In India, la presenza di costruttori locali come Tata e Mahindra sostiene l’offerta interna, mentre il Brasile cerca di consolidarsi come polo produttivo regionale. Anche il gruppo vietnamita VinFast sta ampliando la propria presenza industriale all’estero.
La mobilità elettrica è anche una questione di sicurezza energetica
I dati di Ember indicano che la transizione verso le auto elettriche non può essere valutata soltanto attraverso la riduzione delle emissioni. La mobilità a batteria può contribuire anche a diminuire la vulnerabilità economica dei Paesi che importano grandi quantità di petrolio.
Le tensioni geopolitiche dimostrano quanto la dipendenza dai combustibili fossili possa trasformarsi rapidamente in un problema di prezzi, approvvigionamenti e competitività. In questo scenario, elettrificare il parco auto significa ridurre una parte della domanda di petrolio e rendere i consumi dei trasporti meno esposti alle oscillazioni del mercato internazionale.
Questo non significa che le auto elettriche eliminino ogni forma di dipendenza energetica. Il loro impatto complessivo dipende anche da come viene prodotta l’elettricità, dalla disponibilità delle infrastrutture di ricarica, dai costi dei veicoli e dalla capacità di sviluppare filiere industriali resilienti. La transizione richiede quindi investimenti coordinati nella rete elettrica, nella produzione di energia e nei sistemi di ricarica.
Resta però un’indicazione centrale: i Paesi che hanno anticipato l’elettrificazione dispongono oggi di uno strumento aggiuntivo per contenere gli effetti delle crisi petrolifere. E mentre il mercato globale cambia, India, Brasile ed Europa mostrano che la crescita delle auto elettriche non è più una tendenza circoscritta a pochi grandi protagonisti.
La sfida dei prossimi anni sarà trasformare questo vantaggio potenziale in un cambiamento strutturale, rendendo i veicoli elettrici accessibili a un numero crescente di cittadini e accompagnando la diffusione delle auto con infrastrutture e fonti energetiche adeguate.































































































































































































































































