La Commissione europea ha previsto un aumento dei dazi sulle importazioni di auto elettriche dalla Cina
La decisione di aumentare i dazi è arrivata dopo parecchi mesi di indagini sull’esistenza di sussidi pubblici alle case automobilistiche cinesi. Soddisfazione del Ministro delle imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, contraria la Germania: “Non vogliamo la guerra con Pechino. L’ Ue offra colloqui con la Cina”. Favorevoli ai dazi Spagna e Francia. Ira della Cina: “Pronti a difenderci con fermezza”.
Come si è arrivati alla decisione
La decisione di aumentare i dazi è arrivata dopo parecchi mesi di indagini sull’esistenza di sussidi pubblici alle case automobilistiche cinesi.
Nell’ambito dell’indagine in corso, la Commissione UE ha provvisoriamente concluso che la catena del valore dei veicoli elettrici a batteria (BEV) in Cina beneficia di sovvenzioni ingiuste, che stanno causando un danno economico ai produttori UE di BEV. L’indagine ha inoltre esaminato le probabili conseguenze e l’impatto delle misure su importatori, utenti e consumatori di BEV nell’UE.
Di conseguenza, la Commissione ha contattato le autorità cinesi per discutere questi risultati ed esplorare possibili modi per risolvere le questioni individuate in modo compatibile con l’OMC. In questo contesto, la Commissione ha preannunciato il livello dei dazi compensativi provvisori che imporrebbe sulle importazioni di veicoli elettrici a batteria (“BEV”) dalla Cina.
Qualora le discussioni con le autorità cinesi non portassero ad una soluzione efficace, questi dazi compensativi provvisori verrebbero introdotti a partire dal 4 luglio mediante una garanzia (nella forma che sarà decisa dalle dogane di ciascuno Stato membro). Per essere riscossi definitivamente, però, servirà l’eventuale approvazione definiva degli Stati membri in autunno.
A quanto ammontano i dazi previsti dall’Ue?
I dazi saranno diversi a seconda della casa automobilistica e a seconda della loro collaborazione con l’indagine.
La più sanzionata è la Saic con un dazio del 38,1 per cento, lo stesso applicato ad altri marchi non specificati nell’annuncio che non hanno collaborato con l’indagine. Seguono Geely con il 20 per cento e Byd con il 17,4 per cento.
Per quanto riguarda i marchi occidentali che producono auto elettriche in Cina – tra cui Tesla, Dacia e BMW – dovranno affrontare un dazio del 21%.
Perchè l’introduzione dei dazi è ritenuta necessaria dall’UE
Le vendite in Europa di mezzi elettrici Made in China sono cresciute rapidamente: da 57mila unità vendute nel 2020 a oltre 437mila nel 2023, secondo Eurostat (questi dati includono i modelli prodotti in Cina da marchi occidentali come Bmw, Renault e Tesla) per un valore attuale di 9,66 miliardi di euro.
Uno studio di Transport and Environment indica che la quota dei marchi cinesi nel mercato elettrico dell’Ue è passata dallo 0,4 per cento nel 2019 al 7,9 per cento nel 2023 e potrebbe superare il 20 per cento entro il 2027.
Bruxelles teme che, a causa delle generose iniezioni di sussidi da parte di Pechino, le aziende europee non siano in grado di competere con i produttori cinesi e finiscano per essere estromesse da questo settore sempre più lucrativo.
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Ma saranno sufficienti a fermare l’avanzata delle auto Made in China?
Secondo diversi analisti la risposta è no. “Sarebbero probabilmente necessari dazi del 40-50 per cento e forse più per rendere il mercato europeo poco attraente per gli esportatori cinesi di veicoli elettrici”, ha dichiarato la società di consulenza Rhodium Group in un rapporto di aprile. “In particolare per chi come Byd può contare batterie prodotte internamente e non acquistate da terzi”.
La Commissione ha già accertato l’esistenza di aiuti di Stato su più fronti in Cina, sotto forma di sovvenzioni, prestiti a basso costo, crediti sostenuti dallo Stato, sconti fiscali, esenzioni dalla tassazione indiretta sui consumi e prezzi scontati di beni e servizi.
Inoltre i produttori cinesi già beneficiano di bassi costi di manodopera e di energia, di un accesso più facile alle materie prime e di un solido ecosistema per la produzione di batterie.
I dazi sono concepiti per rendere più costosa la vendita dei mezzi cinesi per avvicinare i prezzi finali ai loro rivali europei, con l’obiettivo finale di creare una concorrenza leale.
Le reazioni
Il governo di Pechino ha già dichiarato di non voler stare a guardare e di essere pronto a difendersi con fermezza.
Contraria alla imposizione dei dazi è la Germania. L’Associazione tedesca dell’industria automobilistica, sostenuta da aziende del calibro di Bmw, Mercedes-Benz e Volkswagen, ha già espresso chiaramente la propria opposizione a tariffe aggiuntive, sostenendo che queste non saranno “adatte a rafforzare la competitività dell’industria automobilistica europea” e potrebbero scatenare un “grave conflitto commerciale”.
Anche l’Ungheria dovrebbe dichiararsi contraria. Altri Paesi come la Svezia e l’Irlanda, hanno espresso riserve senza però opporsi esplicitamente ai dazi.
Favorevoli sono la Francia, le cui aziende automobilistiche sono meno esposte al mercato cinese, è ampiamente considerata il principale sostenitore dei dazi e l’Italia che ha recentemente espresso il proprio sostegno all’iniziativa e ha chiesto che l’Ue segua l’esempio dell’America, dove il presidente Joe Biden ha annunciato dazi del 100 per cento sui mezzi elettrici cinesi.



















































































































































































































































