“Gli incentivi alle BEV messi a disposizione hanno un significativo numero di paletti che limiterà moltissimo la platea dei beneficiari”
E’ quanto espresso da Francesco Naso, segretario generale di Motus-E, in merito all’adozione da parte del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica del decreto attuativo che regola gli incentivi a fondo perduto per l’acquisto di veicoli elettrici.
L’obiettivo del governo
L’obiettivo che il governo intende raggiungere con tale misura è quello di favorire il rinnovo del parco circolante con veicoli a zero emissioni, contribuendo alla riduzione dell’inquinamento urbano e al miglioramento della qualità dell’aria.
Secondo quanto dichiarato dal ministro Gilberto Pichetto “Con questo nuovo schema di incentivi si vuole accelerare la transizione anche nel settore della mobilità privata e commerciale, supportando concretamente cittadini e piccole imprese nei contesti urbani più esposti all’inquinamento. Il sostegno” ha aggiunto Pichetto “è calibrato per chi ha redditi più bassi e per le microimprese, perché la transizione deve essere sostenibile anche dal punto di vista sociale”.
Un’obiettivo che rischia di non realizzarsi
E’ questa la preoccupazione espressa da Francesco Naso, segretario generale di Motus-E, l’associazione di categoria costituita su impulso dei principali operatori industriali dei settori automotive ed energia e del mondo accademico, che sul proprio profilo Linkedin scrive «gli incentivi messi hanno un significativo numero di paletti che limiterà moltissimo la platea dei beneficiari».
«Probabilmente molte delle risorse messe a disposizione non verranno usate. Questa misura serve principalmente a cercare di utilizzare risorse che altrimenti sarebbero perse, non so davvero con quanto successo. Servirebbero incentivi più bassi, certi, ampi e duraturi, persino con minori risorse pubbliche, se si vuole supportare il mercato (es. riforma della deducibilità delle auto aziendali, in altri paesi ha funzionato molto bene e sta creando usato Bev per fasce di popolazione che non possono permettersi il nuovo)», conclude Naso.