- 05/04/2026
- Redazione
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Report shock sulla mobilità in Italia: centri pieni di servizi, periferie abbandonate all’auto. Ecco cosa sta succedendo davvero
C’è un’Italia che si muove veloce, sostenibile, con piste ciclabili, autobus frequenti e strade pensate per le persone. E poi ce n’è un’altra che resta ferma, bloccata nel traffico e senza alternative all’auto privata.
È questa la fotografia che emerge dal rapporto “ZTL – Zone a Transizione Limitata BARI”, presentato da Kyoto Club insieme a Clean Cities Campaign Italia. Un’analisi che va oltre le medie generali e entra nel dettaglio delle città, quartiere per quartiere.
E quello che mostra è un divario netto.
Il dato che cambia tutto: analisi per CAP
La novità del report sta nel metodo. Non più analisi generiche, ma una lettura capillare basata sui CAP. Tradotto: si osserva come si muovono davvero le persone, strada per strada.
Il risultato è difficile da ignorare. Nei quartieri centrali si concentra tutto: trasporto pubblico, ciclabilità, spazi pedonali.
Nelle periferie, invece, la scena cambia completamente: meno servizi, meno alternative, più dipendenza dall’auto.
Non è solo una questione di mobilità. È una questione di opportunità.
Bari è solo l’inizio di un problema nazionale
Il caso di Bari non è isolato. I dati raccolti anche in città come Milano, Roma e Napoli raccontano la stessa storia: la transizione ecologica sta avanzando, ma non per tutti.
Chi vive nei centri urbani ha più scelta, più servizi, più qualità della vita. Chi vive in periferia, invece, resta spesso escluso.
Il rischio è evidente: trasformare la mobilità sostenibile in un privilegio invece che in un diritto.
Le soluzioni ci sono, ma non bastano
Le amministrazioni locali stanno provando a intervenire. A Bari, per esempio, il Comune punta su un sistema di Bus Rapid Transit elettrico finanziato dal PNRR, con l’obiettivo di rendere il trasporto pubblico più rapido e competitivo.
Ma il trasporto pubblico da solo non basta. Servono città ripensate: più spazio a pedoni e biciclette, servizi di sharing integrati, strade progettate per essere vissute e non solo attraversate.
Una trasformazione che richiede tempo, ma soprattutto risorse.
Il vero nodo: senza fondi il divario resta
Ed è proprio qui che si gioca la partita decisiva. Come ha sottolineato ANCI, senza un sostegno economico stabile ai Comuni il rischio è quello di restare fermi.
Le amministrazioni locali, da sole, non possono colmare il gap senza investimenti strutturali:
- le periferie continueranno a restare indietro
- il trasporto pubblico faticherà a migliorare
- la transizione ecologica resterà incompleta
Tecnologia e incentivi possono cambiare le abitudini
Accanto alle politiche pubbliche, cresce anche il ruolo dell’innovazione. Realtà come Pin Bike stanno sperimentando incentivi per spingere l’uso della bicicletta, dimostrando che cambiare comportamento è possibile.
Ma anche qui il punto resta lo stesso: senza infrastrutture diffuse, il cambiamento rischia di restare limitato.
La vera sfida: una transizione che non lasci indietro nessuno
Il messaggio che arriva dal report è diretto: la mobilità sostenibile funziona solo se è accessibile a tutti.
Se resta concentrata nei quartieri più ricchi, non riduce le disuguaglianze. Le amplifica.
Per questo, secondo Kyoto Club, serve un cambio di prospettiva: non basta costruire nuove infrastrutture, bisogna decidere dove farle. E la risposta, oggi più che mai, è nelle periferie.



















































































































































































































































