- 21/07/2026
- Redazione
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L’Unione Europea estende il mercato del carbonio ai voli internazionali fino a 5.000 km e ai jet privati. T&E: «Riforma insufficiente per il clima»
Per la prima volta l’Unione Europea introduce un prezzo sulle emissioni di una parte dei voli internazionali in partenza dagli aeroporti europei. È una delle principali novità contenute nella revisione dell’ETS (Emission Trading System), il mercato europeo delle quote di CO₂, con cui Bruxelles punta a rafforzare le politiche climatiche nei trasporti.
La misura rappresenta un cambio di passo rispetto al passato, ma secondo l’associazione ambientalista Transport & Environment (T&E) è ancora lontana dall’essere sufficiente. La nuova disciplina, infatti, interesserà soltanto i collegamenti entro i 5.000 chilometri e diventerà operativa dal 2029.
In pratica, un volo come Parigi-Dubai sarà soggetto al sistema ETS, mentre una tratta molto più lunga e con maggiori emissioni, come Parigi-New York, continuerà a rimanerne esclusa.
Quasi metà delle emissioni del settore aereo resta senza prezzo
Secondo le stime di T&E, con il compromesso raggiunto dalla Commissione europea circa il 47% delle emissioni prodotte dall’aviazione europea continuerà a non essere coperto dal mercato del carbonio.
Una scelta che, oltre a ridurre l’efficacia della politica climatica, comporterebbe anche una significativa perdita economica. Se tutti i voli in partenza dall’Unione fossero inclusi nel sistema ETS, Bruxelles potrebbe incassare circa 4,2 miliardi di euro in più da destinare alla transizione energetica.
Per Diane Vitry, responsabile Aviazione di T&E, si tratta comunque di un precedente importante. “Per la prima volta i voli internazionali vengono regolati dall’Unione Europea. Tuttavia, i collegamenti più lunghi e più inquinanti restano esclusi. Gli Stati membri dovrebbero rafforzare questa riforma e arrivare progressivamente a far pagare tutte le emissioni del settore.”
La questione CORSIA e il rinvio fino al 2032
Uno dei punti più controversi riguarda il rapporto tra il sistema ETS europeo e CORSIA, il meccanismo internazionale di compensazione delle emissioni promosso dall’Organizzazione Internazionale dell’Aviazione Civile (ICAO).
La stessa Commissione europea riconosce che CORSIA, nella sua configurazione attuale, non rappresenta un’alternativa credibile al mercato europeo delle emissioni e richiederebbe un rafforzamento sostanziale.
Nonostante questa valutazione, Bruxelles ha deciso di prorogare almeno fino al 2032 l’esenzione per molti voli extraeuropei attraverso il meccanismo noto come “stop the clock”, una scelta che secondo T&E rischia di rallentare ulteriormente il percorso di decarbonizzazione del trasporto aereo.
Jet privati e scie di condensazione: arrivano nuove regole
Tra gli aspetti considerati più innovativi della riforma figura l’ingresso dei jet privati nel sistema ETS.
Finora questa categoria di velivoli era rimasta sostanzialmente esclusa dal pagamento delle emissioni nonostante il forte impatto climatico per passeggero trasportato.
La Commissione introduce inoltre un incentivo inedito: le compagnie aeree potranno ottenere quote gratuite se adotteranno tecniche operative in grado di ridurre la formazione delle scie di condensazione, considerate uno dei principali fattori del riscaldamento globale provocato dall’aviazione oltre alle emissioni dirette di CO₂.
Novità anche per il trasporto marittimo
La revisione dell’ETS coinvolge anche il settore navale. Bruxelles propone di destinare 110 milioni di quote di emissione allo sviluppo di carburanti marittimi puliti, e-fuel e tecnologie di propulsione elettrica, con l’obiettivo di accelerare la decarbonizzazione della navigazione europea.
Contestualmente verrà ampliato l’elenco dei porti extra UE soggetti ai meccanismi anti-elusione, includendo anche importanti hub del Mediterraneo come Tangeri e Port Said, così da limitare il rischio che le compagnie evitino gli scali europei per ridurre i costi ambientali.
Resta però una misura contestata: la riduzione degli oneri ETS per le grandi navi portacontainer oltre i 10.000 TEU. Secondo T&E questa scelta potrebbe creare nuove distorsioni concorrenziali e aprire ulteriori margini di elusione.
Le critiche: un ETS più debole rischia di rallentare la transizione energetica
Le osservazioni più severe riguardano però l’impianto complessivo della riforma.
La Commissione propone infatti di rallentare progressivamente il ritmo di riduzione delle quote disponibili sul mercato europeo della CO₂, una modifica che secondo gli esperti potrebbe abbassare il prezzo del carbonio e ridurre gli incentivi economici agli investimenti nelle tecnologie pulite.
A destare perplessità è anche l’ipotesi di consentire, entro la fine degli anni Trenta, l’utilizzo di fino a 250 milioni di tonnellate di crediti derivanti dalla rimozione del carbonio.
Per T&E il rischio è quello di sostituire le reali riduzioni delle emissioni con compensazioni ancora prive di sufficienti garanzie tecnologiche e ambientali.
Il nodo politico
Per gli ambientalisti il compromesso rappresenta un passo avanti rispetto al passato, ma insufficiente rispetto agli obiettivi climatici europei al 2040.
“La vera dipendenza dell’Europa non è dall’ETS, ma dai combustibili fossili”, ha affermato Kädi Ristkok, direttrice Energia e Clima di T&E. Secondo l’associazione, un mercato del carbonio meno rigoroso rischia di prolungare la dipendenza energetica europea, ridurre gli investimenti nelle tecnologie innovative e trasferire gli sforzi di riduzione delle emissioni su altri comparti economici, come l’agricoltura.
La proposta della Commissione dovrà ora essere discussa dagli Stati membri e dal Parlamento europeo, chiamati a decidere se rafforzare o modificare una riforma destinata a incidere in modo significativo sul futuro delle politiche climatiche dell’Unione.
































































































































































































































































