- 29/05/2026
- Redazione
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Boom di colonnine elettriche in Italia: superata quota 78mila, ma ritardi, burocrazia e autostrade impreparate frenano la svolta green
La rete italiana delle colonnine per auto elettriche continua a espandersi a ritmo sostenuto. Al 31 marzo 2026 i punti di ricarica pubblici installati in Italia hanno raggiunto quota 78.253, con una crescita di oltre 12mila unità nell’ultimo anno e più di 5.200 nuove installazioni solo nel primo trimestre del 2026.
A fotografare lo stato dell’infrastruttura nazionale è il nuovo monitoraggio trimestrale di Motus-E, che evidenzia un mercato ancora in forte sviluppo ma frenato da criticità burocratiche, ritardi autorizzativi e mancanza di coordinamento tra istituzioni e operatori privati.
Crescono le colonnine veloci: due su tre sono fast o ultra-fast
Uno dei dati più significativi riguarda la qualità dell’infrastruttura installata. Negli ultimi dodici mesi il 64% delle nuove colonnine è infatti composto da punti di ricarica veloci o ultraveloce, una quota in netto aumento rispetto al 50% registrato nel 2025.
Un’evoluzione che punta a ridurre i tempi di ricarica e a rendere più semplice l’utilizzo delle auto elettriche anche nei lunghi spostamenti. Parallelamente diminuisce anche il numero delle colonnine installate ma ancora inattive in attesa di collegamento alla rete elettrica: il tasso scende dal 14,9% al 12,9%. Un miglioramento che però, secondo gli operatori del settore, non basta ancora.
Il nodo della burocrazia: “Serve un coordinamento reale”
Il presidente di Motus-E, Fabio Pressi, parla apertamente della necessità di una svolta organizzativa e politica.
Secondo Pressi, gli operatori stanno sostenendo quasi da soli il processo di infrastrutturazione del Paese, nonostante il ritardo italiano nella diffusione delle auto elettriche rispetto al resto d’Europa.
Il problema principale resta quello delle autorizzazioni e dei tempi di connessione alla rete, spesso troppo lunghi e differenti da territorio a territorio. Per questo Motus-E chiede una governance più centralizzata e una collaborazione più stretta tra amministrazioni pubbliche, concessionari autostradali e aziende energetiche.
Tra le richieste avanzate dall’associazione ci sono:
- semplificazione delle procedure autorizzative;
- accelerazione delle connessioni alla rete;
- concessioni più lunghe per l’occupazione del suolo pubblico;
- tutela delle colonnine da vandalismi e furti;
- armonizzazione delle regole tra i Comuni.
Autostrade ancora indietro: rischio procedura europea
Il report evidenzia anche i progressi — ma soprattutto i ritardi — della rete autostradale italiana.
Le colonnine installate lungo le autostrade hanno raggiunto quota 1.461, in forte aumento rispetto alle 942 del marzo 2024 e alle 559 del 2023. L’87% delle infrastrutture è in corrente continua ad alta velocità e il 61% supera i 150 kW di potenza.
Oggi circa la metà delle aree di servizio italiane dispone di punti di ricarica. Tuttavia, secondo Motus-E, il ritmo di sviluppo resta insufficiente per rispettare pienamente gli obiettivi fissati dal regolamento europeo AFIR sulle infrastrutture per i combustibili alternativi.
L’Italia avrebbe raggiunto circa il 90% dei target previsti, ma i ritardi accumulati nei bandi da parte dei concessionari autostradali potrebbero esporre il Paese al rischio di una procedura d’infrazione europea.
Lombardia in testa, il Nord domina ancora la classifica
La distribuzione territoriale conferma un forte divario geografico. La Lombardia resta la regione italiana con il maggior numero di punti di ricarica pubblici, arrivando a 17.143 installazioni e quasi 4mila nuove colonnine nell’ultimo anno. Seguono: Piemonte con 7.574 punti; Veneto con 7.413; Lazio con 6.985 ed Emilia-Romagna con 6.366.
Il Nord continua quindi a guidare la transizione elettrica italiana, mentre il Sud procede più lentamente sia sul fronte infrastrutturale sia su quello della diffusione dei veicoli elettrici.
Il vero problema non è più installare colonnine
Il dato che emerge con maggiore chiarezza dal monitoraggio è che il mercato delle infrastrutture di ricarica continua a investire nonostante il rallentamento delle vendite di auto elettriche in Italia.
La sfida oggi non sembra più essere soltanto quella di installare nuove colonnine, ma creare finalmente un sistema coordinato capace di rendere davvero efficiente la mobilità elettrica nel Paese.
Perché senza regole uniformi, tempi certi e una rete autostradale completa, il rischio è che la crescita delle infrastrutture proceda più velocemente della capacità dell’Italia di sfruttarle davvero.


























































































































































































































