- 06/06/2024
- Simone Martino
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Due terzi dei progetti europei di carburante per il trasporto verde sono a rischio
Secondo la mappatura effettuata da T&E gli e-fuels potrebbero alimentare il 4% del trasporto marittimo europeo al 2030 però, solo un terzo dei progetti per produrre questi carburanti è al sicuro.
I fornitori di carburante, infatti, sembrano essere riluttanti a impegnarsi finanziariamente in progetti senza avere ulteriori garanzie che ci sarà domanda per questi combustibili nel prossimo futuro.
Ciò significa, avverte T&E, che la stragrande maggioranza dei progetti potrebbe non vedere mai la luce in questo decennio, mettendo a rischio le ambizioni climatiche dell’Europa e migliaia di posti di lavoro.
“I progetti di idrogeno stanno spuntando in tutta Europa. Hanno il potenziale per alimentare settori difficili da decarbonizzare come il trasporto marittimo e fornire migliaia di buoni posti di lavoro. Ma al momento non c’è abbastanza certezza e rischiamo di perdere questa opportunità d’oro”, avverte Inesa Ulichina di Transport & Environment (T&E).
In UE almeno 17 progetti esclusivi per lo shipping
Ad inizio 2024, sono almeno 17 i progetti europei volti alla produzione di carburanti sintetici a base di idrogeno verde – più comunemente chiamati e-fuels – da impiegare nel settore marittimo.
Se tutti questi progetti vedessero la luce, contribuirebbero a soddisfare circa il 4% (1.06Mtep) del fabbisogno totale di energia dello shipping europeo al 2030 (28 Mtep circa), avviando il settore verso la decarbonizzazione. Ad oggi, però, sono appena 6 i progetti sicuri di ricevere i finanziamenti necessari alla produzione; i due terzi dei progetti sono ancora in attesa di una decisione in merito. Ci sono ulteriori 44 progetti che potrebbero fornire idrogeno al settore marittimo, portando a 61 i progetti totali mappati da T&E: ma la loro eventuale produzione potrebbe essere contesa da altri settori industriali “affamati” di idrogeno.
I produttori di carburanti citano la mancanza di certezza dell’acquirente e la sicurezza degli investimenti come ostacoli importanti. Ciò mette a rischio milioni di tonnellate di carburanti verdi e migliaia di posti di lavoro qualificati. A livello globale, si stima che il trasporto verde potrebbe creare 4 milioni di nuovi posti di lavoro entro il 2050.
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L’Italia rischia di essere tagliata fuori.
Per l’e-Fuels Observatory di T&E l’Italia fatica ad attrarre investimenti e – a meno di tempestivi stimoli di politica industriale – rischia di rimanere ai margini della nascita di una nuova industria strategica, replicando quanto sta già accadendo nella transizione all’e-mobility.
Carlo Tritto, Policy Officer per Transport & Environment Italia, ha commentato: “La transizione del settore marittimo verso carburanti neutri dal punto di vista climatico offrirà grandi opportunità industriali, economiche e occupazionali. Proprio per questo è preoccupante dover rilevare l’assenza dell’Italia all’appello per lo sviluppo di una nuova industria, che promette di prendere piede in molti stati europei. Il nostro Paese sembra non comprendere fino in fondo il ruolo che questi carburanti avranno. Lo si vede bene dalla proposta di PNIEC sin qui circolata, dove i volumi nazionali di consumo di e-fuels, da qui al 2030, vengono pianificati per il 93% per il trasporto su strada, mentre appena il 7% è riservato ai settori hard to abate come l’aviazione e il marittimo”.
Danimarca e Spagna in testa alla corsa per gli e-fuels
La sola Danimarca rappresenta più della metà di tutti i volumi di idrogeno previsti per i 61 progetti mappati da T&E. Ma guardando alla produzione di carburanti destinati esclusivamente al trasporto marittimo, la Spagna è il Paese con maggiore potenziale, con un terzo dei volumi previsti. Nonostante la sua natura insulare, il Regno Unito ha pochissimi progetti mentre – oltre all’Italia – anche la Grecia sembra non essere interessata da piani di sviluppo. Eppure si tratta di Paesi con una forte vocazione navale.
L’ammoniaca come soluzione
Nel lungo periodo, i piani di produzione annunciati sembrano premiare l’ammoniaca sintetica come opzione più efficace per sostituire i carburanti fossili. Questo combustibile rappresenta il 77% dei volumi della produzione prevista. A oggi, tuttavia, nessuno di questi progetti poggia su una decisione finale di investimento.
Pericolo stallo. “L’UE intervenga”
“Il trasporto marittimo sembra essere di fronte al dilemma dell’uovo e della gallina: da un lato i produttori di carburanti aspettano segnali di domanda più chiari da parte degli operatori navali, prima di effettuare grandi investimenti. Gli operatori marittimi, dal loro canto, aspettano che tali carburanti diventino più diffusi ed economici prima di firmare accordi di fornitura. In questo stallo, l’Unione Europea dovrebbe intervenire fissando obiettivi minimi sia dal lato dell’offerta che della domanda, fornendo così certezza di investimento sia ai produttori di carburante che alle compagnie di navigazione” – ha dichiarato Carlo Tritto.
L’appello di T&E agli Stati UE
T&E raccomanda agli Stati membri di imporre che almeno l’1,2% dei carburanti per via marittima sia e-fuel entro il 2030, come raccomandato dalla legge sull’UE sui carburanti verdi (RED III). Ciò garantirebbe tutti i progetti in corso che hanno già ricevuto finanziamenti e consentirebbe a più progetti di raggiungere la decisione finale di investimento. I ricavi del mercato del carbonio dell’UE per la navigazione (ETS) dovrebbero essere utilizzati anche per aiutare i progetti nascenti, afferma T&E.



































































































































































































































