- 29/11/2025
- Redazione
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Pressioni per vendere auto a biocarburanti dopo il 2035: secondo una nuova analisi T&E rischio domanda insostenibile e boom delle importazioni
Le lobby del petrolio e dell’auto tornano alla carica per ottenere dall’Unione europea una deroga che consenta la vendita di nuove auto endotermiche alimentate a biocarburanti anche dopo il 2035.
Una richiesta che, se accolta, modificherebbe il Regolamento UE che oggi prevede l’immatricolazione esclusiva di vetture a zero emissioni a partire da quella data. Ma secondo una nuova analisi di Transport & Environment (T&E), la proposta rischia di aprire una voragine nella politica climatica europea, innescando una domanda di biocarburanti semplicemente impossibile da sostenere.
Biocarburanti scarsi e inquinanti: la “scappatoia” che fa discutere
L’ipotesi di permettere ai motori a combustione alimentati con biofuels di sopravvivere oltre il 2035 è stata rilanciata alla vigilia dell’ultimo Consiglio UE, sostenuta anche dall’Italia. Ma il problema è doppio. Da un lato, i biocarburanti non sono davvero a impatto zero, poiché contribuiscono comunque alle emissioni complessive di gas serra; dall’altro, le materie prime utilizzate—grassi animali, oli da cucina esausti, effluenti dell’olio di palma—sono importate in gran parte dall’estero e disponibili in quantità estremamente limitate.
Secondo T&E, estendere l’uso dei biocarburanti anche al settore auto comporterebbe, al 2050, una domanda da due a nove volte superiore rispetto alla quantità producibile in modo sostenibile in Europa. Una sproporzione che mette in discussione la credibilità stessa della transizione ecologica.

“Un’auto a grassi animali richiede 120 maiali l’anno”
L’immagine è volutamente provocatoria, ma efficace. T&E calcola che un’auto alimentata con carburante ricavato da grassi animali necessiterebbe dell’equivalente di 120 maiali ogni anno. Oggi, le auto europee consumano già 1,3 milioni di tonnellate di grassi animali, corrispondenti a circa 200 milioni di maiali macellati. Un’auto alimentata con olio da cucina esausto, invece, avrebbe bisogno dell’equivalente di 25 kg di patatine fritte al giorno.
Per Lucien Mathieu, direttore del settore automobilistico di T&E, la corsa ai biocarburanti è “assurda”: “Gli europei non riescono a mangiare abbastanza carne di maiale o patatine fritte per alimentare nemmeno una frazione delle auto del continente. Perché continuare a inseguire soluzioni inefficaci quando le tecnologie elettriche sono già pronte?”
Il timore dell’organizzazione è che la scappatoia sia solo una tattica dilatoria che rischia di indebolire la competitività dell’industria europea dei veicoli elettrici rispetto a Cina e Stati Uniti.
Un mercato drogato dalle importazioni (e dal rischio frodi)
Il nodo della disponibilità delle materie prime è già critico oggi. L’UE importa oltre l’80% dell’olio da cucina esausto, soprattutto da Cina e Malesia, e circa il 60% dei biocarburanti complessivamente utilizzati. Se le auto potessero continuare a essere alimentate con biocarburanti avanzati dopo il 2035, T&E prevede che la quota di importazioni salirebbe fino al 90% entro il 2050.
A questo si aggiunge un rischio crescente di frodi. Indagini precedenti di T&E hanno mostrato che l’Europa importa dalla Malesia una quantità di olio esausto tre volte superiore a quella realisticamente producibile nel Paese. Lo stesso vale per alcuni sottoprodotti dell’olio di palma: l’UE ne importa più di quanti se ne possano generare globalmente.
La preoccupazione è che la corsa ai biocarburanti incentivi la sostituzione di oli usati con oli vergini – come quello di palma – camuffati per aggirare i limiti europei.
Leggi anche: Biocarburanti: più CO₂ dei fossili e un pericolo per clima, suolo e cibo
Auto, navi e aerei in competizione per gli stessi biocarburanti
Il problema della scarsità riguarda anche settori difficili da decarbonizzare come l’aviazione e il trasporto marittimo. Secondo T&E, gli obiettivi già fissati per questi comparti richiederanno entro il 2050 una quantità di biocarburanti avanzati pari al doppio di ciò che l’Europa potrà reperire in modo sostenibile, anche nello scenario più ottimistico.
Aggiungere milioni di auto endotermiche alimentate a biocarburanti significherebbe aggravare ulteriormente una scarsità già strutturale, sottraendo risorse a quei settori che non dispongono delle alternative elettriche oggi mature per il trasporto su strada.
Le lobby dell’auto e del petrolio intensificano la pressione su Bruxelles
La scorsa settimana, la potente lobby automobilistica tedesca VDA si è unita all’associazione dei fornitori CLEPA e a 28 aziende del settore carburanti per chiedere alla Commissione che dopo il 2035 i veicoli alimentati a biocarburanti siano considerati a zero emissioni. Anche l’associazione dei costruttori europei ACEA ha invocato una “attuazione pragmatica” delle norme, lasciando aperta la porta ai carburanti definiti “a zero emissioni di carbonio”.
La battaglia, dunque, è appena iniziata. Ma i dati diffusi da T&E indicano che inserire una scappatoia normativa sui biocarburanti potrebbe trasformarsi in un boomerang per la politica climatica europea e per la tenuta industriale del continente.



















































































































































































































































