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Gli e-fuel per il trasporto marittimo crescono in Europa, ma pochi progetti partono davvero. Spagna e Danimarca leader, pesa l’incertezza normativa UE

Lo sviluppo dei carburanti sintetici verdi – i cosiddetti e-fuel – destinati al trasporto marittimo europeo procede, ma su fondamenta ancora fragili. A dirlo è l’aggiornamento 2025 dell’osservatorio di Transport & Environment (T&E), che fotografa un settore ricco di potenzialità ma ancora bloccato tra buone intenzioni e scelte politiche rimandate.

Molti progetti, pochi cantieri aperti

Secondo lo studio, in Europa esistono fino a 80 progetti di idrogeno verde ed e-fuel potenzialmente utilizzabili per alimentare le navi, per un volume complessivo che potrebbe superare 3,6 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio (Mtep) entro il 2032.

Il dato però nasconde una criticità: solo il 5% di questi volumi è chiaramente dedicato al settore marittimo e solo una manciata di progetti ha superato la soglia decisiva della decisione finale di investimento (FID) o è già entrata in funzione.

In altre parole, il mercato c’è sulla carta, ma fatica a tradursi in realtà industriale.

Spagna e Danimarca in testa, Nord Europa protagonista

Nel panorama europeo emergono alcuni Paesi più avanti degli altri. Norvegia, Spagna, Finlandia e Danimarca si stanno posizionando come futuri fornitori chiave di carburanti elettronici per la navigazione.

La Norvegia guida per quantità di e-fuel dedicati principalmente al settore marittimo, seguita dalla Spagna, che punta a sfruttare rinnovabili e porti strategici.

Un caso emblematico è il progetto Kassø di European Energy in Danimarca, entrato in funzione nel 2025: fornisce e-metanolo a Maersk ed è oggi il più grande progetto di e-fuel marittimi operativo in Europa, oltre che il primo del suo genere.

Il mare come grande cliente dei carburanti verdi

Lo studio T&E evidenzia un altro elemento chiave: la domanda potenziale arriva soprattutto dal settore navale.

Nei progetti di e-ammoniaca ed e-metanolo, il trasporto marittimo viene indicato come cliente finale per volumi spesso doppi rispetto a quelli dell’industria chimica o dei fertilizzanti.

Un segnale importante, perché una domanda forte e credibile dal mondo dello shipping potrebbe offrire ai produttori quella certezza di mercato che oggi manca e che è fondamentale per sbloccare gli investimenti.

Il nodo delle regole europee

Il vero freno, secondo T&E, resta la mancanza di certezza normativa. Gli attuali obiettivi europei per la decarbonizzazione del trasporto marittimo vengono giudicati poco ambiziosi, incapaci di dare agli investitori una prospettiva chiara e stabile.

«Il più grande progetto di e-carburanti marittimi è entrato in funzione quest’anno. Questo dimostra cosa è possibile, ma ampliare i progetti resta una sfida», spiega Constance Dijkstra, responsabile delle politiche marittime di T&E. «Senza obiettivi più forti e senza liquidità, gli investimenti non decollano. Eppure, sviluppare un settore solido degli e-fuel rafforzerebbe la leadership industriale europea e ridurrebbe la dipendenza dai combustibili fossili importati».

Leggi anche: Decarbonizzazione dei trasporti: l’UE investe 600 milioni in 70 progetti strategici

ETS e fondi: la richiesta dell’industria

Non a caso, i produttori di tecnologie pulite chiedono all’Unione europea un cambio di passo. Tra le proposte sul tavolo c’è il reinvestimento dei ricavi del sistema ETS (il mercato europeo delle emissioni) direttamente nella navigazione sostenibile.

Una scelta che potrebbe trasformare la transizione ecologica del mare da promessa a realtà, creando posti di lavoro, sicurezza energetica e competitività industriale. Per ora, però, l’Europa resta sospesa tra leadership potenziale e occasioni mancate.

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