- 01/11/2025
- Redazione
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Nel paper “Ricaricare l’Italia”, l’associazione Motus-E presenta cinque proposte per una rete di ricarica più efficiente, competitiva e strategica. Pressi: “Il settore crea lavoro e innovazione, ma la burocrazia frena la transizione elettrica”
Il settore della ricarica elettrica in Italia ha già investito oltre 1,8 miliardi di euro dal 2019, installando più di 70.000 punti di ricarica pubblici. Numeri significativi, ma ancora insufficienti a colmare il divario con il resto d’Europa.
È quanto emerge dal paper “Ricaricare l’Italia: manifesto per un’infrastruttura strategica per il Paese”, presentato a Roma da Motus-E, l’associazione che riunisce i principali operatori della mobilità elettrica.
Il presidente Fabio Pressi ha sottolineato come il settore rappresenti un “fattore abilitante imprescindibile per la nuova mobilità”, in grado di attrarre capitali, creare occupazione e riqualificare i territori. Tuttavia, denuncia “enormi criticità” legate alla frammentazione normativa, ai complessi iter autorizzativi, ai ritardi nella copertura autostradale e alle tariffe regolate che limitano la competitività dei prezzi di ricarica.
Italia fanalino di coda in Europa
Nonostante gli investimenti, la diffusione dei veicoli elettrici in Italia resta tra le più basse del continente. Secondo i dati ACEA, nei primi nove mesi del 2025 la quota di mercato delle auto full electric si è fermata al 5,2%, contro una media europea del 18,1%.
L’Italia è così dietro non solo ai grandi Paesi come Germania (18,1%), Francia (18,2%) e Regno Unito (22,1%), ma anche a mercati più piccoli come Portogallo (21,4%) e Grecia (5,5%).
Un ritardo che rischia di compromettere gli obiettivi fissati dal Piano Nazionale Integrato Energia-Clima (PNIEC), aggiornato nel 2024, che prevede 6,6 milioni di veicoli ricaricabili entro il 2030. Oggi, nel Paese, circolano appena circa 330.000 auto elettriche e altrettante plug-in.
Le cinque proposte di Motus-E
Il manifesto presentato da Motus-E individua cinque interventi prioritari per rendere la rete italiana più capillare, efficiente e sostenibile:
- Riduzione dei costi energetici per gli operatori, in linea con gli altri Paesi europei, per offrire prezzi di ricarica più competitivi ai consumatori.
- Semplificazione normativa e regolatoria, accelerando le procedure di connessione e applicando pienamente le direttive europee sulla decarbonizzazione (RED III).
- Copertura totale delle reti autostradali, per garantire infrastrutture di ricarica lungo tutte le principali arterie del Paese.
- Concessioni di suolo più lunghe (20 anni), a tutela della sostenibilità e del ritorno degli investimenti.
- Governance e pianificazione centralizzate, con strumenti di monitoraggio e condivisione dei dati tra istituzioni e operatori.
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Pressi: “Non è più tempo di rinvii”
“Questo manifesto nasce per fornire alle Istituzioni una piattaforma tecnica per agire subito su cinque punti indispensabili alla transizione tecnologica dei trasporti”, ha dichiarato Pressi, avvertendo che il ritardo infrastrutturale potrebbe trasformare l’Italia in “un Paese di Serie B” per il mercato automobilistico, con gravi ripercussioni industriali e occupazionali.
Il presidente di Motus-E ha concluso ricordando che, mentre “in Europa si discute ancora sul 2035, nel mondo una nuova auto su cinque è già 100% elettrica”. Per restare competitivi, aggiunge, serve “una politica industriale europea orientata all’innovazione”.
La recente risposta positiva agli incentivi, evidenzia infine Pressi, conferma l’interesse crescente degli italiani verso la mobilità elettrica, trainato da un’offerta sempre più ampia e accessibile di modelli elettrici in ogni segmento di mercato.


























































































































































































































