- 07/03/2026
- Redazione
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La cattura della CO₂ direttamente sulle navi potrebbe ridurre le emissioni del trasporto marittimo. Ma tra costi, limiti tecnici e mancanza di infrastrutture, il suo ruolo nella decarbonizzazione resta incerto
Il trasporto marittimo è responsabile di una quota significativa delle emissioni globali di gas serra. Ridurre l’impatto ambientale delle navi è quindi diventato uno degli obiettivi principali della transizione energetica internazionale.
Tuttavia, il settore si trova oggi in una fase complessa: molti cantieri navali stanno ancora costruendo navi alimentate da combustibili fossili e resta incerta la velocità con cui carburanti alternativi e più sostenibili potranno diffondersi su larga scala.
In questo scenario, il comparto marittimo sta valutando diverse soluzioni tecnologiche. Tra queste sta emergendo sempre più spesso la cattura del carbonio a bordo nave, nota come OCCS (Onboard Carbon Capture and Storage), che punta a intercettare la CO₂ prodotta dai motori prima che venga rilasciata nell’atmosfera.
La cattura della CO₂ a bordo: una soluzione davvero praticabile?
Uno studio commissionato dall’organizzazione ambientalista Transport & Environment (T&E) alla società di analisi tecnologica Pre-Scouter ha analizzato lo stato attuale dei progetti di cattura e stoccaggio del carbonio direttamente sulle navi.
Il rapporto offre una valutazione basata sui dati disponibili per capire quanto questa tecnologia possa realmente contribuire alla decarbonizzazione del settore.
La conclusione principale è chiara: catturare la CO₂ direttamente a bordo è tecnicamente possibile. Alcuni progetti pilota hanno già dimostrato che i sistemi di cattura possono essere installati sulle navi e funzionare.
Ma la fattibilità tecnica non significa necessariamente che la soluzione sia semplice da applicare su larga scala.
I limiti pratici: energia, spazio e peso
Quando si passa dai prototipi alle operazioni reali emergono numerose difficoltà.
Tra i principali ostacoli individuati dal rapporto ci sono:
Energia aggiuntiva: i sistemi di cattura richiedono energia extra per funzionare, aumentando il consumo complessivo della nave.
Spazio a bordo: l’installazione degli impianti di cattura occupa spazio prezioso che potrebbe ridurre la capacità di carico.
Peso del sistema: le apparecchiature e la CO₂ catturata aggiungono peso alla nave, influenzando efficienza e autonomia.
Affidabilità operativa: i sistemi devono funzionare in modo continuo durante lunghi viaggi e integrarsi con i cicli di manutenzione della nave.
Questi fattori potrebbero limitare l’adozione della tecnologia su molte tipologie di imbarcazioni.
Il problema più grande: cosa fare della CO₂ catturata
Anche se la CO₂ viene catturata con successo, resta una questione fondamentale: dove finisce poi questo carbonio?
Perché il sistema sia davvero efficace, la CO₂ deve essere: misurata con precisione; immagazzinata in sicurezza a bordo; scaricata nei porti e trasportata e stoccata in siti geologici permanenti.
Oggi però le infrastrutture per gestire questa filiera sono ancora molto limitate.
La credibilità della cattura del carbonio dipende infatti dalla possibilità di tracciare la CO₂ lungo tutta la catena di custodia fino a un deposito permanente verificato. Senza questa rete di infrastrutture, la tecnologia rischia di restare confinata a progetti dimostrativi.
Il rischio di rallentare la transizione energetica
Secondo gli analisti, esiste anche un rischio strategico per il settore.
La cattura della CO₂ a bordo potrebbe diventare una soluzione di breve periodo per continuare a utilizzare combustibili fossili, rimandando investimenti più strutturali verso carburanti realmente puliti come quelli sintetici o rinnovabili.
Per questo alcuni esperti temono che il settore navale possa puntare troppo su questa tecnologia, trascurando le trasformazioni più profonde necessarie per azzerare le emissioni.
Troppe incognite sui dati reali
Il rapporto evidenzia inoltre importanti lacune nei dati disponibili.
Le informazioni su prestazioni tecniche, costi e impatto operativo in condizioni reali sono ancora limitate. Questo rende difficile valutare con precisione il ruolo che la cattura della CO₂ a bordo potrà avere nella transizione energetica del trasporto marittimo.
In altre parole, le promesse più ambiziose su questa tecnologia potrebbero essere premature.
Una tecnologia promettente, ma non una soluzione unica
La cattura del carbonio a bordo delle navi potrebbe diventare uno strumento utile per ridurre parte delle emissioni nel breve periodo. Tuttavia, secondo gli esperti, non può essere considerata una soluzione universale per la decarbonizzazione del settore marittimo.
Il futuro del trasporto navale sostenibile dipenderà probabilmente da una combinazione di tecnologie: carburanti a basse emissioni, maggiore efficienza energetica delle navi e, forse, anche sistemi di cattura della CO₂ dove tecnicamente ed economicamente possibile.



















































































































































































































































