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Auto UE, meno limiti CO₂ = più petrolio: rischio +74 miliardi. Scontro acceso tra industria e ambientalisti, cosa cambia davvero

Nel momento in cui la transizione verso l’auto elettrica sembra finalmente accelerare, l’Europa rischia di fare un passo indietro. Le richieste dell’industria automobilistica per allentare gli obiettivi sulle emissioni di CO₂ potrebbero avere un impatto enorme: fino a 74 miliardi di euro in più per le importazioni di petrolio.

A sollevare il caso è Transport & Environment (T&E), che ha analizzato un documento riservato dell’ACEA, l’associazione dei costruttori europei, inviato ai ministri dell’Ambiente dell’UE.

Secondo l’organizzazione, la direzione è chiara e preoccupante: rallentare la diffusione delle auto elettriche proprio mentre milioni di cittadini affrontano carburanti sempre più costosi.

Le richieste dell’industria: più tempo e regole più deboli

Il documento dei costruttori punta a rendere meno stringenti gli obiettivi europei, intervenendo su due fronti chiave.

Da un lato, si propone di calcolare i target di riduzione delle emissioni al 2030 su una media di cinque anni, invece dei tre previsti dalla Commissione europea. Dall’altro, si chiede di cancellare l’aggiornamento dello “utility factor”, il parametro che misura quanto le ibride plug-in vengono realmente utilizzate in modalità elettrica.

Una modifica tecnica che, però, secondo gli analisti rischia di avere effetti molto concreti: rendere più facile vendere auto ancora legate ai combustibili fossili, rallentando la transizione.

Il nodo politico: la Germania si schiera

La proposta ha già trovato un importante sostegno politico. Il governo tedesco ha infatti appoggiato la linea dell’ACEA, aprendo alla possibilità di prolungare la vendita di ibride plug-in.

Una scelta che rischia di pesare sull’intero equilibrio europeo, proprio mentre la competizione globale — in particolare con la Cina — si gioca sempre più sull’elettrico.

Meno elettriche, più benzina: cosa rischia davvero l’Europa

Le conseguenze potrebbero essere profonde. Secondo le stime di T&E:

  • le auto elettriche potrebbero restare ferme al 21% del mercato fino al 2030
  • con le regole attuali, salirebbero invece al 57%

Tradotto: molte più auto a combustione sulle strade e una maggiore dipendenza dal petrolio importato.

Ed è qui che arriva il conto: 74 miliardi di euro in più tra il 2026 e il 2035.

L’accusa: “Una scelta irresponsabile”

Durissime le parole di Andrea Boraschi, direttore di T&E Italia: “Le case automobilistiche vogliono confermare la dipendenza europea dal petrolio proprio quando milioni di cittadini pagano la benzina fino a 2 euro al litro, e hanno un disperato bisogno di uscire dall’era degli idrocarburi.”

E ancora: “Le richieste dei carmaker, se accolte, ritarderanno l’arrivo di veicoli elettrici più accessibili in termini di prezzo, ciò di cui i cittadini europei hanno realmente bisogno.”

Nel mirino anche la posizione tedesca: “È deludente vedere il governo tedesco cedere alle pressioni dell’industria automobilistica per rallentare il processo di elettrificazione. Ogni ulteriore ritardo danneggia sia i cittadini sia la competitività dell’Europa.”

Obiettivo 2035: il rischio di un altro passo indietro

Lo scontro non riguarda solo il breve periodo. Sul tavolo c’è anche il futuro del 2035, quando l’Europa dovrebbe arrivare a un taglio totale delle emissioni delle nuove auto.

La Commissione ha già aperto a una revisione (dal 100% al 90%), ma l’ACEA chiede di scendere fino all’80%, introducendo un sistema di crediti che, secondo T&E, rischia di generare riduzioni solo teoriche.

Il risultato? Le auto elettriche potrebbero fermarsi al 52% del mercato, invece di diventare la norma.

Impatto ambientale: emissioni fuori controllo

Oltre al costo economico, c’è quello ambientale. Le stime parlano di:

  • fino a 2,4 gigatonnellate di CO₂ in più tra il 2026 e il 2050
  • l’equivalente di oltre cinque anni di emissioni dell’attuale parco auto europeo

Numeri che rischiano di compromettere gli obiettivi climatici del continente.

L’appello finale: “Non rallentare adesso”

Per T&E, la strada da seguire è opposta rispetto a quella proposta dai costruttori: rafforzare gli obiettivi, non indebolirli.

Il rischio, altrimenti, è duplice: da un lato bollette energetiche più alte e maggiore dipendenza dall’estero, dall’altro una perdita di competitività industriale in un settore che sta cambiando rapidamente.

La partita è aperta. E il risultato, questa volta, non riguarda solo l’industria automobilistica, ma l’intera economia europea — e le tasche dei cittadini.

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