- 13/05/2026
- Redazione
- 0
Un rapporto di T&E avverte: indebolire gli obiettivi UE sulle auto elettriche potrebbe dimezzarne la produzione entro il 2030, cancellare migliaia di posti di lavoro e aumentare la dipendenza dal petrolio
L’Europa rischia di frenare proprio nel momento in cui il mercato globale delle auto elettriche accelera. È il monito lanciato da un nuovo rapporto di T&E (Transport & Environment), secondo cui un indebolimento degli obiettivi europei sulle emissioni di CO2 delle automobili potrebbe avere conseguenze pesanti sull’intera filiera industriale continentale.
Secondo l’analisi, se Bruxelles dovesse cedere alle pressioni di parte dell’industria automobilistica e ammorbidire i target ambientali previsti per il 2030 e il 2035, la produzione europea di veicoli elettrici potrebbe ridursi drasticamente.
Ma non solo: a rischio ci sarebbero anche investimenti miliardari nelle batterie, migliaia di posti di lavoro e la possibilità per l’Europa di costruire una vera autonomia industriale nel settore delle tecnologie pulite.
Produzione di auto elettriche dimezzata entro il 2030
Il rapporto prende in esame tre possibili scenari: il mantenimento delle attuali norme europee, la proposta della Commissione UE di renderle più flessibili e le richieste avanzate dall’industria automobilistica.
Nel caso più critico, cioè quello in cui venisse approvata la richiesta dei costruttori di calcolare gli obiettivi sulle emissioni come media su cinque anni, la produzione di auto elettriche a batteria (BEV) nell’Unione Europea potrebbe scendere a 3,7 milioni di unità entro il 2030. In pratica, quasi la metà rispetto alle stime attuali.
Anche gli obiettivi previsti per il 2035 rischierebbero di essere compromessi: secondo lo studio, un allentamento delle regole ridurrebbe del 46% la produzione prevista di veicoli elettrici.
Il rischio per l’industria delle batterie: “Persi 34 impianti come Northvolt”
L’aspetto più delicato riguarda però la filiera delle batterie, considerata strategica per il futuro industriale europeo.
Secondo T&E, una domanda più debole di auto elettriche comporterebbe un crollo degli investimenti nella produzione interna di batterie. La capacità produttiva europea potrebbe ridursi di oltre due terzi entro il 2030, con un impatto equivalente alla perdita di 34 stabilimenti delle dimensioni di Northvolt, il colosso svedese delle batterie diventato simbolo delle ambizioni europee nel settore.
Le conseguenze occupazionali sarebbero significative: fino a 47 mila posti di lavoro potrebbero non vedere mai la luce.
La partita strategica dei catodi
A essere colpita sarebbe anche la produzione locale di catodi, uno dei componenti più preziosi e strategici delle batterie.
Con regole climatiche rigorose, l’Europa potrebbe coprire oltre due terzi del proprio fabbisogno entro il 2030. Ma se passassero le modifiche richieste dall’industria automobilistica, i progetti industriali realmente realizzati potrebbero ridursi a soli cinque impianti, sufficienti a soddisfare appena il 10% della domanda prevista.
Più petrolio importato e maggiore dipendenza energetica
Lo studio evidenzia anche il costo energetico ed economico di un rallentamento della transizione elettrica.
Tra il 2026 e il 2035, l’UE potrebbe spendere circa 50 miliardi di euro in più per le importazioni di petrolio rispetto allo scenario attuale. Al contrario, mantenendo gli obiettivi oggi in vigore, Bruxelles eviterebbe il consumo di oltre 2 miliardi di barili di petrolio entro il 2035.
Parallelamente, un mercato europeo forte delle auto elettriche consentirebbe di ridurre la dipendenza dalle importazioni di batterie fino al 7%, grazie all’aumento della produzione interna e al riciclo dei materiali.
La sfida geopolitica tra Europa e Cina
Per T&E, la questione non riguarda soltanto il clima, ma soprattutto la competitività industriale globale.
“Dalla Cina al Cile, i veicoli elettrici sono ormai il motore di crescita dell’industria automobilistica globale”, ha dichiarato Julia Poliscanova, direttrice senior per le catene di fornitura di veicoli e mobilità elettrica dell’associazione.
Secondo Poliscanova, se l’Europa rallentasse sugli obiettivi climatici rischierebbe di lasciare ulteriore spazio alla Cina, che oggi domina già larga parte della filiera mondiale delle batterie e delle tecnologie legate all’elettrico.
Il nodo politico a Bruxelles
La discussione è ora nelle mani delle istituzioni europee. Parlamento UE e governi nazionali stanno valutando la proposta della Commissione di rendere più flessibili gli obiettivi sulle emissioni di CO2 delle automobili.
T&E chiede ai legislatori di respingere qualsiasi indebolimento dei target previsti per il 2030 e di confermare il divieto di vendita di nuove auto a benzina e diesel dal 2035.
Secondo l’associazione, solo obiettivi chiari e vincolanti, insieme a requisiti industriali “Made in EU”, possono permettere all’Europa di costruire una filiera competitiva delle batterie e non perdere la corsa globale all’auto elettrica.













































































































































































































































