auto elettrica parcheggiate durante la ricarica in Italia
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A febbraio 2026 le auto elettriche crescono dell’80,5% in Italia con 12.483 immatricolazioni. Il Mezzogiorno vale il 38% del mercato. Pressi (Motus-E): “Ora accelerare sulle flotte aziendali”.

Le auto elettriche ripartono con decisione in Italia. A febbraio 2026 sono state immatricolate 12.483 vetture full electric, con un balzo dell’80,5% rispetto allo stesso mese del 2025. Un dato che riaccende i riflettori su un settore rimasto a lungo indietro rispetto agli altri grandi Paesi europei.

A spingere la crescita sono state soprattutto le consegne delle auto acquistate grazie agli incentivi statali, andati esauriti in poche ore lo scorso ottobre. La quota di mercato dell’elettrico sale così al 7,9%, contro il 5% registrato un anno fa.

Un segnale positivo, ma che non basta ancora a colmare il divario con il resto d’Europa.

I numeri del 2026: crescita a due cifre nel primo bimestre

Guardando ai primi due mesi dell’anno, il trend resta solido. Tra gennaio e febbraio 2026 le auto elettriche immatricolate sono state 21.805, in aumento del 60,3% rispetto allo stesso periodo del 2025. La market share si attesta al 7,3%, in crescita rispetto al 5% dei primi due mesi dell’anno scorso.

Il parco circolante elettrico in Italia raggiunge così quota 381.422 vetture a fine febbraio.

Nel complesso, considerando tutte le alimentazioni, il mercato auto italiano ha registrato a febbraio 158.132 immatricolazioni totali, in aumento del 14,2% rispetto a un anno fa. Un dato positivo, ma che andrà monitorato nei prossimi mesi per capire se la spinta resterà costante anche senza nuovi incentivi.

Il confronto con l’Europa: Italia ancora indietro

Se in Italia la quota di mercato dell’elettrico si avvicina all’8%, negli altri grandi Paesi europei i numeri sono ben diversi.

A gennaio 2026 la quota delle auto elettriche ha raggiunto il:

  • 28,3% in Francia

  • 22,1% in Germania

  • 9% in Spagna

  • 20,6% nel Regno Unito

Nel primo mese del 2026 l’Italia si era fermata al 6,6%, confermando un ritardo strutturale che resta motivo di preoccupazione per il settore.

Il ruolo delle auto compatte: decolla il “mass market”

Secondo Motus-E, l’associazione che riunisce gli operatori della mobilità elettrica, il quadro è in chiaroscuro.

“Il ritardo dell’Italia nella diffusione dei veicoli elettrici resta estremamente preoccupante, soprattutto in vista dell’esaurimento della spinta degli incentivi”, ha commentato il presidente Fabio Pressi. “Ma emergono anche segnali incoraggianti”.

Tra questi, il decollo delle auto elettriche di segmento A e B, ovvero le vetture compatte e più accessibili. Un passaggio chiave in un Paese come il nostro, dove il mercato è storicamente dominato dalle utilitarie e dalle citycar. L’aumento dell’offerta di modelli e il sostegno pubblico hanno favorito proprio questa fascia “mass market”, considerata strategica anche a livello europeo per il rilancio dell’industria automotive.

Il Mezzogiorno sorprende: vale quasi il 38% del mercato elettrico

Uno dei dati più interessanti riguarda la distribuzione geografica delle immatricolazioni.

Il Mezzogiorno, sostenuto dalle consegne delle auto acquistate con l’ultima tornata di bonus, ha rappresentato il 37,9% del totale nazionale delle elettriche immatricolate a febbraio. Un risultato che supera il Centro (21,4%) e si avvicina molto al Nord (40,8%).

Un segnale che smentisce l’idea di un interesse limitato alle regioni settentrionali. La domanda di mobilità elettrica appare ormai diffusa su tutto il territorio nazionale.

Il nodo flotte aziendali: “Serve una riforma fiscale”

Per consolidare la crescita, secondo Motus-E sarà decisivo intervenire sulle flotte aziendali.

“La revisione della fiscalità sulle flotte è improcrastinabile”, ha sottolineato Pressi. “C’è già un’ampia convergenza tra gli operatori del settore”.

In molti Paesi europei sono proprio le aziende a trainare la diffusione dell’elettrico, grazie a incentivi fiscali mirati e a una normativa favorevole. Senza un intervento strutturale su questo fronte, il rischio è che l’Italia torni a perdere terreno una volta esaurita la spinta dei bonus.

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